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8 Settembre 2014 09:30 | Auditorium Elzenveld

Intervento


Noriaki Nagao


Rappresentante Tenri Kyo, Giappone
Innanzitutto vorrei ringraziare di cuore il Presidente, i partecipanti e soprattutto la Comunità di Sant’Egidio per avermi dato l’opportunità di partecipare a questo convegno.
 
Vorrei cogliere quest’occasione per riflettere non solo sulla dignità della vita umana, ma anche sul significato insito nel ricevere nuovamente la vita in questo mondo. Questo perché a livello mondiale si riscontra un grande sconvolgimento dell’ambiente che circonda la vita dei bambini e dei più giovani.
Recentemente in Giappone in un ospedale è stata effettuata la fecondazione in vitro ad una coppia che non poteva avere figli, utilizzando lo sperma del padre del marito della coppia. Quindi, biologicamente parlando, il nascituro non sarebbe effettivamente il figlio naturale della coppia, bensì il fratello minore del marito. E, vedendo le cose dal punto di vista del bambino, colui che sulla carta risulterebbe il nonno paterno, è in realtà il padre naturale.
D’altro canto vi sono molti Paesi in cui viene praticata la maternità surrogata, dove, se da una parte non si svela l’identità del genitore biologico al bambino, dall’altra si intentano cause sulla base del proprio diritto di conoscere i genitori naturali.
In un altro caso successo recentemente, su richiesta di una coppia di stranieri, una donna tailandese ha affittato l’utero, ma partorito dei gemelli. Secondo i media, durante la gravidanza, era stato accertato che uno dei bambini fosse affetto dalla sindrome di down e che alla donna fosse stato richiesto di interrompere la gravidanza. Tuttavia la donna l’ha portata avanti, partorendo poi i gemelli. La coppia di stranieri ha però rifiutato di prendere in adozione il bambino affetto da questa sindrome, mentre la madre naturale ha deciso di crescere questo bambino. Il sostegno nei confronti di questo bambino si sta allargando giorno dopo giorno da quando la notizia ha fatto il giro del mondo attraverso internet. 
 
Il dibattito sulla pratica della maternità assistita si sta facendo sempre più accesa. Si dice che vi sono Paesi in cui la pratica della maternità assistita su richiesta di coppie di stranieri stia diventanto un vero business.
D’altro canto, l’anno scorso, solo in Giappone, l’intervento degli assitenti sociali in casi di violenza sui minori sono ammontati a ben 73.000 casi. Questo significa che in Giappone mediamente vengono trattati giornalmente oltre 200 casi di violenza sui minori.
A Tokyo, lo scorso luglio, un ragazzo, che subiva maltrattamenti dal nuovo marito della madre, ha scelto di mettere fine alla propria vita. Secondo quanto riportato dai media, sembra che questo nuovo marito della madre avesse addirittura minacciato il ragazzo perché si suicidasse entro le 24 ore successive.
 
Credo sia arrivato il momento in cui noi tutti dobbiamo fermarci e riflettere sul significato della vita. Il punto di collegamento di questi casi è questo: manca totalmente il punto di vista del bambino.
Ovviamente è comprensibile il desiderio di una coppia di volere a tutti i costi un bambino. Tuttavia, il bambino non nasce su questa terra solo per “accontentare” i genitori. Come si potrebbe sentire un bambino se dovesse sapere che è stato un puro strumento economico per poter guadagnare di più? L’animo di un bambino potrebbe subire gravi conseguenze il giorno in cui venisse a sapere che il padre, che ha sempre considerato essere il “vero” padre, non è il padre naturale.
D’altro canto, i genitori che maltrattano i prori figli senza alcun motivo e senza che questi ne abbiano alcuna colpa, si saranno mai chiesti come si potrebbero sentire questi bambini? I bambini non sono una mera proprietà dei genitori.
 
La fondatrie del Tenrikyo, Miki NAKAYAMA, in un versetto del canto del Servizio, ci insegna sulla Verità del marito e della moglie utilizzando queste parole: “ad immagine della terra e del cielo, formo marito e moglie; e questo è l’inizio di questo mondo”. 
I coniugi sono creati ad immagine della terra e del cielo. La luce del sole e la pioggia si riversano dal cielo sulla terra. E la terra, ricevendone in abbondanza, genera tutte le creature. Attraverso questa collaborazione tra cielo e terra, si nutrono le vite così generate. Questo non è altro che la descrizione della creazione di questo mondo, ma allo stesso tempo è anche la descrizione del rapporto coniugale. E questo rapporto continuerà nel tempo. Terra e cielo. In altre parole, solo grazie allo scrupoloso lavoro dei coniugi, si potrà avere la benedizione di ricevere e crescere una nuova vita.
Inoltre dice: “la procreazione è opera di Tsukihi, anche la nascita è opera di Tsukihi”. Tsukihi è Dio. Ogni bambino viene creato in quel momento, in quel luogo e in quella coppia grazie ad un profondo disegno di Dio e del Suo intervento. Un bambino non “arriva” in una data coppia senza alcun motivo. Ovviamente a noi umani non è stato dato modo di comprenderne i motivi, ma questi ci sono. Nel Tenrikyo questi “motivi” vengono chiamati Innen.
Secondo il Tenrikyo, i nostri corpi sono cose date in prestito da Dio. Il fatto che questi corpi sono cose date in prestito da Dio, il fatto che ci venga dato in dono una vita o il fatto stesso di essere in vita, è tutto grazie all’immensa protezione di Dio. In altre parole, nonostante siamo soliti riferirci a “mio figlio”, “mia moglie” o “mio marito”, sia i figli che la moglie non solo altro che “prestiti” fatti da Dio. Non sono affatto una nostra proprietà. 
Che il corpo sia una cosa data in prestito da Dio, non fa di noi degli esseri sottomessi a Dio. Questo perché ci è stata data la libertà del cuore. Con un cuore che possiamo liberamente usare, l’uomo deve vivere utilizzando il corpo in modo consapevole e retto, tenendo sempre a mente che il corpo è una cosa avuta in prestito. Sono fermamente convinto che questo sia il modus vivendi dell’essere umano.
Riflettiamo. Quando ci facciamo prestare qualcosa, che sia una macchina, una casa o dei vestiti, dobbiamo cercare di non danneggiarla, di prendercene cura e di utilizzarla correttamente. Lo stesso vale anche per la nostra stessa vita. Essendo una cosa avuta in prestito, dobbiamo per così dire “utilizzare” la nostra vita con premura e secondo la volontà di Dio, Colui che ci ha prestato questa vita. Non solo quella altrui, ma anche il nostro corpo è una cosa preziosa dataci in prestito da Dio. Ovviamente è fuori discussione che la si danneggi.
Durante il tempo concessoci su questa terra, i coniugi, i figli, sono tutti rispettivamente dei “prestiti” fatti da Dio. Non solo. Queste relazioni famigliari esistono per un qualche motivo profondo, per l’innen che abbiamo. Nel momento in cui avremmo piena comprensione del nostro Innen, allora dal profondo del cuore sgorgherà la gioia dell’essere diventati marito e moglie, genitori e figli. Dobbiamo poi essere premurosi nei confronti delle mogli, rispettare i mariti e crescere i figli con tanto amore. Non solo. Non dobbiamo tenerci stretti questa gioia solo per noi stessi, ma è necessario diffonderla intorno, in tutto il mondo. Credo che questo sia il lavoro che noi, uomini di religione, siamo chiamati a fare.
 
Colgo l’occasione per parlarVi di un’attività intrapresa dalla moglie di un capo della chiesa dei Tenrikyo, nonché genitore affidatario. 
Attualmente sono tanti i capi delle numerose chiese del Tenrikyo che hanno scelto di diventare dei genitori affidatari, prendendo sotto le proprie ali bambini e ragazzi che, per un motivo o un altro, non possono più vivere con i propri genitori. La moglie di questo reverendo in particolare accoglie sempre il nuovo bambino dato in affido, dicendogli “bentornato” e non un semplice “benvenuto”. Aggiunge, dicendo: “Questa è casa tua”.
Vi è stato un caso di una bambina, che, forse a causa di un ambiente famigliare complesso, aveva la brutta abitudine di picchiare le persone senza alcun motivo apparente. Il Reverendo di questa chiesa fece una promessa con questa bambina : non avrebbe dovuto in alcun modo picchiare gli altri alunni a scuola. Ovviamente la bambina tornava a casa piena di rancore, che era riuscita a controllare a scuola. Infatti, per sfogare la sua rabbia prendeva a pugni i muri della chiesa. Era naturale che le mani iniziassero a sanguinare. E la moglie del reverendo le lavava le mani macchiate di sangue. Giorno dopo giorno.
Nel lavare quotidianamente le mani insanguinate, poco a poco, la distanza fisica tra la moglie del reverendo e della bambina divenne sempre più piccola, arrivando infine a sovrapporsi. Non si era accorciata solamente la distanza fisica. Infatti, la distanza fisica è in realtà indice della «distanza del cuore, dell’amore. E questo non è altro che un processo quasi naturale, in cui un bambino in affidamento diventa un proprio figlio. Con il tempo questa bambina perse l’abitudine di picchiare, maturando invece una premura e l’amore per il prossimo, diventando poi una persona adulta di tutto rispetto. E’ superfluo dire che ancor oggi, questa ragazza nutra un affetto particolare nei confronti di questi genitori affidatari, come se fossero i suoi genitori naturali.
 
La vita di tutti gli uomini della terra non è altro che una cosa avuta in prestito da Dio. Per la sua sacralità, è assolutamente proibito abusarne. E’ qualcosa di immensamente prezioso, insostituibile. Noi tutti, che viviamo su questa terra, abbiamo il compito di proteggere e di crescere queste vite. E’ questo il ringraziamento supremo che possiamo fare a Dio, colui che ci ha prestato la vita.
 
Arrivati alla fine del mio discorso, vorrei citarVi un versetto dell’Ofudesaki, una delle nostre scritture.
 
“I corpi degli uomini sono cose date in prestito da Dio, con quale pensiero li utilizzate?” 
(Ofudesaki, 3:41)
 
Grazie per l’ascolto.
 

 

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