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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro di Tobia 5,1-23

Allora Tobia rispose al padre: "Quanto mi hai comandato io farò, o padre. Ma come potrò riprendere la somma, dal momento che lui non conosce me, né io conosco lui? Che segno posso dargli, perché mi riconosca, mi creda e mi consegni il denaro? Inoltre non sono pratico delle strade della Media per andarvi". Rispose Tobi al figlio: "Mi ha dato un documento autografo e anch'io gli ho consegnato un documento scritto; lo divisi in due parti e ne prendemmo ciascuno una parte; l'altra parte la lasciai presso di lui con il denaro. Sono ora vent'anni da quando ho depositato quella somma. Cercati dunque, o figlio, un uomo di fiducia che ti faccia da guida. Lo pagheremo per tutto il tempo fino al tuo ritorno. Và dunque da Gabael a ritirare il denaro".

Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l'angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio. Gli disse: "Di dove sei, o giovane?". Rispose: "Sono uno dei tuoi fratelli Israeliti, venuto a cercare lavoro". Riprese Tobia: "Conosci la strada per andare nella Media?". Gli disse: "Certo, parecchie volte sono stato là e conosco bene tutte le strade. Spesso mi recai nella Media e alloggiai presso Gabael, un nostro fratello che abita a Rage di Media. Ci sono due giorni di cammino da Ecbàtana a Rage. Rage è sulle montagne ed Ecbàtana è nella pianura". E Tobia a lui: "Aspetta, o giovane, che vada ad avvertire mio padre. Ho bisogno che tu venga con me e ti pagherò il tuo salario". Gli rispose: "Ecco, ti attendo; soltanto non tardare". Tobia andò ad informare suo padre Tobi dicendogli: "Ecco, ho trovato un uomo tra i nostri fratelli Israeliti". Gli rispose: "Chiamalo, perché io sappia di che famiglia e di che tribù è e se è persona fidata per venire con te, o figlio". Tobia uscì a chiamarlo: "Quel giovane, mio padre ti chiama". Entrò da lui. Tobi lo salutò per primo e l'altro gli disse: "Possa tu avere molta gioia!". Tobi rispose: "Che gioia posso ancora avere? Sono un uomo cieco; non vedo la luce del cielo; mi trovo nella oscurità come i morti che non contemplano più la luce. Anche se vivo, dimoro con i morti; sento la voce degli uomini, ma non li vedo". Gli rispose: "Fatti coraggio, Dio non tarderà a guarirti, coraggio!". E Tobi: "Mio figlio Tobia vuole andare nella Media. Non potresti accompagnarlo? Io ti pagherò, fratello!". Rispose: "Sì, posso accompagnarlo; conosco tutte le strade. Mi sono recato spesso nella Media. Ho attraversato tutte le sue pianure e i suoi monti e ne conosco tutte le strade". Tobi a lui: "Fratello, di che famiglia e di che tribù sei? Indicamelo, fratello". Ed egli: "Che ti serve la famiglia e la tribù? Cerchi una famiglia e una tribù o un mercenario che accompagni tuo figlio nel viaggio?". L'altro gli disse: "Voglio sapere con verità di chi tu sei figlio e il tuo vero nome". Rispose: "Sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli". Gli disse allora: "Sii benvenuto e in buona salute, o fratello! Non avertene a male, fratello, se ho voluto sapere la verità sulla tua famiglia. Tu dunque sei mio parente, di bella e buona discendenza! Conoscevo Anania e Natan, i due figli di Semeia il grande. Venivano con me a Gerusalemme e là facevano adorazione insieme con me; non hanno abbandonato la retta via. I tuoi fratelli sono brava gente; tu sei di buona radice: sii benvenuto!". Continuò: "Ti dò una dramma al giorno, oltre quello che occorre a te e a mio figlio insieme. Fà dunque il viaggio con mio figlio e poi ti darò ancora di più". Gli disse: "Farò il viaggio con lui. Non temere; partiremo sani e sani ritorneremo, perché la strada è sicura". Tobi gli disse: "Sia con te la benedizione, o fratello!". Si rivolse poi al figlio e gli disse: "Figlio, prepara quanto occorre per il viaggio e parti con questo tuo fratello. Dio, che è nei cieli, vi conservi sani fin là e vi restituisca a me sani e salvi; il suo angelo vi accompagni con la sua protezione, o figliuolo!".

Tobia si preparò per il viaggio e, uscito per mettersi in cammino, baciò il padre e la madre. E Tobi gli disse: "Fà buon viaggio!". Allora la madre si mise a piangere e disse a Tobi: "Perché hai voluto che mio figlio partisse? Non è lui il bastone della nostra mano, lui, la guida dei nostri passi? Si lasci perdere il denaro e vada in cambio di nostro figlio. Quel genere di vita che ci è stato dato dal Signore è abbastanza per noi". Le disse: "Non stare in pensiero: nostro figlio farà buon viaggio e tornerà in buona salute da noi. I tuoi occhi lo vedranno il giorno in cui tornerà sano e salvo da te. Non stare in pensiero, non temere per loro, o sorella. Un buon angelo infatti lo accompagnerà, riuscirà bene il suo viaggio e tornerà sano e salvo". Essa cessò di piangere.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Con questo capitolo entra in scena Tobia che si presenta subito come un figlio attento e obbediente alle parole del padre: "Quanto mi hai comandato io farò, o padre" (5,1) ed anche sapiente visto che chiede immediatamente al padre come deve agire (cf. 5,2s.). Non c’è un’obbedienza fredda e quindi alla fine irresponsabile. Tobia ascolta e dialoga con il padre perché tutto possa compiersi in maniera adeguata. Potremmo dire che discerne la situazione con l’aiuto dei consigli del padre. E alle domande che lui pone, il padre non manca di rispondergli: gli consiglia che è bene avere un compagno per il viaggio. Non è bene – sembra sottolineare questo passaggio della Scrittura – intraprendere un cammino - anche il cammino della vita, possiamo aggiungere noi - da soli senza qualcuno che ci stia accanto. Nessuno è autosufficiente: tutti abbiamo bisogno di un aiuto, di una compagnia che ci sia accanto nel cammino. Tobi lo aveva già esortato a non disprezzare nessun buon consiglio, ed ora quello che gli stava suggerendo lo intendeva salvare dalla solitudine. Tobia si reca fuori di casa e trova un buon compagno. È Azaria. Al nome angelico di "Raffaele" (cioè "Dio guarisce") il narratore aggiunge quello con il quale l’angelo si fa conoscere in forma umana, Azaria ("Il Signore aiuta"). Azaria è l’aiuto che il Signore aveva inviato per Tobia, esaudendo così anche le preghiere di Tobi e Sara. L’angelo gli darà i consigli opportuni per non perdersi, per non sbagliare il cammino. Azaria è il segno della presenza del Signore che la preghiera ha reso più tangibile (cf. cap. 12). Dio stesso, con grande discrezione, si pone accanto all’uomo e lo accompagna lungo la strada. Tobi sembra intuirlo. Infatti, pur pensando che Azaria sia un suo parente, tra le parole che usa per rassicurare la moglie aggiunge: "Un angelo buono infatti lo accompagnerà" (5,22). Ma non è così per ogni fratello che ci accompagna con amore nel nome di Dio? Stabilita questa compagnia angelica, la narrazione, da questo momento, proseguirà su due livelli distinti: quello del lettore, che conosce la vera identità di Azaria, e quello dei personaggi, che, invece, ancora non la conoscono. Nella sostanza tuttavia non c’è differenza. Quel che conta è lasciarsi aiutare nel cammino della vita. Anna, la madre di Tobia, non reagisce e si lascia consolare: anche lei è consapevole che un figlio deve partire e che deve vivere la sua vita facendosi una sua famiglia. È vero che ha molta apprensione e preferirebbe restare nella condizione di debolezza piuttosto che il figlio rischi qualche disavventura. Tobia parte per la sua nuova strada. Gli sono compagni il cielo (l’angelo) e la terra (il cane), quasi a indicare che tutto aiuta chi affronta il cammino della vita non solo per se stesso ma anche per gli altri.


29/01/2010
Memoria di Gesù crocifisso


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