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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Omelia

“Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande… Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra”. È il sogno del grande profeta Isaia, che abbiamo ascoltato in questa domenica. In un altro passo scrive: “Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te” (Is 60,3-4). Le parole del profeta vanno oltre il suo tempo e colgono un sogno iscritto nel profondo dei cuori degli uomini e delle donne di ogni generazione, di ogni luogo, di ogni fede: in tanti hanno bisogno di una vita pacificata; molti desiderano avviarsi verso un nuovo futuro; tutti debbono uscire da una condizione disonorevole.
Dice il profeta che il banchetto è già preparato; lo ha imbandito il Signore. Questo sta a dire che la vita, la pace, la fraternità sono già preparate. È il Signore stesso che ce le dona. Non sono perciò così lontane da disperare di averle, o così alte e irraggiungibili da farci cadere nello sconforto. Esse sono alla nostra portata. Il vero problema sta nel nostro rifiuto di accogliere l’invito e di avviarci verso quel monte per partecipare al banchetto della vita e della pace. Noi, preoccupati solo dei nostri affari, non consideriamo l’invito che ci viene rivolto e disprezziamo i doni che ci vengono proposti. La difesa dei nostri personali interessi, ad ogni costo e a qualunque prezzo, ci allontana dalla pace e dalla fraternità. È chiara, in tal senso, la parabola del banchetto. Essa ha per protagonista un re il quale, dopo aver preparato un banchetto di nozze per il figlio, invia i suoi servi a chiamare gli invitati. Questi ultimi, dopo aver ascoltato i servi, rifiutano l’invito. Ognuno ha il suo giusto motivo, il suo più che comprensibile daffare: chi nel proprio campo, chi in altri. Tutti però sono concordi nel rifiutare.
Il re tuttavia non si arrende; insiste e manda di nuovo i servi a rinnovare l’invito. Sembra di sentire l’apostolo quando dice che per il Vangelo bisogna insistere in ogni occasione, sia opportuna che non opportuna. Ma questa volta gli invitati non solo eludono la proposta del re, ma giungono a maltrattare e persino ad uccidere i servi. È quanto accade ogniqualvolta il Vangelo viene messo ai margini o espulso dalla nostra vita. Di fronte a questa incredibile reazione il re, sdegnato, fa punire gli assassini. In verità sono essi stessi a punirsi, ossia ad escludersi dal banchetto della vita, della pace, dell’amore. Cadono così in una vita d’inferno. Il re, peraltro, non dimette il suo sconfinato desiderio di raccogliere gli uomini. Manda altri servi con l’ordine di rivolgersi a tutti coloro che incontreranno nelle strade e nelle piazze, senza alcuna distinzione. Ebbene, questa volta l’invito è raccolto e la sala si riempie di commensali, “buoni e cattivi”. Sembra quasi che a Dio non interessi come siamo; quel che vuole è che ci siamo. In quella sala non ci sono puri e santi. Ci sono tutti. Anzi, a sentire altre pagine del Vangelo, si direbbe che siano masse di poveri e di peccatori. Gesù afferma che tutti sono invitati e chiunque arriva è accolto; non importa se uno ha meriti o meno, e neppure se uno è a posto o no con la coscienza. In quella sala non si riesce a distinguere chi è santo e chi è peccatore, chi è puro e chi è impuro.
Quel che conta è avere la “veste nuziale”. In Oriente l’ospite, chiunque fosse, era accolto con ogni onore: veniva lavato e vestito prima di essere introdotto nella sala per il pranzo. Chi si sottraeva a questa usanza mostrava di non accettare l’ospitalità ma di sentirsi in diritto di entrare, quasi fosse padrone. La veste nuziale, perciò, è l’amore di Dio che viene riversato su di noi sino a coprire tutte le nostre colpe, tutte le nostre debolezze. La veste nuziale è la fede, è l’adesione affettuosa al Signore e alla sua parola. Scrive a tale proposito l’Apocalisse: “Vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide” (Ap 7,9).


09/10/2011
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