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29 Maggio 2014 | LIVORNO, ITALIA

Europa, Mediterraneo e immigrati. Se ne è parlato a "Medì, le città vogliono vivere"

Rappresentanti del mondo della cultura e delle religioni alla due giorni del Meeting Internazionale delle città del Mediterraneo

 
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Europa, Mediterraneo e immigrati. "Sento la vergogna di come la questione dei rifugiati del sud del mondo è gestita in questi mesi". Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, interviene in apertura del primo convegno internazionale 'Medì. Le città vogliono vivere', in corso a Livorno oggi e domani su iniziativa di Sant'Egidio. Per ottenere lo statuto di rifugiato, fuggendo da contesti di guerra, "devi prima superare la prova del deserto, poi quella del mare. Se riesci a non morire durante il viaggio e arrivi a Lampedusa allora puoi richiedere questo status. L'Italia deve pretendere in sede europea una corresponsabilità: i rifugiati devono poter presentare le domande nei Paesi in cui arrivano". La convenzione di Dublino "è da rivedere". Anche di fronte a questi problemi, che possono diventare opportunità, le città del Mediterraneo rinnovano il loro essere plurali nella globalizzazione, ora che più della metà della popolazione mondiale vive nelle città: "La città è la più grande espressione umana di volere vivere e di vivere con gli altri - ha osservato Riccardi - Le città possono contare ma si debbono dare una vocazione. Non si sta in una città senza un'idea larga, senza un'idea del mondo". Altrimenti esse diventano periferiche. Il problema diventa drammatico nelle megalopoli, che a differenza delle città europee in generale e mediterranee in particolare, non hanno le piazze, luoghi di incontro. Si deve creare un punto di vista mediterraneo delle città da portare in Europa e nel mondo arabo. E' un modello plurale verificato nella loro storia. Sul tema 'La città, protagonista del Mediterraneo', hanno preso parte lo scrittore Nedim Gursel, di Istanbul; Jaume Castro, della Comunità di Sant’Egidio, di Barcellona; l'architetto Jeremie Hoffmann, di Tel Aviv.          

Mercoledì 28 maggio, alle 9.30, presso la Sala Convegni del Lem, focus sulle città arabe, con Mohammed Jouili, Direttore dell'Osservatorio Nazionale sui giovani, di Tunisi; Antoine Courban, dell'Università Saint Joseph, di Beirut; l'attivista egiziana Nagwan El Ashwal, di Alessandri. Segue una tavola rotonda su “Quale futuro? 'Città muro', 'città porto'”, con Marco Rossi, per il Centro per il dialogo Religioso ed Ecumenico di Napoli; Vasilios Koulousas, dell'Università 'Aristotele' di Salonicco; Rèmi Caucanas per l'Istituto del Mediterraneo Le Mistral di Marsiglia ed Emanuele Rossi, della Scuola Superiore Sant’Anna, per Livorno. Nel pomeriggio del 28 maggio, annivesario dei bombardamenti che durante la seconda guerra mondiale colpirono Livorno, via alla Giornata per la Pace promossa da Sant'Egidio, in collaborazione con Provincia e Comune di Livorno, la Diocesi, Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea. Appuntamento alle 17 in piazza del Comune. Quasi con un passaggio di testimone, dal 28 pomeriggio al 29, il convegno 'Cosmopolitismo tra conflitti e mediazioni. Livorno e porto franco negli studi più recenti', organizzato dall'Archivio di Stato di Livorno nella Sala Ferretti della Fortezza vecchia. L'Archivio dedica alle città ospiti di Medì la mostra documentaria “Le città e il Mediterraneo: la convivenza e la storia”.
Da Medì l’invito dello scrittore turco Nedim Gursel a non lasciare Istanbul fuori dalle frontiere europee: “L’Ue  non rinunci al suo patrimonio storico e artistico”. Se non so verificasse l’integrazione "sarebbe un fatto triste nel quadro di un'Europa invecchiata. Purtroppo l'integrazione della Turchia, anche alla luce delle ultime elezioni, non sembra essere all'ordine del giorno. È un processo difficile, certo, ma ringrazio l'Italia che ha sempre sostenuto l'adesione del mio Paese alla Ue".
Per Vasilios Koukousas, docente di Storia ecclesiastica all’Università Aristotele di Salonicco, nella crisi c’è l’opportunità di ripensarsi: “Noi non siamo né orientali, né occidentali. Siamo Mediterranei. Ci siamo ossessionati dietro l’idea di una prosperità falsa e ora la gente non sa cosa le riserva il presente e il domani. Non si può vivere disciplinati solo dagli istituti di credito. Stiamo riscoprendo la famiglia e la solidarietà”. Ci vuole una visione di vita che vada oltre il consumo, altrimenti si pensa solo a emigrare. La Chiesa pratica l’aiuto ai poveri, la tenerezza, in ogni parrocchia c’è una mensa, ma non basta e bisogna accogliere di più, uscire dai palazzi. La convergenza tra le genti del porto fa nascere processi virtuosi. Il porto di Salonicco presenta utili da tre anni.
Remi Caucanas, dell’Istituto del Mediterraneo Le Mistral, parla della sua città, Marsiglia, “dove si ritrova tutta l’Europa del Sud: porta d’Oriente in Europa e rifugio dei perseguitati, ha messo in campo un modello, ‘Marsiglia-speranza’, nel quale si incontrano i diversi leader religiosi. In una città che conta circa un milione di abitanti, le religioni svolgono tra l’altro un ruolo importante di riferimento e identificazione sociale, soprattutto per le minoranze.  E’ attivo dal 1991, durante la Prima guerra del Golfo. Ieri le vittime del razzismo erano gli italiani, oggi sono i nuovi venuti”. A Marsiglia si calcolano circa 200 mila musulmani, 80 mila ebrei, 15 mila buddisti, 10 mila ortodossi (greci e russi). Vi è una forte presenza libanese, di caldei provenienti dall’Iraq e di copti dall’Egitto. Diversificata, dunque, e consistente la presenza cristiana: vi è qui anche una grossa comunità armena.

Marco Rossi, del Centro per il Dialogo religioso ed ecumenico di Napoli: “Abbiamo potuto constatare che gli stranieri sono un fattore di dinamismo nelle province e una risorsa preziosa a sostegno degli anziani che saranno entro breve il 35 per cento della popolazione. Ad essa è destinato un irrisorio livello di assistenza sociale”.
Antoine Courban, docente dell’Università Saint Joseph di Beirut, rileva come il diritto aiuti le identità a stare le une accanto alle altre. Le città multireligiose possono andare incontro a questo modello, che è stato proprio di Beirut, la Beritum romana, che è pero anche laboratorio di un uomo universale arabo.
Emanuele Rossi, della Scuola Superiore Sant’Anna, vede Livorno come città che non ha ancora conciliato localismo e globalizzazione, prendendo le identità positive che la legano ad altri territori e alle altre città. La storia di Livorno è un patrimonio vero. Si tratta di “non usare la memoria per ricordare il passato, ma per costruire il futuro”.
Vittorio Ianari, della Comunità di Sant’Egidio, osserva come Medì sia una sfida a lanciare una parola di speranza per uomini e donne del Mediterraneo, le cui città possono essere alternativa al “modello monorientato” delle “città dell’oro”, le città del Nord che attraggomo tante energie e ispirano rassegnazione o concedono, tutt’al più, alle altre di essere “città d’argento”. Dunque città mediterranee non “monorientate, in cui il motivo per vivere non sia solo la speranza d’arricchirsi. Vivere, non solo sopravvivere o vivacchiare, non diventare scali periferici, ma alternativi a città che sembrano avere come modello Re Mida. Il quale, tuttavia, sperimentò che l’oro non gli dava la felicità e che morì d’angoscia. Anche questa è saggezza del Mediterraneo, “contesto in cui siamo nati, cresciuti e al quale siamo quindi legati. Non vogliamo perdere il patrimonio di storia, di cultura, di fede che ci siamo raccontati in questi giorni, le particolarità di città che hanno sperimentato la convivenza come motivo di arricchimento. La crisi economica rende ancora più urgente questo tipo di prospettiva. Le città che si chiudono si diluiscono, si sciolgono nel loro quotidiano”. La complessità è guardata con molto fastidio dalla globalizzazione così come è prevalentemente intesa. Ma è questa la caratteristica delle città mediterranee. Si tratta di investire anche sulla natura e sulle condizioni climatiche: il mare si presenta certamente più a portata dell’uomo che gli oceani.
 

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