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4 Luglio 2000

Assisi - Convegno per l'abolizione della pena di morte con i rappresentanti dei Parlamenti europei

 
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La Comunità di Sant'Egidio, insieme ad altre associazioni abolizioniste, ha partecipato ad un convegno tenutosi nella sala Papale del Sacro Convento di Assisi per riproporre la moratoria delle esecuzioni. Al convegno, introdotto dal presidente del Senato italiano, Nicola Mancino, sono intervenuti numerosi rappresentanti dei Parlamenti Europei, mons. Vincenzo Paglia, Mario Marazziti per la Comunità di Sant'Egidio.

5 luglio 2000

I Parlamenti europei lanciano l’«ingerenza umanitaria» contro la pena di morte
Il presidente Mancino: l’Onu prenda posizione

 

ASSISI - Contro il boia l'ingerenza funzionerà al contrario: invece dei bombardamenti in Kosovo o in Iraq, tante manifestazioni e mille appelli per convincere chi difende ancora la sedia elettrica a staccare la spina. Il diritto ad intervenire per «motivi umanitari», fatto valere da chi, come gli Stati Uniti, conserva ancora la pena capitale, può diventare un boomerang . Lo pensa il presidente del Senato Nicola Mancino: «Sarà sempre più difficile sostenere una sorta di indifferenza della comunità internazionale. Le Nazioni Unite dovranno prendere una posizione netta e inequivocabile». E sarà compito dell'Europa convincere tutti ad avere «non solo un ruolo passivo, di rifiuto della violenza statale, ma uno attivo, che si basa sulla propria autorevolezza». Perché l'Unione Europea vuole fare di questa campagna una questione di civiltà. Ne è convinta l'Italia e ci credono i rappresentanti dei Parlamenti europei che partecipano al convegno di Assisi: dalla città di San Francesco il nostro continente promette che non darà tregua a chi applica ancora la pena di morte, dagli Usa alla Cina.

All'Onu la campagna contro la pena capitale ha avuto una battuta d’arresto nell'autunno scorso. Ma la battaglia non è persa, malgrado quel voto che ha bloccato la moratoria delle esecuzioni richiesta per il 2000, come prima tappa verso l'abolizione. Anzi, qui ad Assisi tutti credono che può essere vinta. Ieri 15 Paesi europei hanno firmato una dichiarazione in cui si esprime «preoccupazione» per gli Stati che continuano a mantenere la pena capitale chiedendo di giungere progressivamente alla sua abolizione.

E' ancora troppo poco per i francescani del Sacro Convento di Assisi che parlano di documento «non coraggioso». Ma tutti assicurano che la battaglia crescerà di tono. Negli ultimi mesi si è allargata la rosa delle nazioni abolizioniste giunte ormai a 108, contro 87 Paesi responsabili di esecuzioni capitali. La Comunità di Sant'Egidio, che aveva consegnato più di un milione di firme al Palazzo di Vetro, è arrivata a due milioni e mezzo. Mario Marazziti parla di un ampio «fronte morale» interreligioso che avanza, con credenti e laici uniti per la prima volta contro la pena di morte: cristiani, buddisti, ebrei fino a musulmani come il presidente indonesiano Abdurrahman Wahid: «Non è possibile difendere in Occidente la libertà e la democrazia continuando a sostenere la pena capitale come forma di giustizia». Sergio D'Elia, rappresentante dell’organizzazione «Nessuno tocchi Caino», invita l'Europa a fare di più: «Ci sono Paesi come la Gran Bretagna troppo assenti a queste riunioni». E troppo «sensibili» al richiamo degli Usa.

E' intervenuto anche un membro buddista della scuola giapponese Soka Gakkai e Domenico Tomasetto, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, insieme a monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni, che ha ripercorso i fondamenti biblici del «no» alla pena capitale.

Dopo la relazione di Mancino, hanno parlato i rappresentanti dei Parlamenti di Portogallo, Belgio, Grecia e Spagna, tra i più convinti Paesi abolizionisti. Alla vicepresidente del Senato Ersilia Salvato, impegnata da sempre nella campagna contro la pena di morte, è toccato fare la sintesi e presentare l'appello finale. Con la promessa di continuare la battaglia a tutto campo. Per convincere tutti, a partire dagli Usa: «Dicono di credere ai diritti umani, ma il primo è la vita. Sì, è giusta l'ingerenza per difenderla. Promuoveremo manifestazioni e appelli anche a casa loro».

Roberto Zuccolini


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