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30 Settembre 2013 19:00 | Parrocchia di Ognissanti

Dialogo tra le Religioni: Punto di Vista dei Sikh


Sono grato agli organizzatori di questo Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace, per avermi invitato nella città santa di Roma e far rivivere la mia antica associazione con la Comunità. E' una questione di soddisfazione e appagamento per coloro tra noi che lavorano per la pace e per il dialogo interreligioso, il fatto che l'alberello piantato da Sua Santità Giovanni Paolo II, durante la Preghiera per la Pace svoltasi ad Assisi il 27 ottobre 1986, sia cresciuto ed abbia portato frutti che forniscono spunti di riflessione ai credenti in Oriente e in Occidente. Ciò che distingue la Comunità di Sant'Egidio dalle altre organizzazioni interreligiose internazionali è il fatto che essa non prega solo per la pace ma traduce anche le preghiere in azioni. Come tutti sappiamo, il Prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità, ha rivolto personalmente un appello ai leader del G-20 riunitisi a San Pietroburgo per persuaderli ad evitare la possibile guerra in Siria. Dio sembra aver risposto alle preghiere della Comunità e sembra che i venti di guerra stiano allontanandosi dalla terra siriana.
In quanto studioso di storia, vorrei richiamare la vostra cortese attenzione sui due potenti modelli di progresso cui abbiamo guardato nel XX secolo - il modello marxiano e il modello capitalista. Non molti di noi avrebbero potuto immaginare che il modello marxiano sarebbe crollato così presto e un paese così potente come l'Unione Sovietica si sarebbe disintegrato prima dell'inizio del nuovo secolo. Ricordo distintamente questi problemi che furono sollevati nel corso di una funzione a Mosca nel 1987, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri dell'allora Unione Sovietica per celebrare i mille anni dalla costituzione della più antica Chiesa Ortodossa della Bielorussia. Dopo aver condiviso il mio pensiero circa il modello di Società fondato da Guru Nanak, il fondatore della religione Sikh, ho fatto notare che i Sikh condividono volontariamente il cibo con gli altri perché essi credono che il cibo appartiene al Signore e servire è privilegio di coloro ai quali il Signore ha fornito in abbondanza. Nel modello marxiano, le risorse non sono condivise volontariamente ma sotto il diktat dello Stato, che è molto diverso dal concetto di condivisione volontaria e di servizio ai poveri. Ho anche commesso l'eresia di sottolineare che il sistema, non fondato sulla giustizia e sulla responsabilità sociale, non aveva alcuna base morale ed era destinato a crollare. Tali osservazioni, in quei giorni di pre-Glasnost dell'Unione Sovietica, hanno creato una sorta di subbuglio tra gli astanti. Rendendomi conto della delicatezza della situazione, ho cercato di divincolarmi rapidamente senza ulteriori spiegazioni o dibattiti.
*Membro, National Commission for Minority Educational Institutions, Governo dell'India
 
Ora che coloro i quali sostengono il modello capitalista della società stanno celebrando il crollo del modello marxista, potrei commettere un'altra eresia sottolineando che il modello capitalista, che sta ora rapidamente emergendo come  modello dominante in un mondo unipolare, potrebbe anche crollare nello stesso modo se non ci fosse alcun timore di Dio e della responsabilità sociale. L'India ha una forte tradizione del senso di responsabilità nei confronti degli altri membri della società. Il miglior esempio in questo senso può essere dato dalla vita del Mahatma Gandhi. Durante il suo soggiorno con Jawaharlal Nehru a Allahabad, Gandhi chiese una ciotola di acqua per le abluzioni del mattino. Nehru si mise a ridere dicendo che egli si trovava in una città con la confluenza dei fiumi e l'acqua era disponibile in abbondanza. Memore delle responsabilità verso gli altri, Gandhi sottolineò che nell'utilizzare l'acqua, si dovrebbe essere consapevoli del fatto che esistono milioni di altri individui che non hanno acqua pulita da bere. E' dunque importante sottolineare che sin dalla prima preghiera per la pace lanciata da Sua Santità Papa Giovanni Paolo II ad Assisi, la Comunità di Sant'Egidio si è occupata di varie questioni riguardanti il benessere dell'umanità. Particolarmente degno di nota è lo sforzo della Comunità nella gestione di mense per i poveri e nella fornitura di cibo e riparo a milioni di rifugiati. 
 
Questo pomeriggio condividerò con voi alcuni pensieri sulla coesistenza pacifica tra le diverse tradizioni religiose in India, che non è solo la patria di quattro tradizioni indigene - Induismo, Buddhismo, Giainismo e Sikhismo - ma ha felicemente accolto anche altre tradizioni come Islam, Cristianesimo, Ebraismo e Zoroastrismo. I Bahaisti, che hanno dovuto affrontare la persecuzione nel loro paese di origine, hanno fatto dell'India la loro casa e hanno eretto un bellissimo tempio a Delhi noto come il Tempio del Loto. Sin dai tempi del suo esilio dal Tibet nel 1959, Sua Santità il Dalai Lama e milioni di suoi seguaci buddisti hanno fatto dell'India la loro casa. Sarà importante ricordare che il cristianesimo è arrivato in India molto prima che il dominio britannico e i missionari britannici associati al Raj. San Tommaso portassero il messaggio d'amore di Cristo a Kerala, nella parte meridionale dell'India nel 52 d.C. Allo stesso modo, il messaggio dell'Islam di uguaglianza e di amore fu portato in India dai “Santi” sufi molto prima della costituzione della regola di Mughal. I mausolei sufi Dargah in India attraggono milioni di devoti provenienti da tutto il mondo. 
 
Poiché sono stato invitato a rappresentare la religione Sikh, condividerò con il pubblico di questo pomeriggio lo spirito della religione Sikh che è quello della tolleranza e del dialogo interreligioso.
 
Guru Nanak, il fondatore del Sikhismo, nacque in un'epoca in cui la società indiana stava attraversando tempi difficili a causa delle divisioni comunali. Dopo la sua illuminazione, Guru Nanak pronunciò le parole profetiche 'Na ko Hindu, Na Musalman', volendo significare in tal senso che le etichette di Indù e Musulmani sono state date dalla società di uomini e donne che erano essenzialmente figli dello stesso Padre. Accompagnato da Mardana, Nanak, il Guru, intraprese lunghi viaggi spirituali per predicare il suo messaggio d'amore. Viaggiò in diverse parti dell'India e dei paesi limitrofi e visitò centri religiosi degli indù e dei musulmani. Rendendosi conto della diversità religiosa dell'India, il Guru sottolineò l'essenziale unità della fede attraverso il mezzo del dialogo. "Finché si vive nel mondo, si dovrebbe innanzitutto ascoltare gli altri prima di pronunciare il proprio sermone", ha detto Nanak. I suoi viaggi in India lo portarono a Varanasi, la città santa degli indù, e più a est di Assam. Viaggiò a nord fino al Tibet, dove si praticava il buddismo. Secondo i racconti popolari, i monaci buddisti furono così impressionati dall'insegnamento di Nanak che lo chiamavano con riverenza Nanak Lama. Si recò in Sri Lanka attraverso il sud dell'India e andò alla Mecca attraverso il nord.
 
Due sono le storie rilevanti che illustrano il modo in cui Guru Nanak diceva cose importanti. Nel Haridwar trovò devoti che offrivano acqua in direzione del sole nascente; con questo gesto intendevano raggiungere gli spiriti dei loro antenati defunti. Si unì al gruppo ma, raccogliendo l'acqua nelle sue mani, la gettò con forza nella direzione opposta. Interrogato, rispose che sicuramente con la stessa logica avrebbe raggiunto i suoi campi nel Punjab, che si trovava ad ovest. E alla Mecca fu  rimproverato per essere stato irrispettoso perché i suoi piedi erano puntati in direzione della Ka'aba, dove i fedeli credono risieda Dio. Si scusò e chiese che i suoi piedi fossero rivolti verso qualunque direzione dove non fosse presente Dio.  E' importante notare come Guru Nanak stesse chiaramente sottolineando l'onnipresenza del Creatore senza esprimere alcuna mancanza di rispetto o  dissenso.
 
Lo spirito del dialogo interreligioso e della cooperazione raggiunge l'apice con il  Guru Granth Sahib quando il quinto Guru crea l'unità emotiva dell'India includendo inni del Guru Nanak e dei suoi successori, come anche quelli del Bhaktas indù tra cui alcuni delle cosiddette basse caste e dei santi musulmani. In un Gurdwara, quando un devoto si inchina davanti al Testo Sacro, egli si inchina davanti al corpo materiale del Guru Granth Sahib e non dinanzi agli inni di un particolare Guru, Bhakta o Santo. Ardas, la preghiera Sikh, si conclude con questa nota altruistica:
 
Nanak nam charddi Kala tere bhane sarbatt ka bhala.
 
Il Tuo Nome, la Tua Gloria, trionfino per sempre, Nanak, e, nella Tua Volontà, possano la pace e la prosperità venire a ciascuno e a tutti. 
 

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