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11 Luglio 2014 | ROMA, ITALIA

Interpellanza di Mario Marazziti alla Camera dei Deputati sulla situazione di Aleppo

Risposta del Viceministro degli Affari Esteri Lapo Pistelli. Estratto del resoconto stenografico della seduta n.262 di venerdì 11 luglio 2014 della Camera dei Deputati

 
versione stampabile
"Iniziative volte a coinvolgere la comunità internazionale negli interventi finalizzati a garantire corridoi e aiuti umanitari alla città di Aleppo"
 
Interpellanza urgente di Mario Marazziti alla Camera dei Deputati
e risposta del Viceministro degli Affari Esteri Lapo Pistelli
 
 
Per il testo completo e il video della seduta si rimanda i seguenti link ufficiali del sito della Camera dei Deputati

Resoconto stenografico dell'Assemblea - seduta n. 262 di venerdì 11 luglio 2014

Video della seduta

 

Estratto del resoconto stenografico della seduta n.262
della Camera dei Deputati di venerdì 11 luglio 2014
 
 
 

Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 9,10).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

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(Iniziative volte a coinvolgere la comunità internazionale negli interventi finalizzati a garantire corridoi e aiuti umanitari alla città di Aleppo – n. 2-00619)

  PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Marazziti n. 2-00619, concernente iniziative volte a coinvolgere la comunità internazionale negli interventi finalizzati a garantire corridoi e aiuti umanitari alla città di Aleppo (Vedi l'allegato A –Interpellanze urgenti). 
  Chiedo al deputato Marazziti se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

  MARIO MARAZZITI. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, questa interpellanza urgente parte dalla situazione terribile del conflitto siriano, in particolare pone l'accento sulla situazione assolutamente insostenibile dell'antica città di Aleppo. 
  Questa interpellanza viene ascoltata e oggi ne discutiamo in un tempo di immenso rumore di guerra, mentre sale il livello di scontro nel conflitto israeliano-palestinese e mentre i grandi rumori di guerra, di odio e di intolleranza attraversano il mondo e arrivano fino a noi, con le notizie che abbiamo da Mossul, dove l'offensiva del califfato, dell'Isis, sta sconvolgendo la convivenza, la vita civile e, soprattutto, il diritto alla vita di decine e decine di migliaia di abitanti che hanno vissuto in quelle regioni per secoli, e per la prima volta, per esempio, è impossibile celebrare la messa a Mossul praticamente dagli inizi del cristianesimo.
  Ebbene, questo accade mentre stanno cambiando i confini in una parte del medio Oriente, in una parte del sud del Mediterraneo e mentre la comunità mondiale ha grandissime difficoltà a intervenire in maniera positiva. Il modo di intervento scelto per la Siria ha dato, in tre anni, circa 200 mila morti, 6 milioni di rifugiati interni ed esterni e situazioni insostenibili. È stato definito dal giornalista Domenico Quirico, sequestrato e che poi è stato liberato: il tempo è il regno del male. Quello che ha visto con i suoi occhi, a volte, non trova altra spiegazione. 
  Ecco, su questa situazione già insostenibile noi oggi parliamo di Aleppo, perché quel rumore di guerra, quella sofferenza, impedisce alle richieste di aiuto di arrivare fino aPag. 3noi. Andrea Riccardi ha lanciato un appello per Aleppo e molti deputati e senatori hanno raccolto questo appello, personalità italiane, l'Unicef, ma anche personalità internazionali. Faccio un appello per Aleppo, perché accade qualcosa di terribile, ma viene ignorato o si assiste rassegnati, dice questo appello.

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  Sono due anni che si combatte ad Aleppo: nel luglio 2012, è iniziata la battaglia in una delle città più popolose della Siria, eppure i suoi 2 milioni di abitanti sono rimasti, preservando la millenaria coabitazione fra musulmani e cristiani. La città è segmentata, la maggior parte dei quartieri in mano lealista, ma anche zone controllate dai ribelli, pure arretrati dopo l'occupazione dell'estate del 2012, aggiungo io, quando si è assistito alla prima escalation del conflitto, quella che ha portato alla situazione attuale. A loro volta, i ribelli sono incalzati, da sud-ovest, dalle forze governative; la gente non può uscire dalla città accerchiata dall'opposizione, tra cui fondamentalisti intransigenti e sanguinari. Per i cristiani uscire dalla zona governativa significa rischiare la vita: lo sanno bene i due vescovi di Aleppo, Gregorios Ibrahim e Paul Yazigi, sequestrati da più di un anno. 
  Aleppo è la terza città cristiana del mondo arabo, dopo Il Cairo e dopo Beirut: c'erano 300 mila cristiani. La popolazione soffre, c’è morte da ogni parte. L'aviazione di Assad colpisce con missili e bidoni esplosivi le zone in mano ai ribelli; sono lettere che riceviamo, sono notizie che riceviamo: questi bombardano gli altri quartieri con mortai e razzi artigianali; si soffre la fame e la mancanza di medicinali. C’è l'orribile ricatto dell'acqua, che gruppi jihadisti tolgono alla città: è mancata l'acqua per una settimana, poi è tornata, poi riscompare. È una guerra terribile, la morte viene da ogni parte: passando per tunnelsotterranei, si fanno esplodere palazzi cosiddetti nemici. 
  Come sopravvivere ? Credo che dobbiamo provare a fermare una strage che dura da due anni. Ci vuole un soprassalto di responsabilità da parte dei Governi coinvolti: sicuramente, dalla Turchia, schierata con i ribelli, alla Russia, autorevole presso Assad. Salvare Aleppo vale più di un'affermazione di parte sul campo. Si debbono predisporre – e questo è il punto – corridoi umanitari e rifornimenti per i civili. Ma come ? Si dovrebbe trattare ad oltranza per la fine nei combattimenti, cioè bisogna lavorare ad una soluzione politica, e non militare, perché sul campo la soluzione militare non sta dando vittorie, sta dando morti. Una forza di interposizione ONU sarebbe opportuna: è stato appena nominato il nuovo RappresentantePag. 5dell'ONU per la Siria, Staffan De Mistura, e sicuramente è necessaria una fase diversa. Certo, richiede tempo per essere realizzata e occorre la collaborazione da parte di Damasco. Intanto la gente di Aleppo muore. 
  Allora, io credo che noi dobbiamo, oggi, ragionare su come l'Italia, su come questa nostra leadership in Europa in questo momento, su come noi possiamo favorire una soluzione politica per l'intero conflitto e, quindi, c’è il problema, forse, di una conferenza internazionale ampia con tutti i soggetti, ma dobbiamo lavorare subito su Aleppo, perché Aleppo può essere l'inizio di una speranza per credere in una soluzione politica. 
  Intanto, corridoi umanitari: potremmo lavorare per costruire quello che la Croce rossa è riuscita a fare negli ultimi tempi – c’è stato un varco, c’è stata la possibilità di aiuti –, ma dobbiamo farlo in maniera strutturale. C’è stato un tempo, il tempo in cui Berlino era assediata, in cui Berlino era al centro della preoccupazione mondiale, si stabilirono dei ponti aerei: qui, forse, i ponti aerei sono impossibili, ma certo si può parlare con le forze in campo, si può parlare con il regime di Assad, si può creare un corridoio umanitario, perché Aleppo va salvata.

  PRESIDENTE. Il Viceministro degli affari esteri, Lapo Pistelli, ha facoltà di rispondere.

  LAPO PISTELLI, Viceministro degli affari esteri. Signor Presidente, il Governo, chiaramente, si associa alle parole accorate e al quadro, purtroppo fosco, che l'onorevole Marazziti ha fatto, menzionando non soltanto la situazione di Aleppo, che, poi, è il cuore della sua interpellanza, ma le considerazioni più generali sulla Siria e sulle altre guerre, sugli altri conflitti che, in questo momento, stanno imperversando nell'area, riscrivendo concretamente la carta geografica del Medio Oriente. 
  In questo quadro Aleppo subisce la sorte triste di tutte le città divise dal conflitto, vittime dell'odio settario, dove le parti in causa combattono battaglie esistenziali e non riconoscono al nemico neppure gli attributi minimi di umanità. Chiaramente, come accade da molti anni, a pagare il prezzo maggiore sono soprattutto i civili, da una parte e dall'altra delle linee del fronte e di qualsiasi etnia e confessione.Pag. 6
  Una risposta incisiva al disastro umano e materiale di Aleppo, che simboleggia perfettamente le convulsioni attuali della Siria, può avvenire solamente avviando un percorso di riconciliazione politica per riavvicinare le principali comunità. Fossimo in condizioni di creare un Governo inclusivo questo potrebbe, dapprima, operare per arrestare le violenze, cominciando proprio da quelle aree problematiche come Aleppo e, quindi, porre le condizioni per stabilire regole del gioco condivise da tutti e capaci di legittimare reciprocamente gli attori politici. 
  È chiaro che in parallelo – veniva menzionato dall'onorevole Marazziti – è indispensabile un dialogo con tutti i principali attori regionali che debbono comprendere di essere tutti esposti ad un forte rischio e le vicende recenti che, ormai, investono due Stati dai confini fragilizzati come Siria e Iraq lo stanno bene a testimoniare. Si tratta di immaginare un quadro di rassicurazioni e garanzie reciproche in chiave cooperativa e non più competitiva. Non esiste un gioco a somma zero in Siria e in Medio oriente, possono esistere soltanto soluzioni win-win. È uno scenario, però, purtroppo, molto difficile da mettere in pratica, ma è l'unico al momento concepibile per uscire da un impasse – che l'onorevole Marazziti raccontava – ed è quello che il Governo italiano intende o sta cercando di propiziare. 
  Sul piano umanitario l'Italia è dall'inizio fortemente impegnata affinché l'assistenza raggiunga non soltanto Aleppo, ma tutti coloro che versano in stato di bisogno all'interno della Siria, soprattutto nelle aree assediate dal Governo, nelle città assediate del Governo. In questo senso noi abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere l'azione molto forte, peraltro, di advocacy, che è stata avviata dal Coordinatore per le emergenze delle Nazioni Unite, Valerie Amos, per la creazione del cosiddetto Gruppo di alto livello sulle sfide umanitarie della crisi siriana. Ricorderete che in questo formato abbiamo ospitato, il 3 febbraio, a Roma, la riunione del gruppo che ha avviato un percorso diplomatico che poi è culminato il 22 dello stesso mese con l'approvazione della risoluzione n. 2139 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che era volta a consentire la distribuzione degli aiuti nelle aree assediate o di difficile accesso e ad ottenere – ovviamente precondizionePag. 7necessaria – dalle parti, in primo luogo dal Governo siriano, il rispetto fondamentale del diritto umanitario internazionale. Tuttavia, va detto che i rapporti periodici del Segretario generale delle Nazioni Unite sullo stato di attuazione di questa risoluzione evidenziano una situazione che possiamo definire catastrofica sul terreno, a causa degli ostacoli molto seri che il regime siriano frappone alla consegna degli aiuti umanitari (soprattutto medicinali) e al lavoro delle agenzie umanitarie che sono attive nel Paese. 
  Nelle more di quella che noi speriamo sia una nuova, prossima approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza che renda ancora più stringenti gli obblighi a carico del Governo siriano – il negoziato attualmente è in corso a New York – l'Italia continua a patrocinare soluzioni pragmatiche, le definirei così, volte a consentire l'afflusso dei beni umanitari non soltanto nell'area di Aleppo, ma in tutte le aree sotto conflitto, dove sarebbero – secondo le nostre stime – più di 240 mila i civili intrappolati, a fronte di quegli oltre 4 milioni e mezzo di siriani, che venivano citati prima dall'onorevole Marazziti, che sono in aree di cosiddetto difficile accesso per gli operatori umanitari. A tale scopo stiamo potenziando, in collaborazione con l'Unione europea e con l'Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) la nostra azione per realizzare operazioni transfrontaliere per l'invio di beni umanitari tramite il deposito di pronto intervento che, come sa l'onorevole Marazziti, abbiamo a Brindisi e lo facciamo, attualmente, attraverso i valichi con la Turchia che, attualmente, sono gli unici utilizzati, ma contando di aprire nuovi valichi con la Giordania e con la Regione autonoma del Kurdistan iracheno recentemente colpita dalla crisi di Mossul. Colgo l'occasione per dire che al prossimo direzionale porteremo un nuovo intervento sui fondi di emergenza proprio per la crisi che si sta verificando a Mossul, lo abbiamo sostanzialmente deliberato ieri mattina.

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  Come sottolineato dalla Commissione europea, queste operazioni a beneficio delle aree controllate dalle opposizioni moderate devono proseguire, per reagire con tempestività alle richieste che ci vengono avanzate dai consigli siriani locali, con un approccio pragmatico e sulla base di un coordinamento europeo che è in atto, come lei sa, a Gaziantep sul confine turco-siriano. E proprio per garantire questo coordinamento e gestire al meglio le operazioni transfrontaliere abbiamo istituito un'antenna della cooperazione italiana a Gaziantep che intendiamo rafforzare anche insieme agli altri partner dell'Unione europea. Sul piano umanitario, la cooperazione italiana continuerà a realizzare i suoi interventi nel pieno rispetto dei principi di dell'azione umanitaria, quindi imparzialità, neutralità, indipendenza e umanità, a prescindere dall'affiliazione politica dei beneficiari. Ed è intenzione nostra, del Governo e degli altri partner europei, continuare a fare pressione congiunta su New York e in tutti gli altri fori internazionali per favorire l'accesso umanitario, ripeto, non soltanto attraverso il valico che oggi esiste ma attraverso nuovi valichi in Giordania ed in Iraq. 
  Il canale umanitario, come è stato ricordato più volte dal Ministro, si affianca chiaramente a quello politico, dopo lo stallo della cosiddetta Ginevra 2, dopo Montreux, ed è finalizzato a facilitare, per quanto ci sarà possibile, il cammino scaturito da quel processo di Ginevra e a sostenere il difficile compito che proprio in questi giorni è stato assegnato al nuovo inviato speciale, Staffan de Mistura, che lei richiamava. 
  La terza direttrice, che ci tengo a sottolineare, parimenti importante, è quella del disarmo. Sono state citate le modalità atroci con le quali si combatte ad Aleppo ed è nota la vicenda delle barrel bombs ma io vorrei notare almeno un'operazione di successo, quella che è avvenuta anche grazie al contributo decisivo dell'Italia, cioè il trasbordo di materiale chimico sulla nave americana Cape Ray, mettendo a disposizione il porto di Gioia Tauro; operazione conclusa con successo. 
  Insomma, concludendo, onorevole Marazziti, dopo tre drammatici anni di guerra è chiaro che a nessuno sfugge la complessità e la drammaticità della situazione che oggi caratterizza questo conflitto. Il nostro compito, come lei diceva,Pag. 9è moltiplicare gli sforzi internazionali per una soluzione politica, e si tratta di una sfida di portata enorme che il nostro Paese affronta, come ripetuto più volte dal Ministro anche durante la sua recente missione in Libano e Giordania, anche per rafforzare il nostro sostegno ai rifugiati nei Paesi limitrofi. Noi ci siamo fatti carico, siamo i terzi donatori europei e gli ottavi a livello mondiale, per quanto riguarda le azioni di sostegno sullo spillover siriano in Libano, Giordania e Kurdistan, però, l'elemento finale, che appunto va al cuore dell'azione umanitaria, è dare sostegno ai rifugiati in Siria e fuori dalla Siria e continuare a cercare di arginare le tensioni sociali di queste comunità sottoposte a pressioni sempre crescenti, per evitare che il conflitto siriano, che già oggi esonda in Iraq, non destabilizzi ulteriormente l'intera regione.

  PRESIDENTE. Il deputato Marazziti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

  MARIO MARAZZITI. Presidente, il Viceministro Pistelli, con grande precisione, puntualità, dà conto dell'impegno italiano, che è molto alto, dell'attenzione italiana in una crisi che vede in crisi tutta la comunità internazionale. Non siamo più di fronte alla possibilità di soluzioni semplici, esistono solo soluzioni complesse e a volte sembra che le normali leve della comunità internazionale facciano fatica di fronte a quella che è un po’ una trasformazione epocale, quando si parla di cambiamento di confini tra Iraq e Siria, quando si parla di trasformazioni radicali della composizione delle popolazioni che hanno vissuto per secoli e millenni insieme, della fine della coabitazione e di livelli di scontro drammatici e disumani, oltre l'immaginazione dell'umanità. 
  Io capisco che quello che di buono, ed è molto, si sta facendo è sempre insufficiente. Quando, in genere, nello svolgimento delle nostre interpellanze, l'interpellante si dichiara soddisfatto o insoddisfatto, io mi dichiaro soddisfatto della risposta del Governo, perché è precisa, seria e accurata, e insoddisfatto perché c’è un dato della realtà che chiede una forzatura, un'immaginazione politica, un'iniziativa politica che vada oltre quanto si è fatto fino adesso. 
  Oppure dovremo accettare che le democrazie sono impotenti, e che stiamo passando ad una diversa fase della storia del mondo in cui sono i gruppi organizzati e le bande aPag. 10stabilire e a definire le nuove regole, con grandi poteri oscuri alle spalle. 
  Ecco, io credo che noi, affrontando la questione di Aleppo e della Siria oggi dobbiamo trovare la forza e le ragioni per innescare un percorso che ancora non è stato immaginato e trovato a livello ONU, a livello europeo, a livello di grandi democrazie occidentali. Allora io mi permetto di dire che, mentre registro con grande soddisfazione il fatto che l'Italia è il terzo donatore europeo, il fatto che si sta lavorando a creare nuovi varchi comunitari transfrontalieri passando da Giordania e da altri Paesi... . Per esempio, per quello che riguarda il confine con la Turchia, vorrei che il Governo registrasse il fatto che come Comitato diritti umani abbiamo incontrato una rappresentanza dei curdi siriani, e al confine con la Turchia loro chiedono un varco transfrontaliero con la Turchia per aiuti umanitari, visto che anche loro hanno più di 400 mila rifugiati nella loro zona; quindi questo è un elemento nuovo che metto sul tavolo, così il Governo può intervenire in tal senso. 
  Per quello che riguarda Aleppo, penso che si possano fare due cose. Uno, la Ministra Madia ha sottoscritto l'appello: credo che se il Viceministro Pistelli proponesse a tutto il Governo italiano di sottoscrivere questo appello e il Governo italiano lo proponesse agli altri Governi europei, anche dal punto di vista morale e della concentrazione del focus politico e personale, questo potrebbe avere una sua importanza e potrebbe creare un momentum favorevole. Secondo, penso che un dialogo con la Russia su questo tema e un dialogo diretto anche in qualche modo, in qualche forma con il Governo di Assad potrebbe permettere in maniera pragmatica di favorire dei varchi umanitari per raggiungere anche la zona di Aleppo. 
  Ecco, io credo che comportandoci in questa maniera, e poi augurandomi che si possa trovare la possibilità per una nuova conferenza internazionale per una soluzione politica del conflitto siriano, anche andando a trovare, includendo, favorendo la presenza di soggetti della società siriana, dell'interno della Siria i quali siano soggetti senz'altro favorevoli ad un cambiamento in direzione democratica, ma per la fine della guerra e per una soluzione politica, cioè quella parte di società siriana che è stata esclusa finora dai negoziati, ecco, credo chePag. 11in questa direzione forse potremmo anche immaginare in tempi non lontanissimi una soluzione, laddove oggi vediamo solo strage, dolore e sofferenza.


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