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Sant'Egidio, un fruto del Concilio


 
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Liturgia por la celebración del 44 aniversario
de la Comunidad dei Sant'Egidio

Roma, Basilica de San Juan de Letrán, 1 de febrero de 2012

Il card. Levada pronuncia l'omelia nel corso della Celebrazione per il 44° anniversario della Comunità di Sant'EgidioEminenze, Eccellenze,
care sorelle e cari fratelli della Comunità di Sant'Egidio,

è con gioia che oggi ci ritroviamo attorno all'altare del Signore per ricordare i 44 anni della nascita della Comunità. Vorrei salutare il professore Andrea Riccardi che nel lontano 1968 ne iniziò il cammino e che ora è stato chiamato anche a svolgere un servizio prezioso per il governo italiano.
Saluto, altresì, il Presidente della Comunità, il professore Marco Impagliazzo, e Mons. Matteo Maria Zuppi, Assistente Ecclesiastico, nominato appena ieri dal Santo Padre, Vescovo Ausiliare della diocesi di Roma. Auguri Eccellenza!
Rivolgo anche un saluto a Sua Eccellenza Mons. Vincenzo Paglia e ai vescovi intervenuti per l'annuale convegno "Cristiani e Pastori per la Chiesa di domani". Anche dalla loro presenza risalta la diffusione della Comunità in tanti paesi del mondo, mostrando così quel volto universale della Chiesa di Roma, che proprio in questa Basilica risplende come mater et caput omnium ecclesiarum.

L'anniversario di quest’anno si lega in maniera particolare al cinquantesimo del Concilio Vaticano II. Ed è bene sottolinearlo perché la Comunità di Sant'Egidio è uno dei frutti del Concilio. Potremmo dire che nella primavera conciliare è sbocciato il carisma della Comunità di Sant'Egidio che via via è divenuto un albero sempre più robusto per il servizio alla Chiesa e al mondo.

L'Anno della Fede che il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto indire per questa occasione con il Motu Proprio "Porta Fidei" è un ulteriore motivo per celebrare questo anniversario come un’occasione di nuovo slancio missionario. Nel Motu Proprio, il Santo Padre, afferma tra l'altro: "Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo Egli convoca la Chiesa affidandole l'annuncio del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e nel ritrovare l'entusiasmo nel comunicare la fede"(n.7).
Negli anni immediatamente successivi al Concilio il Signore ha suscitato la Comunità perché testimoniasse alla generazione di fine secolo "la gioia nel credere" e ritrovasse "l'entusiasmo nel comunicare la fede". Guardando come la Comunità di Sant'Egidio è nata e si è sviluppata in questi anni e vedendo la sua azione caritatevole, vengono in mente le parole di Paolo VI alla conclusione dell'ultima sessione del Concilio Vaticano II quando paragonò il Concilio alla parabola evangelica del buon Samaritano: "L'antica storia del Samaritano - disse Paolo VI - è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani ha assorbito l'attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito in questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell'uomo".
Ebbene, potremmo dire che la Comunità di Sant'Egidio, attingendo al ricco patrimonio spirituale e pastorale del Vaticano II, ha accolto la "spiritualità del Concilio" in questa "immensa simpatia" per tutti gli uomini e particolarmente per i poveri. E con questo bagaglio di "simpatia" nel cuore, la Comunità ha percorso le strade del mondo partendo da quelle della periferia romana e poi quelle di varie parti del mondo lasciandosi continuamente ispirare dall'antica storia evangelica del buon Samaritano.

In questi anni che hanno visto il mondo trasformarsi profondamente, mentre si affacciavano nuovi problemi, mentre nuove tensioni si sono manifestate e nuovi conflitti hanno lacerato il tessuto dei popoli, mentre nuove problematiche hanno angustiato gli uomini, la Comunità è stata fedele nel lasciarsi ispirare e guidare nel suo cammino dalla compassione evangelica. Del resto è stata questa compassione che guidava Gesù nel percorrere le strade del suo tempo. Ce lo ricorda l'evangelista Matteo quando sintetizza in poche parole l'intera opera pastorale di Gesù: "Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore"(Mt 9, 35-36). Questa compassione continua a spingere la Comunità a percorrere le vie del mondo per comunicare a tutti il Vangelo del Regno e servire con amore i più poveri.


L'ascolto della Parola di Dio e la fedeltà alla Chiesa, sono il segreto della forza di questa compassione evangelica. Il legame inscindibile tra la preghiera e l'amore per i poveri caratterizza il cuore del carisma della Comunità di Sant'Egidio e lo rende prezioso per la Chiesa di oggi. In effetti, ovunque nel mondo ci sono Comunità di Sant'Egidio, lì ci sono uomini e donne che pregano e che amano i poveri servendoli come si serve il Signore stesso.

Il Beato Giovanni Paolo II in uno degli incontri con la Comunità vi esortava dicendo: "Per la Comunità di sant'Egidio e per quanti intendono condividerne lo spirito, l'amore per i poveri continui ad essere il segno distintivo. Ognuno sappia farsi "prossimo" di chi si trova nel bisogno e sperimenterà così la verità delle parole della Bibbia: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere" (At 20, 35).

    Benedetto XVI, sulla stessa scia, nel quarantesimo della Comunità, visitando la Basilica di San Bartolomeo all'Isola Tiberina vi diceva: "Cari amici della Comunità di Sant'Egidio, voi... figli di questa Chiesa che presiede nella carità, avete diffuso il vostro carisma in tante parti del mondo. La Parola di Dio, l'amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo sono state le stelle che vi hanno guidato testimoniando, sotto cieli diversi, l'unico messaggio di Cristo".
Queste stelle continuino a guidarvi, cari amici della Comunità. Sono state esse a condurvi oltre i confini di Roma e dell'Italia, in ogni parte della terra, facendovi incontrare le ferite della guerra, della violenza, dell'ingiustizia del mondo. E ovunque avete creato comunità di fratelli e di sorelle radunate attorno al Vangelo perché fossero luoghi di preghiera, di fraternità, di misericordia, di solidarietà con i poveri. Il vostro pellegrinare per il mondo con gli occhi del Signore vi ha fatto scoprire quanto sia alto il numero dei poveri e dei bisognosi, a volte si tratta di paesi interi. Avete così scoperto l'Africa e l'avete amata impegnandovi a ristabilire la pace là dove ci sono i conflitti, a combattere il flagello dell’AIDS che continua a decimare la popolazione del Continente, a realizzare l'iscrizione anagrafica dei bambini ove ancora non esiste, a ridare dignità ad un Continente purtroppo spesso dimenticato e lasciato solo di fronte alle ardue frontiere della globalizzazione.
Il Signore vi ha preservato dalla tentazione di rassegnarvi alle forze del male, oppure di lasciarvi coinvolgere dal pessimismo di chi non ha né speranza né forza. Seppure consapevoli dei momenti difficili che il mondo continua a vivere non avete smesso, secondo l'esortazione dell'apostolo ai Filippesi, di comunicare la gioia, di mostrare amabilità, di operare per la pace.

La preghiera incessante è stato e continua ad essere il segreto della vita della Comunità di Sant'Egidio. La preghiera nell'ascolto della Parola di Dio, celebrata ogni sera dalla Comunità, insegna ad amare, forgia il cuore, chiarisce i sentimenti, indirizza le azioni e aiuta a compiere il bene. In questo nostro mondo segnato da una mentalità materialista e relativista c'è bisogno di donne e di uomini di preghiera, di donne e di uomini che sono saldi nell'amore di Dio. Solo in questo modo i cristiani potranno mostrare la compassione del Signore e solo così potranno continuare l'evangelizzazione di questa nostra generazione chinandosi sui poveri, per servirli e per amarli con serenità e gioia.

Cari fratelli e sorelle della Comunità di sant'Egidio, sono quanto mai attuali le parole che l'apostolo Paolo rivolgeva alla comunità di Filippi: "Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!".

Queste parole vi siano di guida e di sostegno nell'ascolto fedele del Vangelo, nell'amore per i poveri, nella ricerca del dialogo e della pace. E il carisma della Comunità di Sant'Egidio potrà continuare ad arricchire la Chiesa e a rendere più giusto il nostro mondo. Non vi spaventino le difficoltà, non vi indeboliscano le avversità. Possiate sempre trovare nella preghiera, prima opera della comunità, la forza che mantiene vive le vostre comunità in ogni parte del mondo. E tanti, attraverso di voi, possano conoscere Gesù e arricchire la Chiesa di nuovi figli.

William Cardinale Levada
Prefetto
Congregazione Dottrina della Fede

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