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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 19 (18), 8-10.15

8 La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

9 I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

10 Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti,

15 Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La liturgia ci fa iniziare il Salmo 19 con la lode alla legge del Signore. «La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima» (v. 8). Nei versetti precedenti il salmista ci spinge a contemplare l'amore del Signore che cantano i cieli e le stelle, il giorno e la notte. Il canto delle creature si diffonde ovunque: «Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio» (v. 5). È un canto che tutti possono ascoltare, grandi e piccoli, uomini e donne di una etnia o dell'altra, di una religione o di un'altra. L'intero creato, infatti, parla di Dio e del suo amore per l'uomo. Oggi, purtroppo, la voce del creato sembra non essere più udita dagli uomini. C'è una prevaricazione che porta sino alla distruzione dello stesso creato. L'uomo, che pure era stato messo da Dio al culmine della creazione, ha voluto dominarla con arroganza senza riconoscere il proprio limite di creatura. E la preoccupazione per sé, per il proprio guadagno, o per la propria nazione, ha fatto perdere di vista il rispetto dei diritti di tutti i popoli, di quelli di oggi e di quelli di domani, e dell'intera creazione, inquinandola e rendendola inabitabile. Ma oltre alle parole del creato, c'è anche la parola del Signore, la sua legge. È quanto il salmista vuole che noi oggi contempliamo. Dio ha parlato al suo popolo rivelandogli i suoi disegni, i suoi pensieri, le sue leggi, soprattutto il suo amore. Il salmista, in questa seconda parte del Salmo, canta un inno alla Parola del Signore: essa è perfetta e vivifica l'anima, è limpida e rischiara lo sguardo, è giusta e più desiderabile dell'oro, più dolce del miele. Sembra non stancarsi nel tessere l'elogio di questa parola, non solo per il suo valore, ma anche per gli effetti che essa produce: la Parola di Dio fa vivere, rende saggi, allieta il cuore, illumina lo sguardo. Di fronte ad essa spesso opponiamo il nostro orgoglio che la copre e la soffoca, come Gesù narra nella parabola evangelica del seminatore. Per questo facciamo nostra la preghiera del salmista: «Dall'orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere» (v. 14). Il nostro orgoglio spinge sempre a far tacere la Parola di Dio per far prevalere le nostre parole, le nostre volontà, le nostre scelte, le nostre abitudini. Ma se accogliamo nel nostro cuore la Parola del Signore e la mettiamo in pratica essa ritornerà verso il cielo piena di frutto. E anche noi, con il salmista, potremo cantare: «Ti siano gradite le parole della mia bocca, davanti a te il mormorio (così il vocabolo ebraico) del mio cuore, Signore, mia roccia e mio redentore» (v. 15).


14/01/2017
Vigilia del giorno del Signore


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