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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Il popolo zingaro, anche quello di fede musulmana, festeggia san Giorgio (+303 ca.) che morì martire per liberare la Chiesa.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Giovanni 6,60-69

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: "Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?". Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: "Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono". Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: "Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre".
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: "Volete andarvene anche voi?". Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La pagina evangelica che abbiamo ascoltato conclude il grande "discorso del pane" che Gesù sta facendo nella sinagoga di Cafarnao. L'intero testo che l'evangelista ci propone rivela una verità fondamentale: Gesù "è" il pane e non colui che "ha" il pane, come pensava la gente dopo aver visto il miracolo della moltiplicazione. Questa affermazione di Gesù come il pane della vita è sentita eccessiva anche dai discepoli: «Questa parola è dura», commentano. In quelle parole sentono che «mangiare la carne e bere il sangue» di Gesù significa – e in effetti è proprio così – accogliere in se stessi un amore così grande da coinvolgere in maniera totale la vita. «È troppo!» sembrano mormorare. L'amore che predica è un amore troppo grande, troppo esigente, troppo gratuito. Non possono accettarlo. Lo rifiutano perché preferiscono essere liberi da ogni vincolo. Abbracciare un tale amore significa lasciarsi coinvolgere in maniera profonda. Preferiscono abbandonarlo. Essi avrebbero magari accettato un Dio vicino, ma non che entrasse così profondamente nella loro vita. Amici sì, ma da lontano; discepoli, ma fino a un certo punto. Per Gesù invece il legame con lui è radicale e determinante. È questo il Vangelo che egli è venuto a comunicare agli uomini: la radicalità di un amore che porta a dare l'intera vita per gli altri sino alla morte. Questo amore senza limiti è più forte della morte. Non può perciò rinunciare a comunicare questo Vangelo di amore. E ai discepoli, che si scandalizzavano per queste parole, dice che lo sarebbero ancor più se lo vedessero «salire là dov'era prima». In verità, Gesù sa bene che solo con gli occhi della fede è possibile riconoscerlo e accoglierlo. E ripete loro: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». In tal modo ribadisce che senza l'umiltà di lasciarsi aiutare è impossibile comprendere la parola evangelica. Gesù, addolorato dall'abbandono di tanti discepoli, si rivolge ai «Dodici» (è la prima volta che compare questo termine nel Vangelo di Giovanni) e chiede loro: «Volete andarvene anche voi?» È tra i momenti più drammatici della vita di Gesù. Sarebbe potuto rimanere solo, ma non poteva rinnegare il Vangelo. L'amore evangelico o è esclusivo, senza limite alcuno, oppure non è. Pietro, che forse ha visto gli occhi di Gesù appassionati ma anche fermi, si lascia toccare il cuore e, prendendo la parola, dice: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna». Non dice "dove" andremo, ma «da chi» andremo. Il Signore Gesù è davvero l'unico nostro salvatore.


06/05/2017
Vigilia del giorno del Signore


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