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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Memoria di don Andrea Santoro, prete romano, ucciso a Trebisonda in Turchia.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera agli Ebrei 12,18-19.21-24

Voi infatti non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola. Lo spettacolo, in realtà, era così terrificante che Mosè disse: Ho paura e tremo. Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell'alleanza nuova, e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La Lettera avverte i cristiani perché non mettano in pericolo la fede: la condanna per loro sarebbe più grave di quella che toccò agli israeliti infedeli nel deserto. Questi ultimi, infatti, avendo ricevuto una rivelazione "terrificante" rispetto a quella più alta e serena dei cristiani, sono maggiormente scusati. La rivelazione del Sinai, avvenuta tra fenomeni sconvolgenti come il fuoco, la tempesta, il terremoto, il suono di trombe, era stata uno spettacolo duro, tanto che Mosé stesso aveva detto: "Ho paura e tremo" (12,21). L'autore volutamente descrive la rivelazione sul Sinai con toni forti e duri. Non nomina neppure Dio, e tralascia di ricordare l'elevatezza morale del decalogo. Tanto meno parla della vicinanza di Dio di cui Mosè poté godere. La Lettera vuole sottolineare la diversità della rivelazione cristiana da quella del monte Sion e la descrive in maniera totalmente differente: "Voi invece vi siete accostati al monte Sinai, alla città del Dio vivente… e a migliaia di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli" (12,22). In questo scenario festoso e pacifico, la nuova alleanza si realizza attraverso una voce che viene dal cielo: è la voce di Dio che, nell'ultimo giudizio, scuoterà il cielo e la terra per far posto al regno "incrollabile", che subentra al creato visibile, ormai crollato (12,27). Siamo alla conclusione del capitolo, che suona come un ammonimento ai cristiani a rimanere fedeli alla nuova alleanza, ascoltando la voce di Dio e non se stessi. I credenti debbono stare attenti perciò a non "volgere le spalle a Colui che parla dai cieli". Ben più amara di quella degli israeliti sarebbe la loro condanna. Certo, la nuova alleanza, sebbene non sia ancora pienamente realizzata, è però già presente "mediante un culto gradito a Dio" (12,28). Nella Santa Liturgia, infatti, il Regno che attendiamo nel giorno del giudizio finale si rende già presente. È quel che vivono coloro che si "avvicinano nella fede". Al contrario, per chi "si allontana" è preparata una condanna definitiva. Per i credenti, la grande trasformazione escatologica è già compiuta, e bisogna stare attenti a non voltarsi indietro per guardare con nostalgia le cose che passano: rischiamo di passare anche noi, con le cose che passano.


05/02/2015
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