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Icona della Madre di Dio della Misericordia


 
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L'icona della Madre di Dio della Misericordia rappresenta l’amore di Dio per i poveri, che guida la Chiesa, ed è fondamento del carisma della Comunità di Sant’Egidio.
Maria è simbolo e Madre della Chiesa, Comunità dei discepoli. La sua figura è rappresentata in piedi, al centro dell’icona: la sua mano destra è rivolta al Signore nella preghiera, mentre la sinistra racchiude un pane ed è rivolta in basso, verso i poveri: perché la fedeltà all'ascolto del Vangelo e la preghiera sono la fonte della carità.
La scritta è tratta dalle prime parole di una delle più antiche invocazioni a Maria, conosciuta già dal III secolo, che la Comunità canta nella preghiera:
“Sotto la protezione della tua misericordia
ci rifugiamo Madre di Dio.
Non disdegnare nella difficoltà
la nostra supplica.
Ma liberaci dai pericoli,
Tu la sola santa e benedetta”.
Il fondo d'oro è segno della presenza di Dio: l'oro infatti è simbolo della luce incorruttibile.

Attorno a Maria, tutto quanto è rappresentato nell'icona si riferisce alla parabola del giudizio, al capitolo 25 del Vangelo di Matteo, quando il Signore raccoglierà attorno a sé tutti i popoli. Il Signore, infatti, chiama tutti ad “accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, chi è straniero, nudo, malato, in carcere”, come ha detto papa Francesco nella liturgia per l'inizio del suo ministero di vescovo di Roma.


Gli angeli nel cielo portano scritte tra le loro mani le parole di Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25, 40). Nel volto dei poveri riconosciamo i tratti del volto stesso del Signore.  Per questo nell'icona Gesù porta ancora sul suo corpo le stigmate della croce. E allarga le sue braccia per accogliere i giusti, coloro che hanno vissuto la misericordia, ai quali rivolge l'invito: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi”.
Il Signore poggia i suoi piedi sulla terra, dove ancora oggi tanti sopportano il dolore della croce, ma siede sull'arcobaleno, segno dell'alleanza di Dio con gli uomini, segno dell'unità nella diversità, segno della pace. La misericordia, infatti, fondata sulla preghiera e vissuta nell'amore per i poveri, è la fonte della pace tra gli uomini. In questo spirito la Comunità prega e lavora per la pace: e proprio il 4 ottobre 2012 abbiamo ricordato il ventesimo anniversario della pace in Mozambico.

Le scene laterali riprendono le parole del Signore Gesù nella stessa parabola:

Avevo fame e mi avete dato da mangiare.  Sono molti i luoghi in cui la Comunità incontra chi è affamato: le mense per i poveri, i centri nutrizionali per i bambini in Africa, le cene itineranti per chi vive per strada. Abbiamo scelto di raffigurare il pranzo di Natale, a cui simbolicamente siedono tutti i poveri: un uomo senza dimora, un disabile del movimento degli Amici, un'anziana, una donna africana, una donna zingara con il suo bambino, che va alla Scuola della Pace. Un giovane ed un uomo servono alla tavola, perché nella Comunità si realizza quanto ha detto il papa Benedetto XVI in occasione della sua visita alla mensa per i poveri della Comunità di Roma il 27 dicembre 2009: “Qui oggi si realizza quanto avviene a casa: chi serve e aiuta si confonde con chi è aiutato e servito, e al primo posto si trova chi è maggiormente nel bisogno”.

Avevo sete e mi avete dato da bere. L'accesso all'acqua rappresenta un grave problema per tanti oggi nel mondo. Per questo la Comunità ha costruito pozzi in Africa e in altri paesi, per liberare dalla sete chi vive nella siccità o lontano dalle sorgenti.

Ero malato e abbandonato e mi avete visitato. L'icona è stata dipinta in occasione del trentesimo anniversario della morte di Modesta Valenti, un'anziana donna senza dimora, morta nella stazione ferroviaria di Roma trenta anni fa, nel 1983. Non fu soccorsa e portata in ospedale, perché era sporca. Da allora, ogni anno, la Comunità nella liturgia fa memoria di Modesta e con lei di tutti coloro che sulla strada vivono e, troppo spesso, muoiono. Nell'icona è raffigurata Modesta che, morente, è accolta dall'angelo del Signore tra le sue braccia. Un altro angelo ferma un uomo che sta passando oltre, insieme alla sua bambina. Misericordia è anche accompagnare chi è indifferente a diventare amico dei poveri.

Ero carcerato e siete venuti a trovarmi. La visita è il primo gesto di amicizia per i prigionieri. Nelle carceri spesso sono detenuti anche bambini innocenti con le loro madri. Scrivere e ricevere una lettera libera dalla terribile solitudine centinaia di condannati a morte non solo negli USA, ma anche in Cameroun, Zambia, o dove, come in Russia, le sentenze capitali sono state commutate in ergastoli. Grazie alla Comunità, amici in tutto il mondo li accompagnano e lottano per l'abolizione della pena di morte. La Comunità, inoltre, è impegnata in molti paesi per liberare i prigionieri: basta una piccola somma di denaro per pagare la tassa di estinzione della pena. Una tassa che, se non pagata, costringe a rimanere in carcere un tempo indefinitamente lungo anche per piccoli reati. Tutto questo è raffigurato nell'icona.


Ero nudo e mi avete vestito. Molti dei nostri amici che vivono per strada o nelle carceri mancano del necessario per lavarsi e per vestirsi, come molti anziani poveri, soli, che vivono abbandonati in istituto. Nei paesi più freddi anche ricevere una coperta per coprirsi la notte può salvare la vita.

Ero straniero e mi avete accolto. Uomini e donne in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle persecuzioni rischiano ogni giorno la vita per poter raggiungere un futuro migliore. Molti, nessuno sa quanti, muoiono nel deserto o traversando il mare, come raffigurato nell'icona. Un angelo prende per mano e salva il naufrago, mentre offre una casa, segno di ospitalità ad una famiglia di emigranti.
Infine, chi vive la misericordia, dando da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, visitando i malati, andando a trovare i carcerati, vestendo i nudi e accogliendo gli stranieri, nell'icona è raffigurato come un angelo. L'angelo è colui che annuncia la buona notizia dell'amore del Signore per ogni uomo, specialmente per i poveri. Anche noi siamo chiamati a divenire angeli, testimoni dell'amore di Dio, che cambia il mondo a partire dall'alleanza con i poveri.

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