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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Memoria di sant'Agostino di Canterbury (+605 ca.), vescovo, padre della Chiesa inglese. Per i musulmani inizia il mese di Ramadan.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Giovanni 16,23-28

Quel giorno non mi domanderete più nulla.
In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Nei giorni precedenti l'evangelista Giovanni ci ha mostrato il circolo di amore che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e che avvolge anche i discepoli. Il frutto di questo amore che si allarga è la gioia. I discepoli possono gioire perché non sono più soli e abbandonati al destino del peccato e della morte. La comunione con Gesù determina la nuova condizione dei discepoli, la figliolanza con Dio. I credenti perciò possono chiedere qualunque cosa al Padre ed Egli la concederà. Tale certezza è il motivo della gioia «piena». «Finora» dice loro Gesù «non avete chiesto nulla nel mio nome», ossia non si sono uniti a Gesù nella comunione del suo Spirito. La loro fede era ancora acerba, pensavano a Gesù in maniera umana, con le categorie del mondo. Per comprendere Gesù ed essere perciò uniti a lui è necessario accogliere nel nostro cuore il suo stesso Spirito. I discepoli lo riceveranno nel giorno della Pentecoste e li accompagnerà per tutti i loro giorni. Anche noi riceviamo lo Spirito nei segni sacramentali e ogni volta che la Parola ci viene annunciata. Come ai discepoli di allora anche a noi si aprono gli occhi del cuore, e comprendiamo il grande mistero di amore che ci avvolge. Gesù lo aveva detto loro poco prima: «Vi ho detto questo mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paraclito... vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,25-26). La comunione con Gesù non è il frutto di conoscenze astratte ed esteriori; è soprattutto comunione di amore e di abbandono fiducioso a lui. L'apostolo Paolo, travolto da questo amore, diceva: «Per me infatti il vivere è Cristo» (Fil 1,21). La comunione con Gesù fa comprendere le parole che seguono: «In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me, e avete creduto che io sono uscito da Dio». Gesù dice ai discepoli, e a noi, che Egli è venuto sulla terra per essere una cosa sola con i discepoli, per portarli così nel seno del Padre. Egli sta per passare da questo mondo al Padre. Torna però al Padre non più da solo, com'era sceso, ma con i discepoli di ieri, di oggi e di domani, che si è acquistato con il suo sangue. Ringraziamo il Signore per il suo amore che ci avvolge e ci salva.


27/05/2017
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