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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 97 (96), 1-2.6.9

1 Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.

2 Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono.

6 Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria.

9 Perché tu, Signore,
sei l'Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Salmo 97, di cui cantiamo solo alcuni versetti, fa parte della serie dei salmi regali. Per descrivere la regalità di Dio il salmista si serve di alcune immagini che fanno parte della cultura mitologica del tempo: nubi e tenebra avvolgono il Signore che regna (v. 2), davanti alla sua faccia cammina il fuoco che brucia tutti i suoi nemici (v. 3), davanti a lui i monti fondono come cera (v. 5). È il linguaggio antico con cui si voleva manifestare la potenza di Dio, una potenza segnata addirittura dalla "gelosia". Dio è geloso della sua signoria sul mondo, su Israele e sull'uomo, e non permette che altri prendano il suo posto. Viene sbarrata inesorabilmente la strada a chiunque voglia fare da padrone sulla vita degli altri. Ed è per questo che l'annuncio della regalità di Dio è una lieta notizia, soprattutto per gli oppressi, per coloro che sono costretti a sottostare ai padroni; lo è anche per i malati schiacciati dal male, e lo è per tutti noi schiavi dell'egocentrismo. Finalmente possiamo attendere chi libererà gli uomini dalle loro schiavitù. Non a caso il salmista parla della regalità di Dio unendola alla giustizia e al diritto. Anche le isole sono invitate a gioire per la regalità di Dio, come pure Gerusalemme con i suoi giusti e i retti di cuore. Solo gli adoratori di idoli (v. 7) non partecipano alla gioia per questa regalità. L'idolatria infatti acceca il cuore e non fa vedere la forza dell'amore del Signore. Dio non esclude nessuno. Ma chi preferisce soggiacere alla schiavitù degli idoli si autoesclude dall'amore. Chi soggiace al male, chi si rassegna al suo potere, diviene cieco e impedisce all'amore di attecchire. Chi invece si lascia toccare il cuore dalla fede, viene coinvolto nella stessa gioia del salmista. Non si tratta però di una gioia a poco prezzo. Il credente non è un ottimista per natura, come talora si sente dire. La sua gioia richiede il lavoro della fede, la pratica dell'amore, l'abbandono confidente nelle mani di Dio. Per il credente è chiaro che solo Dio è Signore. E sbaglia chi pensa che tale unicità di Dio tolga qualcosa all'uomo. È vero il contrario: non solo non toglie ma arricchisce la gioia. La signoria di Dio, infatti, non è come quella degli uomini che amano dominare sugli altri, come Gesù dirà ai discepoli. Il Signore regna per dare agli uomini la libertà di amare. La sua signoria è anzi un grido di libertà: nessuno può atteggiarsi a padrone del mondo, nessun uomo, nessun popolo, nessuna istituzione può opprimere gli altri. L'uomo è libero da tutti per appartenere solo al Signore. Per questo «giustizia e diritto», come canta il Salmo, sono alla base del regno di Dio. La giustizia, chiude il salmista, è come una «luce» che «è spuntata per il giusto» (v. 11). Con essa sorge l'alba del regno che Dio è venuto a instaurare sulla terra con il suo Figlio. Il credente di questo regno è un uomo che ama il Signore, odia il male, è fedele e giusto, è retto di cuore ed è pieno di gioia.


09/01/2017
Preghiera per i poveri


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