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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Memoria di san Romualdo (950-1027), anacoreta e padre dei monaci camaldolesi.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi siete una stirpe eletta,
un sacerdozio regale, nazione santa,
popolo acquistato da Dio
per proclamare le sue meraviglie.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera agli Ebrei 11,1-16

La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza.

Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede.

Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, attestando Dio stesso di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.

Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio. Senza la fede però è impossibile essergli graditi; chi infatti s'accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano.

Per fede Noè, avvertito divinamente di cose che ancora non si vedevano, costruì con pio timore un'arca a salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e divenne erede della giustizia secondo la fede.

Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.

Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre gia segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare.

Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi sarete santi
perché io sono santo, dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La Lettera immerge il lettore nella lunga storia di fede, iniziata fin dai tempi antichi, perché se ne senta partecipe. Il lungo elenco aiuta il lettore a cogliere la ricchezza di questa storia e a non abbandonarla. La fede – come la definisce l’autore – non è un esercizio astratto, ma il “fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono”. La fede è la certezza di possedere sin da ora quella “patria migliore” (11,13.16) verso la quale siamo diretti. Anzi, la fede fa possedere a tal punto quello che si spera che essa stessa è la prova di quel che non vediamo. Del resto, nota l’autore: “Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile”. Le cose visibili, il creato e le vicende di questo mondo, sono create dalla Parola che, pur essendo invisibile, ha tuttavia la forza di creare. La storia dei credenti è stata avviata dalla fede, a partire da quella di Abele, il quale offrì a Dio un sacrificio più prezioso di quello di Caino. La sua vicenda richiama quella stessa di Gesù che ha offerto un sacrificio migliore di quelli che potevano offrire i sacerdoti dell’antica alleanza. Viene poi Enoc che fu rapito: “Enoc piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni” (Sir 44,16). È un modello di fede perché stava vicino a Dio e per questo ottenne in premio di esser rapito accanto a lui. C’è quindi Noè la cui fede consiste nella ferma fiducia nella promessa di Dio. Anche noi, come lui, siamo stati ammaestrati sulle “cose che non si vedono” (11,1) e come lui dobbiamo eseguire i comandi di Dio anche se facciamo fatica a comprenderli. L’obbedienza di Noè significò la salvezza per molti e nello stesso tempo manifestò la condanna di chi non volle credere. Gesù lo ricorda: “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo” (Mt 24,37-39). Anche Abramo è uomo di fede: obbedì prontamente alla chiamata di Dio e lasciò la sua terra per andare verso quella promessagli da Dio. E quando vi giunse non si stabilì, perché “Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta” (11,10). Dalla fede di Abramo è venuta una discendenza “numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare”, ossia la schiera dei credenti che si affidano a Dio e che attendono la patria che ha loro promesso ma che già da ora pregustano. Infatti “morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra” (11,13). Ad essi il Signore ha preparato una città salda.


19/06/2013
Memoria dei Santi e dei Profeti


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