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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Ricordo di sant'Agostino (+430), vescovo d'Ippona (oggi in Algeria) e dottore della Chiesa.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro degli Atti 6,8-15

Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell'Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: "Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio". E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: "Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato".
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.


 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Stefano era il primo dei sette diaconi scelti tra i discepoli della diaspora, tra gli ellenisti. Subito si fece notare per la sua alta testimonianza: «Faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo», scrive compiaciuto Luca. Nei dibattiti nessuno «poteva resistere alla sapienza e allo Spirito con cui parlava». Ben due capitoli degli Atti narrano la sua vicenda; era un discepolo esemplare nella prima comunità. Gli stessi membri del sinedrio rimasero colpiti dalla sua azione missionaria. Luca non manca di notarlo: «Tutti quelli che sedevano nel sinedrio videro il suo volto come quello di un angelo». Stefano richiamava Mosè, il cui ministero fu circondato da tale splendore che i figli di Israele non potevano fissare il suo volto per la luce che emanava (Es 34,29ss). Stefano, come Mosè, era davvero un testimone dell'amore di Dio, appunto un angelo inviato dal Signore. E la sua testimonianza si leggeva sul suo volto: da lui emanava quella luce misteriosa che giunge a toccare il cuore di chi si avvicina. In effetti, la trasmissione del Vangelo avviene sempre per "attrazione", ossia per la forza e la bellezza dell'incontro. È quel che è chiesto ai discepoli di ogni tempo, soprattutto quando i problemi appesantiscono la vita e in tanti sono tentati di rinchiudersi in se stessi. A imitazione del Maestro, però, anche Stefano subisce prima l'arresto e poi il giudizio davanti al sinedrio. E nel processo, come per Gesù, viene condannato con false accuse. La vicenda dei discepoli ripercorre sempre quella del Maestro. Stefano lo imitò. In questo difficile momento della sua vita è però sostenuto dalla forza dello Spirito del Signore che non abbandona nessuno dei discepoli soprattutto nei momenti della prova.


28/08/2017
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