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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Ricordo di Modesta, senza fissa dimora lasciata morire nel 1983 alla stazione Termini di Roma, non soccorsa perché sporca. Con lei ricordiamo tutti coloro che muoiono nelle strade senza casa e senza soccorso.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Lo Spirito del Signore è su di te,
chi nascerà da te sarà santo.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 22 (21), 26-32

26 Da te la mia lode nella grande assemblea;
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.

27 I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!

28 Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.

29 Perché del Signore è il regno:
è lui che domina sui popoli!

30 A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere;

ma io vivrò per lui,
31 lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;

32 annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
"Ecco l'opera del Signore!".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ecco, Signore, i tuoi servi:
avvenga a noi secondo la Tua Parola.

Alleluia, alleluia, alleluia !

I versetti del Salmo che cantiamo dopo la prima lettura fanno parte del noto Salmo 22, quello che inizia con le parole che Gesù pronunciò sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (v. 1). Questa angosciosa domanda di apertura raccoglie tutto il Salmo, come raccolse tutta la passione di Gesù e, in lui, il grido di tutti i disperati della terra. L'uomo sofferente chiede spiegazione a Dio di un fatto che non riesce a comprendere. In effetti, questo Salmo è una invocazione che sale a Dio, al mio Dio, al nostro Dio. Egli è il nostro Dio e noi siamo suoi; e tuttavia sembra abbandonarci, incurante della nostra sofferenza. È un grido che è insieme di appartenenza e di abbandono; è una domanda dell'uomo e il silenzio di Dio. È la domanda dei tanti poveri abbandonati, dei condannati a morte, dei malati soli, dei popoli oppressi, delle vittime della violenza degli uomini o della natura. Perché? C'è una grande angoscia in coloro che soffrono; resta tuttavia la speranza; c'è un lacerante abbandono ma anche la fiducia: è il miracolo della fede. Il salmista invoca Dio perché non stia lontano. E viene esaudito. Il lamento – siamo al versetto 23 – si capovolge in preghiera di ringraziamento: «Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea» (v. 23). Ed ecco, siamo alla seconda parte del Salmo, il sofferente, ormai guarito dall'amore di Dio, racconta a tutti la potenza e la bontà del Signore, una bontà che non abbandona anche quando tutto sembra affermarlo. Il Salmo, che si è aperto con una domanda di angoscia, si conclude ora con una certezza carica di serenità. Le parole che la liturgia ci ha posto oggi sulle labbra sono piene di lode per la nuova visone della salvezza. Il salmista vede le opere della bontà del Signore a partire dalla cura dei poveri: «I poveri mangeranno e saranno saziati» (v. 27). La salvezza – sembra suggerire il salmista – inizia dai poveri, dalla periferia, per dirlo con le parole di papa Francesco: «I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano» (v. 27). L'amore per i poveri diviene attrattivo perché in questo si manifesta l'amore gratuito del Signore: «Torneranno al Signore tutti i confini della terra; davanti a te si prostreranno tutte le famiglie dei popoli» (v. 28). È una indicazione di cui dobbiamo fare più tesoro. L'amore per i poveri è la via più sicura per "vedere" l'amore di Dio. È una via che tutti possono vedere e praticare. Ed è la cosa più alta che possiamo trasmettere alle generazioni che verranno. Vedendo i poveri che sono aiutati, esse diranno: «Ecco l'opera del Signore!» (v. 32).


31/01/2017
Preghiera con Maria, madre del Signore


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