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9 Ottobre 2012 | GENOVA, ITALIA

"Vivere insieme è il nostro presente": Genova accoglie i suoi immigrati

Più di 200 ricevono gli attestati della Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio. E gli universitari organizzano la “festa del diploma”

 
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Tante autorità alla consegna degli attestati della Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio. E gli universitari organizzano la “festa di diploma”«Comunicare è un bisogno primario: abbiamo bisogno di imparare a vivere insieme come abbiamo bisogno del pane. Convivere è il nostro futuro e oggi iniziamo a vederlo realizzato». Sono state parole molto commoventi quelle che hanno accompagnato la cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio a Genova, sabato 6 ottobre. Le parole delle autorità, quelle dei maestri, ma soprattutto quelle degli studenti che hanno voluto affermare la gratitudine di chi, come spiega Abdu, che ha quindici anni ed è arrivato in Italia un anno fa dal Senegal: «pensava di trovare dei maestri e ha scoperto dei fratelli».

La cerimonia si è tenuta in uno dei luoghi più prestigiosi della città, la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale «la casa della cultura di tutti i cittadini – ha spiegato Luca Tante autorità alla consegna degli attestati della Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio. E gli universitari organizzano la “festa di diploma”Borzani, il presidente della Fondazione per la cultura che ha sede nel palazzo – quindi anche di questi studenti che provengono da paesi lontani». Circa duecento attestati sono stati consegnati ad altrettanti uomini e donne provenienti da una trentina di paesi: dal Marocco al Bangladesh, dal Senegal all’Equador e all’Ucraina. Alla cerimonia erano presenti Fernanda Contri, giudice emerito della Corte Costituzionale, Sara Pagano, direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Genova, l’assessore alla Legalità e ai Diritti del Comune di Genova Elena Fiorini. Insieme a loro è intervenuto anche Marco Allegretti, dirigente dell’Ufficio immigrazione della Questura di Genova.

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L’insegnamento della lingua italiana – è stato sottolineato nella prima parte della cerimonia - è un passo importantissimo sulla via dell'integrazione quale strumento
Tante autorità alla consegna degli attestati della Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio. E gli universitari organizzano la “festa di diploma”essenziale per comunicare e comprendere la cultura del paese ospitante. Oggi le scuole, cresciute nei diversi quartieri, sono sempre più scuole di convivenza, dove si può costruire insieme un futuro diverso, rispondendo non soltanto al bisogno di istruzione ma contribuendo soprattutto alla costruzione di un tessuto umano, giusto e solidale.

A Genova le Scuole gratuite di italiano sono tre: una nel Centro storico della città (attiva da 26 anni) e due nel quartiere di Sampierdarena, dove la presenza immigrata è molto alta. Una scuola, in particolare è dedicata ad alunni più giovani, la maggioranza dei quali minorenni non accompagnati che risiedono in strutture. Durante l’anno scolastico 2011/2012 sono stati settecento gli studenti che hanno frequentato i corsi. Di questi, più di un terzo è arrivato all’esame finale e Tante autorità alla consegna degli attestati della Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio. E gli universitari organizzano la “festa di diploma”una quarantina hanno conseguito la Certificazione di conoscenza della lingua italiana (CELI) conferita dall’Università per stranieri di Perugia.

La giornata non si è conclusa con la cerimonia al Palazzo Ducale ma, come sempre avviene dopo il conseguimento di un diploma, è proseguita con una grande festa organizzata dagli studenti del movimento “Università solidale” che raccoglie i giovani della Comunità di Sant’Egidio. Cibo etnico preparato dai giovani universitari, giochi, musiche e balli scatenati. «Chi studia – spiega Simone, studente di Ingegneria – lo fa perché desidera migliorare il futuro suo e della società. Ma per noi il primo passo per costruire il futuro è imparare l’arte di vivere insieme».


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