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10 Settembre 2012

MÆLEN KVARME, VESCOVO DI OSLO: «A UN ANNO DALLA STRAGE NON SOLO DOLORE, MA UNA NUOVA SOLIDARIETÀ. LA NORVEGIA DEVE IMPARARE A VIVERE INSIEME»

 
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A Sarajevo, città ferita dall’odio, la memoria del «peggior atto di violenza in Norvegia dalla Seconda guerra mondiale». Durante l’Incontro internazionale “VIVERE INSIEME E’ IL FUTURO” organizzato nella città bosniaca dalla Comunità di Sant’Egidio, nel Panel “Educare a vivere insieme per la pace”, Ole Christian Mælen Kvarme, vescovo luterano di Oslo, ricorda la strage dell’isola di Utøya del luglio 2011, ma soprattutto la risposta della popolazione norvegese, in primo luogo dei giovani: «durante il nostro lutto c'era un profondo senso di solidarietà ritrovata, una dimostrazione di massa per affermare che la nostra risposta non deve essere l'odio, ma la carità e la solidarietà». Per questo, in una società in cui la violenza sembra crescere di continuo – in Europa, in America Latina, nel mondo – la risposta deve passare attraverso l’educazione. «Per costruire una società pacifica ed educare i bambini e gli adulti alla pace – ha proseguito Kvarme –, abbiamo bisogno di un sistema giudiziario equo e umano e abbiamo bisogno di comunità limpide, con un dibattito aperto. Ma questo non è sufficiente: i giovani che sono scesi per le strade di Oslo con i fiori e le candele hanno espresso una domanda precisa: non odio, ma amore, non inimicizia, ma imparare a vivere insieme». Oslo, città del Nobel per la pace, un anno dopo quei fatti terribili, si scuote: «quello dell’anno scorso – spiega ancora il vescovo – è stato un attacco alla convivenza di persone di diverse culture e religioni. Oggi vogliamo ricordare il dolore di quei giorni, ma anche le mani tese e la nostra esperienza di unità. Dobbiamo ripartire dall’educazione alla pace».


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