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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla prima lettera di Paolo ai Corinzi 4,1-5

Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

L'apostolo Paolo, in questo passaggio della Lettera, vuole difendere il suo operato apostolico reagendo ad alcuni giudizi poco favorevoli che alcuni avevano avanzato per sostenere le divisioni che si erano affacciate nella comunità. E avverte che il ministero apostolico - ovviamente non solo il suo ma anche di chiunque ha qualche responsabilità pastorale - si basa unicamente sull'appartenenza a Cristo e sulla fedeltà alla missione ricevuta. È per questa convinzione che lui non si sente padrone della vita della comunità, ma solo "servo di Cristo e amministratore dei misteri di Dio". L'apostolo si colloca nella prospettiva di colui che è stato chiamato per amministrare le cose di Dio, non le proprie. Per di più aggiunge che la sua coscienza non gli rimprovera nulla. E comunque anche questo non basterebbe, perché "il mio giudice è il Signore". Quando Egli verrà - al suo "giorno" Paolo contrappone il tribunale umano - eserciterà il giudizio "secondo verità" (Rm 2,2) svelando "le intenzioni dei cuori", ossia i pensieri nascosti. Solamente allora il giusto sarà riconosciuto tale e riceverà la lode e la ricompensa da Dio. Per questo l'apostolo mette in guardia i cristiani dal giudicare i frutti del ministero con i parametri della cultura dominante. La fedeltà al Vangelo è questione di integrità interiore, non di frutti visibili secondo una logica mondana. Nessuno - insiste l'apostolo - può ergersi a giudice di se stesso, ma solo il Signore può giudicare i cuori.


02/09/2016
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