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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 23 (22), 1-6

1 Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.

2 Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.

3 Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

4 Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

«Quanto siamo felici di essere nelle mani di un tal pastore!» diceva Charles de Foucauld commentando questo Salmo. «Egli cerca il nostro vero bene e ci sa dare a ogni ora l'alimento necessario». Il pastore di cui parla il Salmo non è una semplice guida, è soprattutto il compagno di viaggio che condivide in tutto la vita delle pecore e in più le guida e le protegge: ha in mano il bastone con cui indica la strada e colpisce i nemici. Il Salmo coglie due situazioni che spesso angosciano l'uomo: la paura dei pericoli e l'incertezza del cammino da percorrere. Nel Salmo non c'è traccia di angoscia, perché il credente vive una profonda certezza: «Tu sei con me» (v. 4b). La presenza del pastore è amorevole e gratuita: «Mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome» (v. 3b). E il credente cammina sicuro perché poggia sulla solidità dell'amore di Dio più che sulle proprie forze. Ogni volta, invece, che cadiamo nella presunzione di essere pastori a noi stessi, ossia di lasciarci guidare dalle nostre abitudini, dalle nostre convinzioni, dal nostro orgoglio il cammino diventa incerto e il nemico più pericoloso. Solo il Signore è il pastore buono che ci raccoglie come un gregge. In Gesù si manifesta in pienezza l'immagine del pastore che cura, difende e guida il suo gregge verso pascoli erbosi. E qui, facendosi quasi beffa dei nemici, ci accoglie e ci sfama: «Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo, il mio calice trabocca» (v. 5). Il Salmo si chiude con la certezza della compagnia fedele del Signore: «Bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita» (v. 6). Il termine ebraico per bontà è tob, che significa felice, piacevole, bello, utile, ricco di senso; e la parola ebraica per dire fedeltà (hesed), significa amore fedele per sempre. Per questo la gioia del salmista è abitare nella casa del Signore, ossia stare nella comunità dei credenti radunata dal Signore come il pastore raduna il suo gregge.


04/02/2017
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