Riccardi Andrea: sul web

Riccardi Andrea: sui social network

Riccardi Andrea: la rassegna stampa

change language
sei in: home - news contattinewsletterlink

Sostieni la Comunità

  
29 Novembre 2011 | ROMA, ITALIA

Il cammino verso l'abolizione mondiale della pena di morte: dati e progressi nella relazionedi Mario Marazziti al Congresso Internazionale dei Ministri della Giustizia a Roma

 
versione stampabile
Cari Amici, Onorevoli Ministri e Autorità,
 
In alcune immagini è stata raccolta la storia di come un piccolo seme sta diventando un “contagio positivo” per le società civili. Più di 1400 città, in soli 9 anni, si sono unite alla Giornata Internazionale delle Città per la Vita, anche in paesi che utilizzano ancora la pena di morte. Non l’avrebbe immaginato il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana quando, in anticipo sui tempi, aboliva per legge la tortura e le esecuzioni capitali, il 30 novembre 1786. Aveva capito come la certezza della pena e non la pena più terribile è la vera difesa della società. Per questo la Comunità di Sant’Egidio ha promosso questa mobilitazione mondiale.
 
Giustizia: rispettare in ogni circostanza la vita umana: anche quella di un eventuale colpevole. Anche quella di pubblici criminali: per non abbassare mai la società civile e gli stati al livello di chi uccide. Per non legittimare al livello più alto, quello della giustizia pubblica, che è possibile uccidere. Uccidere, comunque la si pensi, è sempre sbagliato e irrimediabile. E inumano. Qualunque cosa sia accaduta prima. Perché l’inumanità avviene nel momento in cui si uccide. E si rinnova.
 
Ci sono molte ragioni per essere contro la pena di morte, ma permettetemi di dirne una sola, ora: “perché non possiamo, mai, essere come loro, come chi uccide”.
 
Qui a Roma, presso la Comunità di Sant’Egidio, nel 2002 è nata la Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte. Ascolteremo una breve testimonianza. Fino al 1973 erano appena una ventina i paesi che avevano abolito la pena di morte, su circa 200. Dagli anni 90 c’è stata una accelerazione importante, per un decennio e più, 4 paesi all’anno hanno deciso di non farne più uso. E oggi siamo a 141 paesi nel mondo sul fronte abolizionista: una parte soltanto “di fatto”.
 
C’è un movimento verso l’abolizione che procede in maniera molto decisa. E’ il nuovo sentimento e la nuova intelligenza del mondo. Ci auguriamo che anche in alcuni dei vostri paesi possa accadere presto. Già oggi nei 58 paesi mantenitori condanne capitali sono state comminate solo in metà e in un terzo soltanto sono state eseguite sentenze di morte nell’ultimo anno, per gli ultimi quattro anni.Siamo certi che crimini gravi continuano a verificarsi. Basterebbe questo dato per dire a ciascuno di noi che non c’è relazione tra crimini gravi, violenza, riduzione della violenza ed esecuzioni capitali.

Hanno abolito la pena di morte per tutti i reati dal 2004 18 paesi: Bhutan, Grecia, Samoa, Senegal e Turchia (Nel 2004). Liberia e Messico (2005). Filippine (2006). Albania, Isole Cook, Kyrgyzstan e Rwanda e Kazakhstan, che ha abolito per i reati ordinari (2007). Uzbekistan e Argentina (2008). Burundi e Togo (2009).Nel 2010: Gabon, è divenuto il 16° Paese abolizionista dell'Unione africana.Negli ultimi 10 anni, sono 31 paesi i hanno abolito la pena di morte nella legge o nella prassi.Dal 2007 si sono aggiunti tre Stati Americani: il New Jersey, il New Mexico, l’Illinois: uno ogni due anni, dopo decenni di stasi.
Salutiamo qui alcuni dei protagonisti di questi cambiamenti.
 
Lo sappiamo, il 18 dicembre 2007, venne approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con grande maggioranza – 104 a 54- la Risoluzione per una moratoria universale della pena di morte.
      Esattamente un anno dopo l’approvazione della moratoria, una nuova Risoluzione nella stessa sede ha visto aumentare i voti favorevoli a 106, con 46 contrari e 34 astensioni. E’ la conferma di una tendenza ormai inarrestabile verso la scomparsa della pena capitale ovunque nel mondo. Ora siamo a 108 voti favorevoli. 41 contrari.
Come Sant’Egidio ci siamo impegnati direttamente per questo risultato accanto ad alcuni dei vostri Paesi, in collaborazione con la coalizione Mondiale, ma anche direttamente. Alcuni di voi lo sanno, il lavoro di accompagnamento nel prendere le decisioni dell’abolizione. Ricordo il presidente del Gabon impegnarsi con noi a questo percorso, e essere il relatore all’ONU della Risoluzione del 2007, sconfiggendo anche simbolicamente l’argomento di chi diceva che la abolizione della pena di morte è un argomento di una visione dei diritti umani “europea”, magari addirittura neocolonialista.
In quella occasione la Comunità di Sant’Egidio aveva portato al presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, una petizione firmata in 153 paesi del mondo da più di cinque milioni di persone di ogni religione e cultura che chiedevano la stessa cosa. Mi è stato chiesto come avete fatto e che significato avevano quei 5 milioni di firme? Come avete fatto è semplice. Per cinque milioni di firme ci vuole almeno una penna.
Ma anche parlare con milioni di persone. Migliaia di incontri dialogo con la società civile, medici, avvocati, parenti delle vittime, gente comune, studenti, forze dell’ordine. Non si deve credere che chi lavora per abolire la pena di morte non capisce i problemi della sicurezza o le paure che attraversano la società. Dieci, quindici, venti milioni di persone. Usciti dalla zona grigia di chi pensa che la pena di morte è normale e scopre che non lo è, che è inutile e anche dannosa alla società. Lo testimoniano con forza tre paesi che hanno subito terribili perdite umane, genocidi veri e propri, come la Cambogia, il Ruanda e il Burundi. Il Burundi ha abolito all’unanimità parlamentare la pena di morte, il Ruanda ha sottoscritto il Secondo Protocollo Opzionale ONU che è l’unico documento internazionale vincolante in chiave abolizionista. La Cambogia ha inaugurato molti anni fa il suo rifiuto della pena di morte. Perché? Perché troppa morte era stata versata, come nell’Europa delle due guerre mondiali e della Shoah, che anche per questo è diventato il primo continente del mondo senza pena di morte: e speriamo che la Bielorussia si voglia unire al resto del territorio europeo anche su questo. Che cosa sta accadendo nel mondo sulla pena capitale? E quali le cose da fare?
      L’approvazione della Risoluzione ONU segna un cambiamento radicale, anche se non è vincolante. Afferma che fermare la pena di morte è una questione capitale e di interesse generale, non solo una prerogativa dei singoli stati, a cui, ovviamente, rimane la sovranità e la responsabilità dei percorsi e delle scelte- L’abolizione della pena di morte ha ormai fatto il suo ingresso ufficiale all’interno degli standard di umanità e civiltà che la comunità internazionale intende raggiungere. E’ solo un problema di “quando”, non di “se”.
 PERCHE’ ABOLIRE LA PENA DI MORTE CON TANTI PROBLEMI CHE CI STANNO?
Perché è la forma più estrema di distruzione della cultura della vita e attorno alla pena capitale si concentrano tutte le debolezze dei sistemi giudiziari, di negazione del potere riabilitativo della pena e della sanzione, si favoriscono gli abusi delle persone, perché diventa una tentazione verso il basso dei sistemi carcerari e giudiziari, perché sempre crea nuove vittime, le vittime innocenti che sono i familiari delle vittime. Perché nega in radice il perché esistono i sistemi giudiziari e le leggi: che nascono sempre per ridurre la violenza, difendere la società, difendere la vita. Un sistema giudiziario che dà la pena di morte, anche se lo fa appoggiato dall’opinione pubblica dei cttadini, sempre nega se stesso in radice. Anche quando lo fa in buona coscienza. Perché troppo spesso è una scorciatoia per problemi sociali che non si sanno o possono affrontare, perché non è la risposta di fronte alla crescita della violenza diffusa, delle maras, delle gang, di un aumento di aggressività e violenza planetari.
E’ un sogno un mondo senza pena di morte? Ma non si vive senza sogni. Il mondo è preso nella stretta di una grande crisi economica e di incertezza sul futuro. Ma non si può vivere solo nella paura e nell’incertezza. Occorrono grandi sogni e grandi battaglie, in un mondo coraggioso e giovane, come alla fine della seconda Guerra mondiale e alla fine del colonialismo, capaci di attrarre anche le nuove generazioni e anche i violenti disperati. Un mondo senza pena di morte è un altro mondo, migliore. Più forte. Perché non c’è nessuna statistica che mostri come a più sentenze capitali corrisponda meno violenza e meno crimine. E’ un’abitudine mentale e giudiziaria del passato.
Quest’anno, sono lieto di dire, a Madrid è stato possibile per la prima volta riunione tutti i Paesi dei grandi Caraibi e promuover la nascita della Coalizione dei Grandi Caraibi contro la Pena di morte, “Grandi Caraibi per la Vita”. Un altro passo che aiuterà l’abolizione per legge e di fatto. Era un sogno della Comunità di Sant’Egidio all’indomani del voto all’ONU, negativo, dei paesi caraibici, nel 2007. Inizia qualcosa di nuovo anche lì.
Sta accadendo che la pena di morte si sta restringendo (it is shrinking indeed).      In Africa voglio ricordare gli  oltre 4.000 condannati a morte in Kenya, che hanno avuto ridotta la loro pena in carcere a vita da un decreto del Presidente della Repubblica Mwai Kibaki il 3 agosto. “L’attesa indefinita nel braccio della morte provoca inutili angosce e sofferenze mentali, diventando in questo modo un trattamento punitivo disumano”, ha dichiarato il Capo dello Stato. Il Presidente della Repubblica del Benin Thomas Yayi Boni si è impegnato a un’imminente abolizione della pena capitale nel quadro di una riforma costituzionale 
 
 Nel 2010, inNigeria, il governatore dello stato di Kwara, Bukola Saraki, ha graziato Bayo Ajia e Olayinka Are, entrambi condannati a morte dall’Alta Corte dello Stato per un omicidio commesso nel marzo del 2005. I due uomini sono stati liberati.Il 12 gennaio 2010 il Consiglio della Shura dell'Arabia Saudita ha approvato un emendamento al codice penale che rende più difficile l'esecuzione delle sentenze capitali perché richiede il voto unanime e non a maggioranza dei giudici. In diverse occasioni la Corte Suprema Cinese ha ristretto i casi di applicazione della pena capitale e le sue modalità e un consistente numero di esecuzioni è stato evitato nel paese che da solo ne compie il maggior numero. E’ anche il Paese in cui le esecuzioni diminuiscono più in fretta.
Siamo anche fortemente incoraggiati dalle straordinarie, storiche parole contenute nell’Esortazione Apostolica Africae Munus, di benedetto XVI, consegnata all’Africa in Benin recentemente come frutto del Sinodo dei vescovi africani, dove al numero 83 dice: Occorre fare di tutto per abolire la pena capitale”.
In sintesi, c’è un movimento della storia che va in questa direzione. A febbraio il IV World Congress Against the Death Penalty celebrato a Ginevra ha segnato passi importanti. La pena di morte, davanti alle autorità mondiali presenti a Ginevra, è uscita dal ristretto campo delle organizzazioni che combattono per i diritti umani è è diventata questione generale, del tono civile e dell’efficacia della giustizia a livello globale.
E’ emerso come di fronte alla crescita della violenza diffusa in America Latina e in molti altri paesi, in Africa, ma anche nelle periferie delle grandi città europee o americane o asiatiche, la pena di morte è semplicemente inadeguata. Non è un deterrente per le bande criminali e per i reclutatori delle nuove leve giovanili, anzi esercita un terribile fascino e conferma. E’ un’arma inadeguata e fallimentare, che agisce sulla parte sana della popolazione e non su quella malata. Come inadeguata è la risposta della guerra di fronte al terrorismo pulviscolare.
E’ emerso nel Congresso mondiale di Ginevra come anche autorevoli teologi e rappresentanti religiosi stiano maturando ragioni che ripensano il collegamento tra testi sacri e pena capitale all’interno di una lettura contemporanea, capace di amplificare il richiamo profondo al rispetto della vita all’interno di ogni tradizione religiosa e i provvedimenti storici che servono a tutelare la vita, tra i quali la pena capitale appare come un frutto culturale di culture tradizionali e non come pilastro religioso.
E’ emerso come non sempre il richiamo all’opinione pubblica è argomento necessario e plausibile per abolire la pena di morte, e come quasi sempre, nel percorso abolizionista, i risultati maggiori sono stati dovuti a classi dirigenti illuminate che hanno così aiutato un’evoluzione.
Cosa possiamo fare e cosa ci attende? Possiamo lavorare perché anche il nostro paese, se non l’ha fatto, possa ratificare il Secondo Protocollo Opzionale delle Nazioni Unite, che è l’unico documento internazionale vincolante anche sul non uso della pena capitale. Può essere nel quadro di Accordi internazionali ratificati dal Parlamento che questo obiettivo può essere raggiunto senza necessità di dividere il paese con dibattiti pubblici. Possiamo proporre ai parlamenti, ai governi, alla Presidenza dei nostri paesi, una moratoria per legge in vista dell’abolizione, secondo le raccomandazioni della risoluzione ONU, nel quadro di una internazionalizzazione di rapporti, e come naturale conseguenza della Moratoria di fatto che già è attiva in diversi dei paesi da voi rappresentati. Si può procedere all’abolizione. Senza essere soli: siamo qui per accompagnarvi, nella complessità giuridica, nel coinvolgimento delle vostre società civili, nella comprensione di come anche le singole specificità dei vostri Pesi hanno molto in comune con gli altri. Si può votare all’ONU in maniera decisa, o astenersi se si è votato contro nel 2010, quando in autunno verrà ripresentata, nel 2012, la Risoluzione, Si può entrare tra gli sponsor.
Una Moratoria universale, verso l’abolizione. Una moratoria è un tempo di riflessione, revisione dei sistemi giudiziari, maggiore collaborazione internazionale per risolvere I problemi. Dai Caraibi al Medio Oriente e al Nord Africa. Una sfida anche per la “primavera araba” alle prese con uno strano autunno.
Intendiamo lavorare con voi, accanto ad altri per accelerare questo ingresso intelligente nella storia. Anzi questa uscita. Perché presto la pena capitale diventi davvero, come la schiavitù e la tortura, un ricordo del passato.

Mario Marazziti
 
 
 
NOTA
2011
Abolitionist Countries for all crimes: 96
Abolitionist for ordinary crimes only: 9
Abolitionist in practice: 34
Total abolitionist in law or practice: 139
Retentionist: 58; 23 only have executed people in the previous year
 

 LEGGI ANCHE
• NEWS
30 Novembre 2016

Il 30 novembre DIRETTA STREAMING dal Colosseo di Città per la Vita contro la pena di morte

IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | ID
30 Novembre 2016
ROMA, ITALIA

Il Colosseo si accende di luce per dire mai più alla pena di morte nel mondo

IT | ES | FR | PT
25 Novembre 2016

30 novembre: Città per la Vita contro la pena di morte

IT | EN | ES | FR | PT | CA | ID
23 Novembre 2016

-7! Si avvicina la Giornata Mondiale delle Città per la Vita contro la pena di morte

22 Novembre 2016

Il video della campagna Cities for Life 2016

IT | PT
21 Novembre 2016

Il 30 novembre più di 2000 città accendono la speranza di un mondo senza pena di morte. A Roma appuntamento al Colosseo

IT | EN | ES | DE | PT | CA
tutte le news
• STAMPA
1 Dicembre 2016
Main-Post

Wie Joaquin Martinez dem elektrischen Stuhl entkam

1 Dicembre 2016
Avvenire

Città illuminate contro il buio delle esecuzioni

1 Dicembre 2016
Gazzetta di Parma

«Ho chiesto la grazia per l'assassino di mia figlia»

1 Dicembre 2016
Roma sette

Anche Roma tra le “Cities for life”, contro la pena capitale

1 Dicembre 2016
Notizie Italia News

30 novembre, Giornata Mondiale delle Città per la Vita, contro la Pena di Morte

30 Novembre 2016
Avvenire

Sant'Egidio. Duemila città si illuminano contro la pena di morte

tutta la rassegna stampa
• NO PENA DI MORTE
18 Febbraio 2016
ROMA, ITALIA

IX Congresso Internazionale dei Ministri della Giustizia per un mondo senza pena di morte, il 22 febbraio a Roma

27 Ottobre 2015
GIAPPONE

Il supplizio di Iwao, da 47 anni nel braccio della morte

20 Ottobre 2015
GIAPPONE

Giustizia e diritti umani per una società senza pena di morte - #NoJusticewithoutlife in Giappone

5 Ottobre 2015
GIAPPONE

Okunishi Masaru è morto a 89 dopo aver trascorso ogni giorno per 46 anni come se fosse l'ultimo

5 Ottobre 2015
EFE

Fallece un preso japonés tras pasar 43 años en el corredor de la muerte

25 Marzo 2015
GIAPPONE

Messaggio a 1 anno dalla liberazione di Iwao Hakamada

25 Marzo 2015
PAKISTAN

PAKISTAN: sospesa l'esecuzione di un condannato a morte minorenne

9 Marzo 2015
Reuters

Australia to restate opposition to death penalty as executions loom in Indonesia

9 Marzo 2015
AFP

Peine de mort en Indonésie: la justice va étudier un appel des deux trafiquants australiens

5 Marzo 2015
Onuitalia.com il giornale italiano delle Nazioni Unite

Pena di morte: Vaticano all’ONU dice basta esecuzioni

5 Marzo 2015
Avvenire

Appello vaticano: stop alla pena di morte

5 Marzo 2015
Vatican Insider

Abolizione pena di morte: nuovo appello della Santa Sede

vai a no pena di morte
• DOCUMENTI

Statement by Minister J. Kamara on the death penalty in Sierra Leone

Vice President Mnangagwa: Zimbabwe's steps toward the abolition of the death penalty

Mario Marazziti: rifiutare la logica della pena di morte per non cedere alla trappola del terrore

Jean-Louis Ville: Europe is against the death penalty.

Cambodian Minister of Justice, Ang Vong Vathana: Cambodia as a model of Asian country without the death penalty

Rajapakshe, Minister of Justice: Sri Lanka to protect the right to life, against the death penalty

tutti i documenti
• LIBRI

Keerpunt





Lannoo Uitgeverij N.V
tutti i libri

VIDEO FOTO
2:
Malawi contro la pena di morte
4:01
Cities for life: da Roma al mondo contro la pena di morte

473 visite

515 visite

437 visite

442 visite

410 visite
tutta i media correlati

Per Natale, regala il Natale! Aiutaci a preparare un vero pranzo in famiglia per i nostri amici più poveri