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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi siete una stirpe eletta,
un sacerdozio regale, nazione santa,
popolo acquistato da Dio
per proclamare le sue meraviglie.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 116 (115), 12-19

12 Che cosa renderò al Signore
per tutti i benefici che mi ha fatto?

13 Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

14 Adempirò i miei voti al Signore,
davanti a tutto il suo popolo.

15 Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

16 Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

17 A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

18 Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,

19 negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

Alleluia.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi sarete santi
perché io sono santo, dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Salmo 116, di cui oggi la liturgia ci presenta la seconda parte, è una preghiera di ringraziamento che il credente eleva a Dio per i benefici che ha ricevuto. Il Salmo si apre con una professione di amore e di fiducia verso il Signore perché ha sempre ascoltato la preghiera del credente soprattutto nei momenti di pericolo: «Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera» (v. 1). È l'unica volta che nel salterio appare un'espressione come questa. Il salmista vuole mostrare quanto ama il Signore che lo ha liberato dal male, dall'angoscia nella quale era caduto. Questa preghiera di ringraziamento sembra avvenire all'interno del culto nel tempio davanti all'assemblea radunata. Di fronte al grande dono ricevuto dal Signore in maniera così generosa, il credente si esamina, giustamente, su come possa ringraziare il Signore: «Che cosa renderò al Signore, per tutti i benefici che mi ha fatto?» (v. 12). Ogni credente dovrebbe fare propria questa domanda. Come possiamo ringraziare in maniera adeguata il Signore per tutti i benefici che ci ha fatto? Le Scritture ci ricordano che il Signore ci ama e ci protegge ancor prima che noi lo preghiamo, appunto perché il suo amore è infinitamente più grande del nostro, infinitamente più generoso di quanto noi possiamo essere. In realtà è per noi impossibile rendere grazie a Dio in maniera adeguata. Il salmista, forse proprio per la consapevolezza della distanza dal Signore, colloca la sua preghiera all'interno dell'assemblea radunata nel tempio affidando il suo ringraziamento ai gesti liturgici del popolo che rende gloria al Signore. Dice il credente: «Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo» (vv. 13-14). E, come a sottolineare l'appartenenza al popolo del Signore, aggiunge di adempiere i suoi voti «negli atri della casa del Signore, in mezzo a te, Gerusalemme» (v. 19). La tradizione cristiana ha accolto queste parole e il gesto dell'elevazione del calice riferendoli all'Eucaristia, al momento per eccellenza del ringraziamento al Signore, quando cioè Gesù stesso si offre in quel calice al Padre per la nostra salvezza. Il salmista ci aiuta a inserirci nell'assemblea dei fratelli e delle sorelle per ringraziare il Signore per i tanti benefici che ci ha fatto. Egli ci ha amati per primo, mostrando così la sua grande passione per noi. Beati siamo noi se riconosciamo questo amore e ci lasciamo toccare il cuore. Egli non ci abbandonerà mai, neppure al momento della nostra morte, perché «agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli» (v. 15). Non solo la nostra vita ma anche la nostra morte è nelle mani di Dio che ci ama.


15/02/2017
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