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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 105 (104), 16-21

16 Chiamò la carestia su quella terra,
togliendo il sostegno del pane.

17 Davanti a loro mandò un uomo,
Giuseppe, venduto come schiavo.

18 Gli strinsero i piedi con ceppi,
il ferro gli serrò la gola,

19 finché non si avverò la sua parola
e l'oracolo del Signore ne provò l'innocenza.

20 Il re mandò a scioglierlo,
il capo dei popoli lo fece liberare;

21 lo costituì signore del suo palazzo,
capo di tutti i suoi averi,

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La liturgia di questo giorno ci fa meditare alcuni versetti del Salmo 105 che riprendono la storia di Giuseppe che, venduto dai fratelli, li accoglie in Egitto e li salva dalla carestia che li aveva colpiti. È una storia che anticipa la vicenda stessa di Gesù, anche lui venduto e imprigionato, ma che è divenuto il nostro salvatore. Il Salmo ricorda la carestia abbattutasi sull'intera regione. È un'immagine che richiama tante vicende drammatiche dei nostri giorni. Non solo i milioni di persone che ancora oggi non hanno cibo per nutrirsi, ma anche coloro che sono costretti a lasciare la loro terra – come accadde ai fratelli di Giuseppe – per poter sopravvivere. Il salmista vede nella figura di Giuseppe quella del giusto la cui drammatica vicenda è però come segretamente condotta da Dio perché, anche attraverso la crudeltà dei fratelli, si potesse giungere al momento della salvezza. La lettura biblica a cui fa riferimento il Salmo narra la parte finale della storia di Giuseppe (Gen 44,18-29; 45,1-5). Giuseppe, non riconosciuto dai fratelli, li mette alla prova per vedere se sono cambiati nel cuore nei confronti del padre Giacobbe che avevano amareggiato con la pretesa morte del figlio amato, e per comprendere il loro atteggiamento nei riguardi di Beniamino, figlio, come Giuseppe, di Rachele. In una situazione che si faceva sempre più difficile, ecco che Giuda, uno dei fratelli, finalmente si prende le sue responsabilità. Non scappa più nell'inganno, non crede più di poter risolvere tacendo o raccontando menzogne. In effetti, ogni riconciliazione inizia quando si parla con il cuore aperto. Così Giuda si rivolge a Giuseppe che non ha ancora riconosciuto. È difficile anche per loro ritrovare il fratello. Lo scoprono quando finalmente parlano del padre, del dolore provocato dalla morte di uno dei due figli che la moglie gli aveva dato. Essi, quando lo avevano gettato nella cisterna per ucciderlo, non avevano affatto pensato né al fratello né al padre. Adesso sì. Capiscono e lo difendono. La via della fraternità viene ritrovata quando ci si fa carico del fratello, quando ne diventiamo finalmente custodi e quando comprendiamo il dolore del padre. Di fronte alle parole sincere di Giuda e al dolore del padre anche Giuseppe non può più trattenersi e, rimasto solo con i fratelli, nell'intimità, finalmente si rivela e piange. Anche Gesù piangerà di fronte alle pecore stanche perché senza pastore; piange anche su Gerusalemme perché non ha ascoltato la sua parola e non ha cambiato atteggiamenti e comportamenti. I fratelli, nel momento in cui lo riconoscono, sono terrorizzati: non riescono più a parlare amichevolmente con Giuseppe a causa della gelosia e della divisione che avevano vissuto. Ma la misericordia di Giuseppe scioglie finalmente il loro cuore e permette di nuovo di incontrarsi con il fratello e tra di loro. Essi temevano la vendetta umana. Ma Giuseppe, come sarà con Gesù, rivela loro che è stato mandato da Dio per salvarli e che tutto, anche il dolore, è ricomposto nella sua misericordia. È Giuseppe che prende su di sé le difficoltà dei fratelli perché possano vivere. Come Gesù. Lasciamoci aiutare dal Signore e dalla comunità che non cessa di accoglierci e di abbracciarci.


13/07/2017
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