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4 Aprile 2012 | ROMA, ITALIA

Roma: Preghiera in memoria dei testimoni della fede del nostro tempo

Alcune immagini e l'omelia del card. João Braz de Aviz

 
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Basilica di San Paolo Fuori le Mura, 3 aprile 2012

Alcune immagini della In ricordo di quanti in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il VangeloOmelia di S. E. Card. João Braz de Aviz

"Cari fratelli e care sorelle,

abbiamo tutti un grande debito con i cristiani che hanno dato la loro vita per Cristo, per la Chiesa, per i fratelli più piccoli del Signore Gesù. Come dice la lettera agli Ebrei, noi che siamo vivi, non abbiamo ancora resistito sino al sangue nella lotta al peccato (Cfr. Eb 12,4). Ma proprio a partire dalla testimonianza resa da tanti religiosi e religiose, laici e pastori, figli della Chiesa cattolica – e pure ortodossi, evangelici, anglicani – anche noi vogliamo misurarci con il loro coraggio e la loro fede. Realmente, questi uomini e queste donne ci guidano all’ingresso nel triduo pasquale. Hanno fatto esperienza autentica della passione e della morte del Signore nostro. Hanno creduto e annunciato la Risurrezione. Hanno sperato contro ogni speranza in contesti di grande pericolo e di umiliazione della dignità dell’uomo. Ed oggi, in questa Basilica possiamo - in un certo senso - udirne la voce, vederne i volti, intuirne la lotta e la battaglia contro il male. Per questo sono particolarmente grato alla cara Comunità di Sant’Egidio, che ci ha raccolti per questa memoria vivente del loro sacrificio e della loro vita.

Alcune immagini della In ricordo di quanti in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il VangeloSo del rapporto speciale che vi legava a Shabbaz Bhatti, Ministro delle minoranze in Pakistan, assassinato poco più di un anno fa a Islamabad e dei grandi sogni che di pace e dialogo che lo animavano, sostenuto da una fede saldissima nel Vangelo. So dei vostri giovani che nel Kiwu e in Salvador sono stati uccisi perché hanno protetto i poveri dalla violenza della corruzione e i bambini dal disegno di morte delle bande giovanili.
Conosco il valore della carità vissuta sino all’estremo, d’innumerevoli Istituti di vita consacrata! I nomi che leggeremo fra poco, vi sono e ci sono familiari: sono infatti confratelli o consorelle fedeli alla vostra stessa vocazione, che fino a pochi mesi fa erano fra noi, nelle medesime missioni, animati dalla medesima passione per la vigna del Signore, dallo stesso amore per i feriti dalla vita…Quanta grandezza ha abitato in loro! Quanta forza, nell’umiltà del loro servizio! Quanto timore hanno dovuto indurre nel principe di questo mondo, se ha sentito di doverne stroncare la vita…Ciascuno di loro, infatti, è portatore della fortissima speranza cristiana. Come aveva annunciato il Signore Gesù, poco prima del suo arresto, essi hanno avuto tribolazione nel mondo, ma hanno conservato la fiducia in lui, nella sua vittoria.

Alcune immagini della veglia di preghiera In ricordo di quanti in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il VangeloLa loro morte, rivela la debolezza dell’avversario: sono stati uccisi, perché non gli appartenevano. I loro gesti, la loro preghiera, il loro amore vengono da un’altra fedeltà: essi hanno accolto le parole del Cristo e vi hanno creduto. Sono stati spesso agnelli in mezzo ai lupi. Hanno conservato l’ingenuità e la mitezza dei poveri in spirito. Sono stati tenaci pacificatori e operatori di misericordia. Hanno portato il nome del Signore Gesù, li dove non era conosciuto. Hanno avuto fame e sete della giustizia. Sono stati afflitti e hanno partecipato dell’afflizione altrui. In loro c’è un riflesso stesso del volto di Gesù. E per questo hanno irritato gli iniqui e gli empi.

In maniera misteriosa, il libro della Sapienza, presagisce lo scontro e da voce all’empio: “Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d'incomodo e si oppone alle nostre azioni…Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama se stesso figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade…Proclama beata la sorte finale dei giusti e si vanta di avere Dio per padre. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà".

Alcune immagini della veglia di preghiera In ricordo di quanti in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il VangeloQuante volte, i martiri, pellegrini sulla terra, ma in cammino verso la Gerusalemme celeste, sono stati sottoposti a quest’aggressione? Quante volte avranno invocato nel pericolo la protezione di Dio, con parole non troppo lontane da quelle del salmo 120: “Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?”.  E forse vi avranno trovato conforto? “Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode”.  Questi pellegrini hanno percorso strade diverse, in Asia, in Africa, in America latina o in Europa, in Medio Oriente o in Oceania, ma tutti sembrano convergere verso il punto focale della storia: la battaglia fra il bene e il male, condotta dal Signore Gesù. Essere accanto a lui, con lui, è stata la ragione della vita e della morte di molti di loro.

Così Shabbaz Bhatti, il 3 novembre del 2008, affermava pubblicamente. “Mi è stato chiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù... Voglio vivere per Cristo. Per lui voglio morire”.

Alcune immagini della veglia di preghiera In ricordo di quanti in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il VangeloCari fratelli, proviamo stupore innanzi a tale forza interiore. Forza di giovani e di anziani, di colti e di semplici, ma tutti radicati in Cristo. Come ebbe a dirvi il Santo Padre, Benedetto XVI, in visita al luogo memoriale dei “nuovi martiri”, la Basilica di S.Bartolomeo all’Isola Tiberina, “Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: è la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte”.

Questo nostro tempo è assetato di speranza: rendiamo grazie al Signore, per chi l’ha offerta a prezzo della vita e ci comunica oggi la sua fede e il suo coraggio, contagioso nell’amore. Guidati dal loro esempio sfidiamo il male, per vivificare il mondo con la potenza del bene. Amen"


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