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8 Settembre 2014 16:30 | Thomas More, Campus Carolus, Aula 005

Intervento


Klaus Krämer


Presidente di Missio Aachen, Germania

Cari Signori e Signore,

cari amici di diverse religioni e confessioni che formate con me questa tavola rotonda,

I miei ringraziamenti a Sant‘Egidio per l'invito a questo incontro e specialmente per avermi invitato a prendere parte a questa tavola rotonda. Se l'International Catholic Mission Association non avesse già uno slogan, il titolo di questa conferenza potrebbe anche servire come motto per il lavoro dei suoi circa 150 cooperanti. Lo scopo del sostegno ai nostri partner di progetti in Africa, Asia e Oceania è dopo tutto aiutare i poveri e creare una società più umana. Tuttavia alla base di questi sforzi non c’è uno scopo economico ma la convinzione che agiamo per conto di Gesù. Il lavoro sociale e per il welfare come principio Cristiano fondamentale fa parte della natura dei Cristiani ed è ciò che li caratterizza. L'amore di Dio e degli esseri umani nostri simili sono messaggi centrali del Nuovo Testamento e non devono per nessuna ragione essere divisi. Questo doppio comandamento è come se fosse un concentrato degli insegnamenti di Gesù e il messaggio del Regno di Dio contenuto in essi implica la radicale, liberante e risanatrice dedizione agli uomini nostri simili  La parabola del Buon Samaritano (Luca 10,30b-35) è una rappresentazione centrale di questo. Agisce, secondo l'esempio istituito da Gesù – per Dio.

Così le azioni della Chiesa hanno anche sempre una dimensione sociale. La sensibilità sociale e l'amore attivo e che si fa vicino sono stati tra i tratti più eccellenti della Cristianità fin dalla Chiesa delle origini. Con questo testimoniamo anche la nostra fede e il messaggio di salvezza di tutti gli uomini, specialmente in quei luoghi in cui la dedizione è rivolta a persone a cui è stata negata l'attenzione generale e la stima. Così le nostre azioni come Cristiani si rivolgono proprio a quelle persone che sono ai margini della società e che sono dimenticate dagli altri. Sono grato che Papa Francesco affronti questo argomento nella sua profetica esortazione apostolica Evangelii Gaudium quando scrive: .„Si tratta di imparare a scoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste.  . […] Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri.“ Con questo in mente Missio sostiene circa 1.000 progetti in oltre 70 paesi in  Africa, Asia e Oceania. Molti partner dei progetti di Missio si concentrano consapevolmente sulle regioni dei loro paesi che sono particolarmente affette dalla povertà. Ciò normalmente non succede per motivi puramente di politica di sviluppo, ma è sostenuto dall'idea che la Chiesa dovrebbe essere particolarmente attenta ai poveri. Non dovrebbe solo lavorare PER ma soprattutto CON I poveri, prenderli sul serio, lasciare che giochino un ruolo. Dalla prospettiva di Missio mi piacerebbe fornire tre esempi: uno dall'Egitto, uno dal Pakistan e un progetto della Repubblica Democratica del Congo.

Egitto (Progetto M 143.000-11/004): I fondatori dell'Associazione dell'Alto Egitto per l'Istruzione e lo Sviluppo, in particolare il Gesuita Henri Ayrout, si concentrarono deliberatamente sui villaggi più poveri dell'Alto Egitto negli anni Quaranta. Volevano elevare il livello dell'istruzione, non come si faceva abitualmente a quell'epoca attraverso le scuole missionarie nelle città del Cairo e di Alessandria, dove i figli di un'élite educativa ricevevano un'istruzione, ma nella valle del Nilo, dove le famiglie povere di agricoltori potevano a stento contribuire al mantenimento dei figli a scuola, dove non c'era quasi consapevolezza del valore dell'istruzione scolastica, dove il lavoro sociale con  le famiglie dei bambini era importante proprio come la scolarizzazione stessa. Non si trattava solo dell'istruzione formale per i bambini, ma dell'educazione dell'intera persona,  dell'intera famiglia e della comunità del villaggio. Ancora oggi l'organizzazione si occupa degli scolari più poveri e, attraverso il programma di scolarizzazione, cerca di dare un contributo alla convivenza pacifica di Cristiani e Musulmani in Egitto. Oggi fa funzionare 35 scuole primarie, 18 “scuole parallele”  per ragazzi che avevano abbandonato gli studi d'età compresa tra 9 e 15 anni e circa 100 corsi di alfabetizzazione per uomini e donne oltre i 15 anni in Alto Egitto. Attraverso la scuola si raggiungono anche i genitori. Un aspetto importante per AUEED è Il programma di accompagnamento extra curricolare: esso include attività culturali, tirocinio professionale nel proprio ambito di lavoro per i giovani, e qualificazione per le donne. 

Pakistan (Progetto M 328.004-13/002, vedi anche „Kontinente“ Sett./Oct. 2014, S. 26 ff.): Nel Sindh, un'area deserta nel sud est del Pakistan, le Sorelle della Presentazione lavorano con i gruppi etnici semi-nomadi dei Kutchi Kohli e dei Parkari Kohli. Sono originariamente Indù del ceto sociale più basso, Dalits o “Intoccabili”. La maggior parte di loro lavora come braccianti a giornata o fittavoli nei campi dei ricchi proprietari terrieri. Coltivano cotone o canna da zucchero. Molti sono pesantemente indebitati con i loro datori di lavoro; i loro figli sono praticamente nati vincolati dal debito, da cui non riescono a liberarsi per tutta la vita. Vivono nel costante timore dei proprietari terrieri, che talvolta hanno proprie prigioni per rendere i loro lavoratori più sottomessi. L'istruzione scolastica per i bambini è una spina nel fianco per molti proprietari terrieri; fanno di tutto per impedire alle famiglie di mandare i propri figli a scuola, perché la mancanza di istruzione contribuisce al fatto che sia impensabile  una liberazione dal vincolo del debito. Le donne in questa società sono in una situazione particolarmente brutta perché non solo devono soffrire la violenza dei proprietari terrieri, ma anche non hanno la parola in una società maschile. Le Sorelle della Presentazione scelgono esattamente questi gruppi della popolazione e tra questi le donne particolarmente svantaggiate per lavorare con loro per creare una società più umana. Vogliono far sì che i braccianti a giornata, molti dei quali sono praticamente schiavi dei debiti, e soprattutto le donne si attivino, così da avere più possibilità di forgiare le proprie vite. In termini concreti, oltre al classico lavoro pastorale e alla catechesi le Sorelle compiono un lavoro per risvegliare la consapevolezza degli elementari diritti umani, della giustizia, dei diritti delle donne e delle ragazze, e aiutano con la cura della salute e l'istruzione elementare.

Repubblica Democratica del Congo (Progetto M 115.007-13/010): Le due province del Nord e del Sud Kivu nell'est della Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi più poveri e strutturalmente più deboli dell'Africa, sono state afflitte per anni da combattimenti pesanti associati a violazioni di massa dei diritti umani. Le truppe del governo, vari gruppi di ribelli, la cosiddetta milizia di auto-difesa e truppe dai paesi vicini si sono costantemente fronteggiate con alleanze mutevoli; le truppe dell'ONU cercano di proteggere la popolazione civile, e ciò è possibile solo in un raggio d'azione limitato, vista la situazione militare e le condizioni geografiche. Rappresentanti della popolazione locale protestano per stupri e saccheggi da parte dei soldati del governo che non sono stati pagati per parecchi mesi, e per i brutali atti di rappresaglia da parte dei ribelli contro la popolazione civile.  Le donne e le ragazze in particolare devono subire rapimenti e stupri brutali, ma anche gli uomini diventano vittime di violenze sessuali. Ciò tuttavia di solito è coperto da un velo di silenzio.

In questa situazione la Commissione Giustizia e Pace diocesana conduce le sue attività nel campo del supporto psico-sociale e della cura delle vittime della violenza. Una parte dell'idea è una grandissima discrezione per impedire che le vittime diventino stigmatizzate ed emarginate. Così i colloqui con le vittime di solito non si svolgono nei locali dell'ufficio dell'organizzazione, ma nelle case parrocchiali. Oltre alla cura psicologica delle vittime, ulteriori aspetti sono la sensibilizzazione delle comunità e delle famiglie al problema della violenza sessuale e il trattamento delle vittime, l'organizzazione di cure mediche o supporto legale, il documentare le violazioni dei diritti umani, la cura della salute e la scolarizzazione per i bambini nati in conseguenza di stupri, la reintegrazione sociale delle vittime di violenza, ivi compreso il finanziamento iniziale per misure che producano introiti (commercio al dettaglio, allevamento di piccoli animali).

In tutti e tre i progetti diverse cose appaiono chiare: 

1. La povertà, specialmente la povertà estrema come nel caso dei progetti in Pakistan e in Congo, favorisce le violazioni dei diritti umani, dal momento che la gente – in parte per mancanza di istruzione, in parte per mancanza di possibilità finanziarie – non può difendersi. 

2. In particolare sono colpite le donne in un ambiente dominato dalla povertà: hanno il peso di una doppia responsabilità – non solo devono contribuire perché la loro famiglia abbia abbastanza da sopravvivere ogni giorno lavorando, ma sono anche responsabili dell'allevamento dei figli e della cura della casa. In più sono particolarmente esposte alla violenza sessuale o a quella domestica, le quali aumentano entrambe con l'estrema povertà e l'insicurezza ad essa connessa.

3. La situazione dei poveri non cambierà a lungo termine se noi ci limitiamo a “far qualcosa per loro”, ma solo rendendoli capaci di diventare essi stessi attori che possono cambiare la loro situazione in meglio per conto proprio, anche se solo con piccoli passi.

Signori e signore, attraverso il nostro lavoro – che è sostenere i nostri partner di progetto – vogliamo rendere possibili questi piccoli passi, così che la situazione dei poveri migliori e un mondo di giustizia, libertà e pace possa crescere. Siamo convinti che questo sia il nostro compito come Cristiani e che questo compito possa essere realizzato con tutte le persone di buona volontà. Solo insieme si può creare una società umana. Noi ardiamo dal desiderio di raggiungere questo scopo e da questo ardore cresce la passione delle nostre attività.

 

 

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