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12 Dicembre 2001

Un giorno di digiuno in spirito di preghiera, per la pace nel mondo e l’amicizia spirituale tra i credenti

 
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Il Papa Giovanni Paolo II ha invitato i cristiani ad un giorno di digiuno il 14 dicembre. La Comunità di Sant’Egidio, dovunque si trova, fa suo l’invito del papa a digiunare e, alla sera dello stesso giorno, si ritrova nella preghiera comune per la pace.

Domenica 9 dicembre, il papa, all’Angelus, ha detto: “Nell'attuale complessa situazione internazionale, l'umanità è chiamata a mobilitare le sue migliori energie, perché l'amore prevalga sull'odio, la pace sulla guerra, la verità sulla menzogna, il perdono sulla vendetta.” Giovanni Paolo II ha aggiunto: “La pace o la violenza germogliano dal cuore dell'uomo, sul quale Dio solo ha potere. Convinti di ciò, i credenti adottano da sempre contro i più gravi pericoli le armi del digiuno e della preghiera, accompagnandoli con opere di carità concreta.”

Questo invito si richiama ad una tradizione antica. Il digiuno esprime pentimento, umiliazione davanti a Dio e richiesta di perdono. Manifesta il distacco dalle ricchezze e dal cibo. In questo distacco il credente scopre la solidarietà con i più poveri, con gli affamati e con i bisognosi. 

Nel capitolo 58 del libro del profeta Isaia, il profeta chiede un digiuno non formalistico. Dice: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?

Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?”

Anche le comunità cristiane digiunavano, come quella di Antiochia che, mentre celebrava il culto e digiunava, sentì la voce dello Spirito Santo (At 13,2). La tradizione cristiana lega spesso il digiuno all’elemosina, al dono ai più poveri e agli affamati. L’invito al digiuno richiama tutti a sottrarsi al potere delle cose. 

Gesù è il digiunatore del Vangelo, pur essendo accusato dai suoi avversari di non essere un uomo severo con i suoi discepoli. All’inizio della sua vita pubblica, egli digiuna per quaranta giorni. E il diavolo lo tentava: “Se tu sei il Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane” (Lc 4, 3). Ma Gesù mostra la sua resistenza al potere delle cose e del diavolo: “Sta scritto: non di solo pane vive l’uomo’ (Lc 4, 4). 

In questo tempo difficile, in cui si combatte e dove non mancano tante minacce di violenza e di terrorismo, il digiuno del 14 dicembre richiama alla preghiera perché il Signore allontani la guerra e la violenza dal mondo, concedendo alla fine la pace. Non sfugge il fatto che Giovanni Paolo II ha voluto che questa giornata di digiuno fosse proprio il Venerdì 14 dicembre, che è l’ultimo giorno del Ramadan, il mese di digiuno dei musulmani. 

Il digiuno nel mese di Ramadan è una pratica molto importante nell’islam (è uno dei cinque “pilastri” della religione islamica): è concepito come un atto di padronanza di sé e di obbedienza a Dio nella fragilità del proprio corpo, che abitua alle avversità, fa conoscere quanto soffrano i poveri e rende più compassionevoli. 

Come è noto il Ramadan dura un mese, durante il quale non è consentito mangiare e bere dall’alba al tramonto. Le città musulmane, che si accendono di vitalità e di gioia durante la sera, quando si rompe il digiuno (iftar), danno – specie nel Ramadan - una testimonianza collettiva di fede.

Perché Giovanni Paolo II ha voluto questa coincidenza tra il giorno di digiuno dei cattolici e la fine del Ramadan? Evidentemente ha voluto mostrare, in tempi di rapporti non facili tra Occidente e mondo musulmano, che cristiani e musulmani non sono nemici ma, nella differenza della fede, hanno valori comuni e si rivolgono nella preghiera all’unico Dio.

Digiunare lo stesso giorno infatti, costruisce un’amicizia spirituale, che vale più di tante parole. “Auspico vivamente – ha detto infatti il papa - che il comune atteggiamento di religiosa penitenza accresca la comprensione reciproca tra cristiani e musulmani, chiamati più che mai, nell'epoca attuale, ad essere insieme costruttori di giustizia e di pace.”

Venerdì 14 dicembre tutte le Comunità di Sant'Egidio, seguendo l'invito di Giovanni Paolo II, hanno vissuto una giornata di digiuno e preghiera. Al termine, la preghiera comune della sera è stata in ogni Comunità preghiera per la pace.

Ovunque nel mondo, tanti si sono uniti a questo momento, per testimoniare il bisogno ed il desiderio della pace.

A Roma, la Basilica di S. Maria in Trastevere era gremita; a Budapest, ci si è raccolti insieme ad altri movimenti ecclesiali, tra cui il movimento dei Focolari.

A Milano, la Comunità ha animato una parte della veglia cittadina di preghiera promossa da vari gruppi e associazioni. Nello stesso spirito, a Laeken, in Belgio, alla vigila del Summit dei capi di Stato europei, la Comunità ha dato vita ad una preghiera della pace nella chiesa di Notre-Dame, con la partecipazione di alcune centinaia di persone.

Anche a Parigi, nella chiesa di Saint Merri, a Toledo, in Spagna, la preghiera è come un approdo per chi cerca in questo tempo una parola ed uno spazio di pace.

In molte altre città del mondo, la preghiera della Comunità ha accolto tutti coloro che hanno voluto rispondere all'invito del papa e vivere questo gesto di grande forza spirituale. La giornata del 14 dicembre coincideva volutamente con la conclusione del Ramadan, il mese di digiuno dei musulmani. Nello spirito di Assisi, la preghiera per la pace ha sottolineato la vicinanza, anzi l'amicizia spirituale che esiste tra i credenti.


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