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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 50 (49), 1-8.16-17.20-21

1 Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra da oriente a occidente.

2 Da Sion, bellezza perfetta,
Dio risplende.

3 Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;
davanti a lui un fuoco divorante,
intorno a lui si scatena la tempesta.

4 Convoca il cielo dall'alto
e la terra per giudicare il suo popolo:

5 "Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno stabilito con me l'alleanza
offrendo un sacrificio".

6 I cieli annunciano la sua giustizia:
è Dio che giudica.

7 "Ascolta, popolo mio, voglio parlare,
testimonierò contro di te, Israele!
Io sono Dio, il tuo Dio!

8 Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.

16 Al malvagio Dio dice:
"Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,

17 tu che hai in odio la disciplina
e le mie parole ti getti alle spalle?

20 Ti siedi, parli contro il tuo fratello,
getti fango contro il figlio di tua madre.

21 Hai fatto questo e io dovrei tacere?
Forse credevi che io fossi come te!
Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il salmista immagina Dio che interviene in un'assemblea, forse nel tempio, perché ha qualcosa da dire che non può trattenere. Vede comportamenti che non riesce più a sopportare. Scrive il salmista: «Parla il Signore, Dio degli dèi, convoca la terra da oriente a occidente» (v. 1). E più avanti: «Ascolta, popolo mio, io voglio parlare. Testimonierò contro di te. Io sono Dio, il tuo Dio» (v. 7). Sono due i comportamenti del suo popolo che Dio non riesce a sopportare, tanto lo offendono. Il primo è il culto che non nasce dal cuore: «Non prenderò vitelli dalla tua casa né capri dai tuoi ovili. Sono mie tutte le bestie della foresta, animali a migliaia sui monti... Se avessi fame, non te lo direi: mio è il mondo e quanto contiene» (vv. 9-10.12). Il Signore, che ama il suo popolo in maniera gratuita, non sopporta che si cerchi di "comprarlo" con i riti e le offerte. Il Signore vuole l'amore dei suoi figli, per questo ripete: «Io sono Dio, il tuo Dio» (v. 7). Davanti a lui possiamo solo ricevere. Non ha bisogno di nulla da parte nostra. Dobbiamo accogliere, non dare; dipendere, non pagare; obbedire, non pretendere. Il vero culto perciò è lodare il Signore (v. 14), è invocarlo nell'angoscia e onorarlo tutti i giorni della nostra vita, come suggerirà anche l'apostolo Paolo nella Lettera ai Romani (12,1-2). L'altro comportamento che Dio non sopporta è quello di professare la fede con le parole per poi smentirla con la vita. Su questa seconda contraddizione il salmista è severo. Afferma che la distanza tra le parole e le opere non è questione semplicemente di poca fede, ma di vera empietà: «Perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia alleanza, tu che hai in odio la disciplina e le mie parole ti getti alle spalle?» (16-17). Si possono osservare norme e riti ma con un cuore che li tradisce nel profondo: è la tentazione di pretendere davanti a Dio e non l'umiltà di dipendere da lui e dal suo amore. Così pure si possono cantare le lodi del Signore, conoscere i suoi comandamenti e poi smentirli nella vita (vv. 16-21). In questo atteggiamento non c'è solo una semplice carenza di buona volontà, ma un radicale fraintendimento di Dio, pensato come un padrone che si compiace delle lodi a lui rivolte, ma che rimane indifferente alle relazioni che si instaurano fra gli uomini. La signoria di Dio, invece, si riconosce nelle opere concrete che sgorgano da un cuore che crede. L'insegnamento evangelico riprenderà con chiarezza questo tema e ne farà un segno distintivo dei discepoli di Gesù. Le sue radici affondano nel cuore stesso di Dio. Il Signore infatti segna la sua distanza da questo modo di agire: «Forse credevi che io fossi come te!» (v. 21).


13/02/2017
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