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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Memoria di Onesimo, schiavo di Filemone, fratello nella fede dell'apostolo Paolo.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera di Paolo a Filemone 1,4-21

Rendo grazie al mio Dio, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, perché sento parlare della tua carità e della fede che hai nel Signore Gesù e verso tutti i santi. La tua partecipazione alla fede diventi operante, per far conoscere tutto il bene che c'è tra noi per Cristo. La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, perché per opera tua i santi sono stati profondamente confortati.
Per questo, pur avendo in Cristo piena libertà di ordinarti ciò che è opportuno, in nome della carità piuttosto ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene, lui, che un giorno ti fu inutile, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.
Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Io, Paolo, lo scrivo di mio pugno: pagherò io. Per non dirti che anche tu mi sei debitore, e proprio di te stesso! Sì, fratello! Che io possa ottenere questo favore nel Signore; da' questo sollievo al mio cuore, in Cristo!
Ti ho scritto fiducioso nella tua docilità, sapendo che farai anche più di quanto ti chiedo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il brano della lettera che abbiamo ascoltato costituisce quasi tutto il testo di un biglietto autografo che l'apostolo Paolo inviò dalla sua prigione – probabilmente a Efeso – al suo amico Filemone chiedendogli di riaccogliere a casa Onesimo, lo schiavo che era fuggito probabilmente per un furto che aveva commesso. Onesimo trovò rifugio presso l'apostolo che lo accolse riuscendo anche a convertirlo alla fede cristiana, come aveva fatto anche con Filemone. In certo modo, sia l'uno che l'altro, il padrone e lo schiavo, erano "figli" dell'apostolo nella fede. Nelle poche righe scritte da Paolo appare l'intensità della sua passione apostolica: si lega a tal punto allo schiavo da guadagnarlo al Vangelo e, non potendo trattenerlo presso di sé pur avendone bisogno, lo rinvia all'amico Filemone perché lo riaccolga nella sua casa «non più però come schiavo, ma molto di più che schiavo, come fratello carissimo». In questa breve affermazione vi è lo scardinamento in radice della schiavitù. L'apostolo non chiede l'abolizione della legge, ma molto di più: lo sradicamento totale della schiavitù per affermare il primato assoluto della "fraternità". Dovranno passare secoli perché questa raccomandazione di Paolo trovi la sua realizzazione legislativa nel mondo occidentale. D'altra parte si tratta di una rivoluzione profonda che potremmo dire iniziava a muovere i suoi primi passi proprio attraverso il nuovo rapporto tra Filemone e Onesimo chiesto dall'apostolo. Paolo chiede a Filemone di accogliere lo schiavo come lui stesso: «Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso». La memoria di Onesimo è opportuna per aiutarci ad aprire ancor più gli occhi sulla società contemporanea che è segnata ancora oggi gravemente da tante schiavitù. Non è più la schiavitù tradizionale suggellata anche dalla legge. Ma in non pochi Paesi del mondo sono nate tante altre forme di schiavitù che soggiogano uomini e donne, compresi bambini, alla volontà assoluta di padroni violenti. Basti pensare al dramma del traffico di esseri umani, al lavoro forzato a cui sono costretti tanti emigrati, alle moderne schiavitù con motivazioni economiche o di ordine sessuale. Sono piaghe che colpiscono numerosissime persone ovunque nel mondo. La memoria di Onesimo, lo schiavo che fu "salvato" da Paolo, scuota il torpore di tanti di fronte alle innumerevoli forme delle moderne schiavitù. Per noi credenti, l'impegno dell'apostolo Paolo è un pressante invito ad accogliere la forza della libertà del Vangelo che chiede di salvaguardare la dignità di tutti a partire dai più deboli, anche dagli schiavi di oggi.


16/02/2017
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