Chissà quante volte nelle chiese di Firenze è stato pronunciato il nome di Abramo, raccontata la sua storia, commentata quell'amicizia con Dio che lo spinse da vecchio a uscire dalla sua terra - quella oggi bombardata e dilaniata nel conflitto iracheno - e trovare un altro orizzonte.
Orizzonte immenso, tanto da essere considerato oggi padre comune di ebrei, cristiani e musulmani. Questo vuol dire Abramo: padre di molti o, anche, padre dei popoli. Nella giornata fresca e solare di ieri quel nome, Abramo, ha suscitato un movimento nel profondo spingendo oltre duecento anziani a uscire dalle case e dagli istituti (ben 110 dalle diverse residenze sanitarie della città e della provincia) per raggiungere nel pomeriggio la basilica della Santissima Annunziata per la festa di Sant'Abramo.
Su iniziativa della Comunità di Sant'Egidio in collaborazione con la Misericordia e le pubbliche assistenze, la festa tra l'altro dice di un interesse che fa la differenza in una stagione oscillante come questa, costretta - come è stato notato ieri -nell'arco che disegna un pendolo tra individualismo orgoglioso e individualismo timoroso. L'attenzione agli e degli anziani che ieri si sono ritrovati a Firenze è più di un segnale.