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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Memoria di san Giovanni Damasceno, prete e dottore della Chiesa, vissuto a Damasco nel secolo VIII.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro di Esdra 6,1-22

Allora il re Dario ordinò che si facessero ricerche nell'archivio, là dove si conservano i tesori a Babilonia, e a Ecbàtana, la fortezza che è nella provincia di Media, si trovò un rotolo in cui era scritto:

"Promemoria.

Nell'anno primo del re Ciro, il re Ciro prese questa decisione riguardo al tempio in Gerusalemme: la casa sia ricostruita come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza di sessanta cubiti. Vi siano nei muri tre spessori di blocchi di pietra e uno di legno. La spesa sia pagata dalla reggia. Inoltre gli arredi del tempio fatti d'oro e d'argento, che Nabucodònosor ha portato via dal tempio di Gerusalemme e trasferito a Babilonia, siano restituiti e rimessi al loro posto nel tempio di Gerusalemme e ricollocati nella casa di Dio".

"Quindi voi Tattènai, governatore d'Oltrefiume e Setar-Boznai, con i vostri colleghi funzionari residenti nell'Oltrefiume, tenetevi in disparte. Lasciate che lavorino a quella casa di Dio il governatore dei Giudei e i loro anziani. Essi ricostruiscano questo tempio al suo posto. Ecco i miei ordini sull'atteggiamento che dovete tenere con questi anziani dei Giudei per la ricostruzione del tempio: dalle entrate del re, cioè dalla imposta dell'Oltrefiume, saranno rimborsate puntualmente le spese a quegli uomini, senza interruzione. Ciò che loro occorre, giovenchi, arieti e agnelli, per gli olocausti al Dio del cielo, come anche grano, sale, vino e olio, siano loro forniti ogni giorno senza esitazione, secondo le indicazioni dei sacerdoti di Gerusalemme, perché si facciano offerte di odore soave al Dio del cielo e si preghi per la vita del re e dei suoi figli. Ordino ancora: se qualcuno trasgredisce questo decreto, si tolga una trave dalla sua casa, la si rizzi ed egli vi sia impiccato. Poi la sua casa sia ridotta a letamaio. Il Dio che ha fatto risiedere là il suo nome disperda qualsiasi re o popolo che presuma trasgredire il mio ordine, distruggendo questo tempio che è a Gerusalemme. Io Dario ho emanato questo ordine: sia eseguito alla lettera".

Allora Tattènai, governatore dell'Oltrefiume, Setar-Boznai e i loro colleghi eseguirono alla lettera quel che aveva comandato il re Dario. Quanto agli anziani dei Giudei, essi continuarono a costruire e fecero progressi con l'incoraggiamento delle parole ispirate del profeta Aggeo e di Zaccaria figlio di Iddo. Portarono a compimento la costruzione secondo il comando del Dio d'Israele e secondo il decreto di Ciro, di Dario e di Artaserse re di Persia. Si terminò la costruzione di questo tempio il giorno tre del mese di Adar nell'anno sesto del regno del re Dario. Allora gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrarono con gioia la dedicazione di questa casa di Dio; offrirono per la dedicazione di questa casa di Dio cento tori, duecento arieti, quattrocento agnelli; inoltre dodici capri come sacrifici espiatori per tutto Israele, secondo il numero delle tribù d'Israele. Inoltre stabilirono i sacerdoti divisi secondo le loro classi e i leviti secondo i loro turni per il servizio di Dio a Gerusalemme, come è scritto nel libro di Mosè.

I rimpatriati celebrarono la pasqua il quattordici del primo mese, poiché i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti insieme come un sol uomo: tutti erano mondi. Così immolarono la pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e per se stessi. Mangiarono la pasqua gli Israeliti che erano tornati dall'esilio e quanti si erano separati dalla contaminazione del popolo del paese e si erano uniti a loro per aderire al Signore Dio d'Israele. Celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni poiché il Signore li aveva colmati di gioia, avendo piegato a loro favore il cuore del re di Assiria, per rafforzare le loro mani nel lavoro per il tempio del Dio d'Israele.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Giungiamo finalmente al momento della ricostruzione. Il racconto è drammatizzato. L’autore non è interessato a definire con precisione storica gli eventi, i cui dettagli appaiono persino contraddittori o anacronistici, quanto a mostrare che con il termine dei lavori del tempio si giunge al compimento di una lunga storia che era iniziata con l’oppressione dei re d’Assiria e che aveva portato alla distruzione di quell’importante edificio. Ora tutto è concluso. La promessa fatta dal Signore a Davide è portata a compimento. Dio non dimentica la sua Parola. Essa giunge ad effetto nonostante il peccato dei membri del popolo di Israele e le avverse vicende della storia che sembrano frenare il piano divino. Così non solo il tempio, cuore della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, ma anche le feste possono ormai essere celebrate. La gioia e l’unità del popolo intorno al Signore sono le caratteristiche di questo momento di festa: "Gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrarono con gioia la dedicazione di questo tempio di Dio". È una gioia che continua. Si ripete per "sette giorni", ossia per sempre: "Celebrarono con gioia la festa degli Azzimi per sette giorni, poiché il Signore li aveva colmati di gioia...". Non si può infatti stare davanti al Signore con la tristezza di chi non conosce la sua protezione. Abitare nel luogo ove si manifesta la presenza di Dio significa essere liberi dal peso della tristezza e della solitudine, figlie dell’amore per se stessi. Questa gioia si manifesta in particolare nelle feste della Pasqua e degli Azzimi, in seguito unificate dalla tradizione ebraica. In esse si faceva memoria della liberazione di Israele dalla schiavitù dell’Egitto e si rafforzava la fede nel Signore come Dio che libera da ogni schiavitù. Ogni volta che si fa memoria della liberazione si ritorna con gioia a servire il Signore e a lasciarsi nuovamente guidare da Lui e dalla sua Legge. Non poteva che iniziare così la festa del tempio ricostruito: lodare il Signore e, mentre si fa memoria della libertà ottenuta, ritrovarsi come popolo unito dalla presenza di Dio.


04/12/2009
Memoria di Gesù crocifisso


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