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1 Ottobre 2013 09:30 | A.B.I. Palazzo Altieri Sala della Clemenza

Dolore dei popoli e vie di pace



Armash Nalbandian


Primate armeno di Damasco, Siria
Cari fratelli e sorelle.
 
Sono molto onorato e sono estremamente felice di essere qui con voi oggi.
 
Il cristianesimo in Siria è molto antico. Una delle primissime comunità, infatti, ad essere fondate dopo la resurrezione di Cristo fu quella di Damasco. Durante il periodo bizantino, per i cristiani Damasco era la città dove prosperava la cultura, in un clima aperto, dove fioriva l'insegnamento. E' un dato di fatto che i cristiani di Siria siano stati presenti in queste terre molto prima che vi giungessero l'islam ed i mussulmani.
Per molti secoli, i cristiani coesistettero pacificamente con i seguaci di altre religioni in Medio Oriente (l'islam e l'ebraismo, principalmente). Persino dopo la rapida espansione dell'islam a partire dal settimo secolo (D.C.), molti cristiani scelsero di non convertirsi all'islam ma, piuttosto, di mantenere la loro fede precedente. In quanto “gente del libro” la legge islamica teorica (Shari'ah) concedeva ai cristiani alcuni diritti, grazie ai quali essi potevano praticare la propria religione liberi da interferenze o persecuzioni.
In Siria l'Islam non è religione di stato. Lo stato è laico, e ciò assicura l'uguaglianza ai membri delle altre religioni. I cristiani possono comprare terreni e costruire chiese. I membri del clero sono esenti dal servizio militare, e nelle scuole viene impartito l'insegnamento della religione cristiana e mussulmana. A differenza di altri paesi arabi, la Siria reprime il fondamentalismo islamico. L'emigrazione è un problema serio per le Chiese cristiane; sicuramente molti cristiani hanno lasciato la Siria a partire dagli anni sessanta del secolo scorso.
Secondo il censimento del 1960 i cristiani ammontavano a poco meno del 15% della popolazione (circa 1,2 milioni di persone). Da allora non sono stati condotti censimenti. Le stime attuali (non esistendo statistiche attendibili), collocano il numero dei cristiani tra l'8 ed il 10% della popolazione (da 1.500.000 a 1.700.000 persone), a causa di una minore natalità e ad una maggiore propensione all'emigrazione rispetto ai loro concittadini mussulmani.
Per me è difficile, se non, permettetemelo di dire, impossibile parlare della Siria o in nome della Siria.
Noi, i cristiani di Siria non ci consideriamo, né dobbiamo considerarci un corpo estraneo rispetto alla società siriana. Quindi i cristiani non vivono in un ghetto, né, d'altronde, siamo un gruppo proveniente dal di fuori. Né possiamo parlare dei problemi, dei conflitti e delle incomprensioni che hanno luogo in Medio Oriente, ed in particolare in Siria, e considerarli solo questioni riguardanti i paesi mediorientali.
Oggigiorno è proprio ciò che ognuno fa. Oggi ognuno conosce la Siria ed anche città come Daraa, Homs, e persino villaggio come Tal Kalakh, Jisr Al Shoughour, e, cosa che non ci si aspetterebbe, perfino quartieri come quello di Bab Ul Aamer ad Homs. Queste conoscenze derivano unicamente dai notiziari. La gente conoscerà pure la Siria da un punto di vista geografico o politico, ma soltanto noi comprendiamo la Siria come nostra patria.
Inoltre, non possiamo soltanto parlare dei problemi, dei conflitti, delle incomprensioni in Siria come se fossero cose che riguardino solo la Siria. Non siamo in questo paese da poco. Le nostre Chiese sono nate in queste terre, che sono la culla del Cristianesimo. Noi siamo custodi viventi delle nostre origini cristiane. Queste terre sono state benedette dalla presenza di Cristo stesso e dalle prime generazioni di cristiani. Ciò è un dato di fatto storico.
Posti di fronte al dilagare del fondamentalismo e del terrorismo, i cristiani del Medio Oriente, e specialmente della Siria, dovrebbero riflettere più approfonditamente sul proprio ruolo e sulla propria missione. La vendetta non è una buona risposta. La tolleranza non è sufficiente, né il ghetto può essere una soluzione. Per i cristiani la vera soluzione è divenire coscienti del proprio ruolo all'interno del mondo arabo a maggioranza mussulmana, della missione che devono compiere, tra l'altro, a livello sociale, culturale, politico, religioso. Questo è il ruolo che essi hanno avuto e che hanno svolto per gli ultimi 1400 anni, convivendo con l'Islam, specialmente all'interno del mondo arabo.
La presenza dei cristiani è molto importante per il Medio Oriente. Se succedesse che il mondo arabo si dovesse svuotare della presenza dei cristiani, ciò porterebbe con sé la fine della convivenza in quest'area, diventata ormai completamente mussulmana e radicalizzata nella sua opposizione al mondo occidentale (europeo ed americano), chiamato “cristiano” (seppure sia, piuttosto, secolarizzato).  In tale contesto qualsiasi occasione fornirebbe il pretesto per l'insorgere di conflitti tra mussulmani e cristiani, tra l'Islam e il Cristianesimo, l'Occidente (Europa compresa) ed il mondo arabo (che in tal caso coinciderebbe con la terra dell'islam).
E' questo il motivo per cui dobbiamo fare tutto il possibile per preservare la presenza cristiana in Siria ed in Medio Oriente, una presenza di sincera testimonianza e servizio, basata sul ruolo di partner che i cristiani hanno avuto nella storia della regione, e che devono continuare ad avere oggi nella società araba. Consideriamo questo come la nostra vocazione e la nostra responsabilità.
Ogni giorno diamo testimonianza della nostra fede cristiana quando siamo portati a rendere pubblico lo spirito del messaggio del Vangelo, il messaggio dell'amore, della pace, della tolleranza, della giustizia, lo spirito e la forza del dialogo. I rapporti ecumenici che esistono tra le chiese di varia confessione in Siria sono ottimi, sani, vivaci. Il dialogo interreligioso deve trovare un percorso comune con i nostri fratelli e sorelle musulmani, e deve farsi nel rispetto e nell'accettazione del fatto che anche l'Islam contiene i principi dell'amore, della pace, della solidarietà e della testimonianza di un Dio misericordioso, il creatore onnipotente.
I cristiani di Siria non sono mai stati una comunità chiusa, né si sono stabiliti in questo paese di recente. Piuttosto, essi si trovano in questo paese da quando esiste il cristianesimo, e costruirono il paese insieme ai loro compatrioti che scelsero la fede islamica. Inoltre, i cristiani di Siria erano conosciuti per la loro integrità morale e la loro onestà. Contribuirono alla costruzione di questo paese, ed assunsero gli incarichi  più prestigiosi. Esistono tra noi differenze di punti di vista in politica, ma questi devono essere risolti per via autenticamente democratica, evitando di mettere a repentaglio la sicurezza e la sovranità del nostro paese.
Per esempio, quando fu scritta una nuova costituzione, la quale permetteva la costituzione ed il riconoscimento dei partiti politici, questa stabiliva chiaramente che i Siriani formano un'unica entità, senza considerare a quale setta o religione appartengano! Poi, però, la questione della presidenza (che deve andare ad un mussulmano) ci ha deluso. Tuttavia, non lo considerammo una questione su cui imbastire una lotta, piuttosto la accettammo, riservandoci di sollevare la discussione in un secondo momento, quando la nostra patria avrebbe superato la crisi.
La situazione qui in Siria è ben conosciuta, la si può seguire nei notiziari in televisione e su altri media. Ma una cosa molto importante, la quale non è possibile apprendere dai media, è che noi siamo forti anche se viviamo in condizioni molto difficili. Alcune località sono più sicure di altre, ma noi viviamo in circostanze economiche negative. Inoltre le nostre famiglie soffrono di problemi sociali molto seri, a causa di furti, rapimenti, bombardamenti, uccisioni, disoccupazione, ecc... Il rapimento dei nostri due amati fratelli, S.E. il Metropolita Yohanna Ibrahim e S.E. il Metropolita Boulos Yazigi di Aleppo hanno colpito i cristiani di Siria, perché essi sono messaggeri di pace e stanno lottando per il bene di tutti gli esseri umani.
D'altronde, le Chiese fanno il loro meglio, continuano con le loro liturgie, con le loro preghiere, sostengono e confortano i fedeli. Abbiamo fatto richieste di aiuto materiale, di donazioni, abbiamo organizzato raccolte di denaro (e ancora oggi continuiamo a farlo, perché ancora abbiamo bisogno di sostegno), per poter offrire aiuto umanitario, medico, educativo e finanziario per sostenere i nostri fedeli.
Potrò sembrare ottimista, eppure riconosco che viviamo in una situazione molto difficile, in mezzo alla guerra. Sono sicuro che possiamo fare del nostro meglio per aiutare le persone, perché abbiamo scelto la parola di Dio come faro che ci illumina e ci guida in questo tempo buio. La parola di Dio dice: “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16, 33).
Siamo coscienti delle difficoltà che stiamo attraversando, ma sappiamo che voi siete solidali con la nostra Chiesa e ci sentiamo assicurati dal fatto che voi vi ricordate di noi nelle vostre preghiere. Abbiamo speranza nel fatto che la volontà di pace del popolo siriano vincerà tutti questi problemi e che otterremo amore, armonia e sicurezza.
Siamo fiduciosi nel fatto che lo Spirito Santo ci guiderà verso nuove opportunità per trovare vie nuove verso il dialogo ecumenico ed interreligioso, la cooperazione e la testimonianza del messaggio del Vangelo.
Vorrei  riassumere il mio intervento in quattro punti molto importanti, che non dovrebbero essere dimenticati.
 
 
1. La Siria è Terra Santa cristiana, ed il cristianesimo appartiene alla Siria;
2. Godiamo di  sane e vivaci relazioni ecumeniche ed interreligiose;
3. Noi cristiani siamo una parte inscindibile della Siria;
4. Non siamo cristiani IN Siria, siamo CRISTIANI SIRIANI.
Prima di terminare il mio intervento, lasciate che rivolga a voi (le Chiese sorelle d'occidente) tre richieste, o tre domande, per altrettante cose che potete fare per noi in uno spirito ecumenico:
1. Noi, in quanto cristiani del Medio Oriente ci aspettiamo che le nostre Chiese sorelle d'occidente assumano un atteggiamento ben determinato. Solo dalle Chiese d'occidente possiamo aspettarci che alzino la loro voce oppure che agiscano contro i politici e coloro che intendono utilizzare la religione per giustificare la guerra combattuta per interessi economici e politici. L'autorità morale della Chiesa ha un suo peso e un suo valore di fronte alle decisioni di politica internazionale. Una causa di molti problemi è spesso il fatto che la politica internazionale dell'Occidente ignora l'esistenza di cristiani in Siria (la Terra Santa), e che considera il nostro come un paese o una società terrorista.
2. In quanto rappresentanti di varie Chiese dovete testimoniare dell'origine del cristianesimo e della vita cristiana in Siria nelle vostre Chiese e Comunità. Siate i nostri ambasciatori ed avvocati nelle vostre Chiese. Approfittate di ogni occasione … parlate a tutti … nelle vostre predicazioni parlate della Siria come di Terra Santa e della presenza cristiana in Siria, di modo che ognuno possa capire che la Siria non è un paese islamico e che l'Islam non significa automaticamente terrorismo. Ci sono anche cristiani che vivono in Siria.
3. LA PREGHIERA. Talvolta parliamo e discutiamo delle azioni, delle dichiarazioni, degli sforzi fatti da politici o dalle istituzioni internazionali. Ma non dimentichiamoci del potere della preghiera. Vi prego: pregate per noi e siate sicuri che anche noi preghiamo per voi e per la pace nel mondo. Ognuno cerca di risolvere la crisi siriana in molte maniere, persino con le armi, ma solo noi possiamo capire qual'è la via più potente per raggiungere la pace in Siria: è la PREGHIERA. E' per questo che ringrazio Dio per le vostre preghiere per noi.
Sono assolutamente sicuro che lo Spirito Santo conduce la Chiesa ed il nostro servizio all'interno della Chiesa di Gesù Cristo. Noi siamo un gregge, un piccolo gregge, ma non siamo spaventati delle attuali sfide.
Che Dio benedica i nostri sforzi nell'unirci per raggiungere una vita migliore, nella pace e nell'armonia, testimoniando la fede del Vangelo.
Che il nostro Signore Gesù Cristo che ha sofferto ed è stato crocifisso ed è risorto per la salvezza del mondo intero possa portare la pace in Siria e nell'intera regione.
 

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