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12 Novembre 2012

Il saluto di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio a papa BenedettoXVI

 
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Beatissimo Padre,

oggi la nostra gioia è grandissima per la Sua presenza in mezzo a noi. Sentiamo la grazia di ricevere la Sua visita, dopo che ha pregato con noi nella basilica di San Bartolomeo dedicata ai nuovi martiri, dopo che ha pranzato con i poveri per Natale, dopo che ha incoraggiato in Cameroun il Programma Dream per la lotta all’AIDS.

Questo popolo di ogni età è felice di accoglierLa in questa casa-famiglia della Comunità di Sant’Egidio per gli anziani. Questo è un luogo di speranza.

Nelle strade di Roma -e di tante città europee- incontriamo sempre più anziani tristi e rassegnati. Troppi sono dimenticati: impoveriti dalla malattia, dalla solitudine, dalla fragilità, dall’esclusione. La benedizione di una lunga vita si trasforma in tristezza. E’ un destino inevitabile? –ci chiediamo ormai da tanti anni.

In questa e nelle altre quattordici case della Comunità a Roma, gli anziani ritrovano la speranza. Qui si realizza la parola del Salmo 71, definito “la preghiera di un vecchio”:

“Io invece continuo a sperare, moltiplicherò le tue lodi” (14).

Chi continua a sperare, malgrado le difficoltà della salute, prega per sé e per gli altri. Oggi, la Sua visita, Padre Santo, sostiene gli anziani e tutti noi nella speranza.

Questo luogo è nato per chi non può più vivere a casa propria, per la poca autonomia, la perdita di alloggio, i conflitti familiari, la povertà. Per ridurre il numero dei ricoveri in mega-strutture, abbiamo attuato esperienze di cohousing, convivenze di anziani, condomini protetti, case famiglia. E poi, con la visita regolare di molti di noi, sosteniamo migliaia di anziani negli istituti e soli a casa.

Gli anziani continuano a sperare, sostenuti dai giovani e dagli adulti, fattisi loro compagni. La speranza rinasce quando si ricrea un clima familiare: giovani e anziani insieme uniti, come fossero una famiglia (nonni, figli, nipoti).

Qui e nei tanti luoghi di Roma dove la Comunità visita gli anziani, si realizza quell’unione meravigliosa, semplice ma essenziale, tra amore del Vangelo e amore per i poveri. Abbiamo compreso che questo è il cuore della nostra vita. Dall’ascolto del Vangelo sgorga un grande amore per tutti e soprattutto per i poveri. Abbiamo capito che la fede smuove intelligenze, esistenze, e anche politiche, per costruire un mondo più accogliente. Lo abbiamo vissuto in questi anni, e con gioia lo comunichiamo a chi incontriamo.

Questa casa é frutto di un sogno, maturato alla scuola della commozione di Gesù per le folle stanche e malate. Lei ci ha sempre aiutato, in questi anni con la Sua parola, a comprendere come la fede sia origine di ogni profondo cambiamento della vita e della storia. Ci esorta a vivere sempre la commozione di Gesù. Questa commozione ci rende migliori, umani, perché è fonte di vero umanesimo. Il profeta Gioele afferma:

“Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, e i vostri giovani avranno visioni”. (Gl 3, 1-3)

Grazie allo Spirito che è amore, gli anziani sognano. Sì, Padre Santo, gli anziani sognano quando sono amati e accompagnati ogni giorno. Grazie allo Spirito, i giovani hanno visioni di vita: non temono più la debolezza degli anziani, che diviene anzi occasione di scambio di amore. E gli anziani sono maestri di affetto e umanità, vedendo in chi li aiuta quasi un angelo.

Padre Santo, con la Sua fede e la Sua predicazione, ci incoraggia a realizzare la parola del profeta: gli anziani sognano e sperano e i giovani hanno visioni. Proprio all’inizio dell’Anno della fede, la benedizione della Sua visita ci rende più forti nella fede e più gioiosi nella speranza.

Quando dalla Sua finestra benedice la Città e il mondo, vede il colle del Gianicolo dove oggi siamo. Si ricordi di questo piccolo popolo che le vuole bene.

Grazie


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