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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla seconda lettera di Paolo ai Corinzi 5,11-6,2

Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini; per quanto invece riguarda Dio, gli siamo ben noti. E spero di esserlo anche davanti alle vostre coscienze. Non ricominciamo a raccomandarci a voi, ma è solo per darvi occasione di vanto a nostro riguardo, perché abbiate di che rispondere a coloro il cui vanto è esteriore e non nel cuore. Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati, è per voi.

Poiché l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. E' stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.

E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti:

Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso.

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Paolo torna a spiegare il senso del suo ministero apostolico perché i Corinzi sappiano rispondere a coloro che si presentavano pieni di se stessi, vantandosi delle loro esperienze religiose e della loro sapienza. Paolo, invece, preso “in maniera folle” dall’amore di Cristo (“se siamo fuori di senno, lo siamo per Dio”), afferma che i credenti non vivono più per se stessi ma per Gesù che è morto e risorto per tutti. È questo il cuore del Vangelo. E chi lo accoglie diviene una creatura nuova perché trova il senso nuovo dell’esistenza: appunto, non vivere più per se stessi, che è il “Vangelo” del mondo, quello che tutti i presenti gridavano a Gesù mentre era sulla croce: “Salva te stesso!”. Il Vangelo di Cristo invece è l’amore che non conosce limite alcuno, l’amore che giunge a perdonare coloro che ci offendono e che spinge ad amare anche i nemici. Purtroppo è davvero difficile comprendere che questo è il cuore della vita cristiana e che questa è la vera novità di cui ha bisogno il mondo. Troppo spesso, invece, ci lasciamo prendere dalla schiavitù dell’amore solo per noi stessi. Abbiamo bisogno di continuare a volgere il nostro sguardo e il nostro cuore al Signore per apprendere da lui il senso della vita. Se lo accogliamo nel cuore, se ci nutriamo della sua parola e del suo corpo, se viviamo nella comunione con i fratelli, anche noi saremo rinnovati. Scrive l’apostolo: “Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (v. 17). Se restiamo uniti a Gesù e alla sua Chiesa siamo riconciliati con Dio. L’apostolo pertanto si fa ministro della riconciliazione, ambasciatore di Cristo, per essere rinnovato. Nessuno può riconciliarsi da se stesso, nessuno può autoperdonarsi. C’è bisogno dell’apostolo che continua a insistere: “Riconciliatevi con Dio!”. Il Signore, sembra dire Paolo, ci ama a tal punto da non imputarci neppure i nostri peccati, né ci condanna per essi. Gesù, infatti, pur di salvarci dalla condanna, si è fatto lui stesso peccato per noi. Ed ha affidato ai discepoli il ministero di riconciliazione. In un mondo lacerato dalle divisioni, divorato dal male e avaro nel perdonare c’è bisogno che i credenti manifestino misericordia, pietà, compassione. Tra i tanti momenti in cui manifestare l’amore e il perdono vi è quello tutto particolare rappresentato dal sacramento della confessione: è il momento alto in cui Dio si piega su di noi con una misericordia infinita. È la gioia dell’abbraccio con il Signore che il ministro in quel momento rappresenta.


13/04/2013
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