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The Everyday Prayer


 
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Church of Sant'Egidio, Rome


Reading of the Word of God

Alleluia, alleluia, alleluia

Whoever lives and believes in me
will never die.

Alleluia, alleluia, alleluia

1 Chronicles 23, 1-6.24-32

When David had become old and full of days, he made his son Solomon king of Israel,

and then summoned all the leaders of Israel, with the priests and Levites.

A census was taken of those Levites thirty years old and upwards. On a count of heads, they numbered thirty-eight thousand men;

twenty-four thousand were responsible for the service of the House of Yahweh, six thousand were officials and judges,

four thousand were gatekeepers and four thousand praised Yahweh on the instruments which David had made for praising him.

David then divided the Levites into classes: Gershon, Kohath and Merari.

These were the sons of Levi by their families, the heads of families, and those registered by name, individually; whoever was twenty years old or upwards had his function in the service of the Temple of Yahweh.

For David said, 'Since Yahweh, God of Israel, has given rest to his people Israel and has taken up residence in Jerusalem for ever,

the Levites need no longer carry the Dwelling or any of the objects required for its service.'

For, according to the last words of David, the Levites who had been registered were of twenty years and upwards.

Their duty now is to help the sons of Aaron in the service of the House of Yahweh, in the care of the courts and rooms, the purification of all the holy things, the work for the service of the House of God,

the loaves of permanent offering, the flour for the oblation, the wafers of unleavened bread, the pan-baked materials, the unmixed materials and all measures of volume and length.

Furthermore, they have to be present every morning to give thanks and praise to Yahweh, and also in the evening,

and at the bringing of every burnt offering to Yahweh on Sabbath, New Moon or solemn feast, appearing regularly before Yahweh in accordance with the numbers required of them.

In serving the Temple of Yahweh they observe the ritual of the Tent of Meeting, the ritual of the sanctuary and the ritual of their kinsmen, the sons of Aaron.'

 

Alleluia, alleluia, alleluia

If you believe, you will see the glory of God,
thus says the Lord.

Alleluia, alleluia, alleluia

Il capitolo ventitre e gli altri quattro che lo seguono (24-27) parlano dell’organizzazione del servizio al tempio e, in particolare, dell’elenco dei leviti con i loro compiti, come pure dei sacerdoti, dei cantori e dei portieri; quindi, anche i comandanti dell’esercito e gli altri funzionari regi. Questi capitoli non trovano alcun riscontro nei libri di Samuele; sono propri delle Cronache. L’intento degli elenchi è analogo a quello delle genealogie, ossia legare l’origine del culto allo stesso Davide. In effetti, il Cronista riporta l’organizzazione del tempio come si svolgeva al suo tempo, ossia nel IV secolo avanti Cristo. Ma l’intento è appunto quello di far risalire a Davide, e quindi a Dio stesso, la strutturazione del culto del tempio alla sua epoca. Osservare le disposizioni vigenti significava restare nel solco dell’alleanza che Dio aveva stabilito con il suo popolo al tempo di Davide. Il culto stabilito dopo l’esilio rispondeva a quello preesilico: in tal modo la tradizione liturgica e cultuale era il vero fondamento della vita di Israele. Ovviamente i lettori a cui il Cronista si rivolgeva avrebbero compreso con chiarezza che se volevano restare nel solco del popolo dell’alleanza avrebbero dovuto conservare quanto era stabilito da Davide e dai suoi successori. A differenza del primo libro dei Re - ove si racconta che Davide dopo l’episodio dell’aia di Ornan invecchia tra lotte e intrighi per la successione - qui l’unica attività di Davide sembra appunto l’organizzazione del culto nel tempio. Il re è ormai vecchio e "sazio di giorni" (v. 1), un’espressione bella che suggerisce la benevolenza con cui Dio ricompensa la vita dei giusti. Ebbene, Davide, consapevole della sua fine, insedia sul trono il figlio Salomone. Raduna "tutti i capi di Israele, i sacerdoti e i leviti" (v. 2) e stabilisce le diverse prerogative di ciascun gruppo. Il momento è propizio: "Il Signore, Dio di Israele, ha concesso la tranquillità al suo popolo e si è stabilito a Gerusalemme per sempre" (v. 25). Il culto nel tempio diviene la grande preoccupazione di Davide. E ha ragione. La preghiera e il culto al Signore costituiscono il fondamento della identità stessa di Israele. I membri della tribù di Levi - sono i primi ad essere individuati - sono incaricati di provvedere a tutto ciò che serve nel tempio per la preghiera e per i sacrifici. Le dettagliate disposizioni confermano la serietà di tale servizio, della preghiera e dei sacrifici. I leviti "dovevano presentarsi ogni mattina e ogni sera per celebrare e lodare il Signore" (v. 30) ed essere a disposizione dei sacerdoti: "Dovevano provvedere anche al servizio della tenda del convegno e al servizio del santuario e stavano agli ordini dei figli di Aronne, loro fratelli, per il servizio del tempio del Signore" (v. 32). Non si trattava di un servizio qualsiasi. Essi - e in questo viene indicata una consapevolezza indispensabile anche per noi cristiani - erano chiamati a "stare sempre davanti al Signore" (v. 31). Sono poche parole che chiariscono il senso stesso del culto ebraico, come anche di quello cristiano. L’ascolto di queste pagine è un richiamo anche a noi ad avere la consapevolezza di stare alla presenza di Dio quando la comunità si raduna per la preghiera, quando celebriamo la santa Liturgia.


10/06/2012
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