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January 12 2012

In diocesi: A San Barnaba la preghiera per Joy e Zhou

Immigration, Prayer

A una settimana dal duplice omicidio di Torpignattara, la veglia presieduta dal vescovo Marciante: «Superare il concetto di integrazione per dare vita a una comunità interculturale» di Emanuela Micucci

«Costruire un quartiere a dimensione di casa e una comunità interculturale», «disarmarsi» senza aver paura di affrontare il male con le sole armi del bene e della carità. Questi gli «atteggiamenti migliori contro la violenza che dilaga nella nostra città» proposti da monsignor Giuseppe Marciante, vescovo ausiliare del settore Est, alla comunità di Torpignattara raccoltasi in preghiera, ieri mercoledì 11 gennaio, nella parrocchia di San Barnaba per la veglia promossa dalla Comunità di Sant’Egidio a una settimana dall’omicidio di un giovane commerciante cinese del quartiere, Zhou Zheng, e di sua figlia Joy di 9 mesi durante una rapina. Una preghiera presieduta dal vescovo e concelebrata dai sacerdoti delle parrocchie della zona e da padre Michele Goh, cappellano della comunità cattolica cinese di Roma. «Per riflettere, pregare e nello stesso tempo agire», sottolinea monsignor Marciante. «Ricordiamo nella preghiera Joy, suo papà Zhou e la mamma Lia rimasta ferita durante il furto, ma chiediamo anche che il Signore si ricordi di questi suoi figli con la consapevolezza che, se Dio ricorda, l’uomo vive».

«In Cristo noi tutti che eravamo lontani siamo divenuti vicini - prosegue il vescovo -. È il Suo sangue che elimina la categoria e l’esperienza della lontananza perché le sostituisce con quelle della vicinanza»: il muro della separazione che ci divideva, l’inimicizia, è abbattuto con la carne di Cristo. Dio ha costruito per noi una casa. Allora, «noi dobbiamo operare perché la Chiesa di Roma e la nostra città diventino delle case, luoghi sicuri, ospitali, dove trovare riposo, intimità, vivere gli affetti più cari» e, insieme, «casa dei popoli» perché Roma è ormai una città multietnica dove convivono insieme popolazioni, razze, etnie, religioni diverse. «I nostri quartieri - insiste monsignor Marciante - devono recuperare le caratteristiche della vita domestica, superando il concetto di integrazione per dare vita a una comunità interculturale dove le diversità sono rispettate e diventano ricchezza e forza». Senza la violenza che aumenta l’odio alimentando nuova violenza. «È qui la radice che ci disarma rendendoci non violenti», spezzando le catene dell’ingiustizia. «Noi che viviamo in questi territori abbiamo la responsabilità di portare pace e stabilità», aggiunge ancora il vescovo, ringraziando i parrocchiani di Torpignattara per la vicinanza alla comunità cinese.

Una breve processione conduce i fedeli fuori dalla chiesa, da piazza dei Geografi al civico 26 di via Giovannoli, casa delle vittime del duplice omicidio. In prima fila i bambini del catechismo e dei gruppi parrocchiali, guidati da Michelle che depone un mazzo di fiori bianchi sul luogo dell’assassinio. Un altro ragazzo lascia un cesto con le preghiere scritte dai bambini. Chiara aveva letto la sua in chiesa: «Joy, prego per te tanto e piango tanto, perché io ti volevo bene anche se non ti conoscevo. Sono andata in chiesa a pregare e ho accesso una candela sotto la tua casa». Alcune preghiere sono affiancate da disegni, come quella di Davide che ha raffigurato Joy su una culla rosa decorata da cuori. «Con tuo papà troverai sempre pace e amore in Cielo», si legge in un altro foglietto. Dopo la recita dell’Ave Maria per mamma Lia, lo scambio della pace. Poi, all’angolo con via Tempesta, lungo il muro della parrocchia, un ragazzo depone un secondo cesto di preghiere ai piedi di un’immagine in ceramica della Madonna. «La abbiamo inaugurata domenica dopo una preghiera ecumenica e interreligiosa nel cortile della parrocchia di San Barnaba - spiegano Anna e Roberto, della Comunità di Sant’Egidio -. C’era anche la sorella di Lia. Il parroco vuole creare una vera edicola mariana per lasciare un segno tangibile». “Vorremmo costruire una città nuova – aggiunge Renata Ciachi , membro della Comunità -, fare di Roma un modello del vivere insieme bene, in pace. Dipende da noi e già è in atto».

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