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February 12 2012

IL COMMENTO

Vezio, Florin e gli altri

Prayer, Homeless, Homeless

LE GERBERE ricordano Vezio, Florin addormentato nei pressi di un campo a Calenzano, Sergio scomparso in via del Confine. Nomi e storie di senza fissa dimora, che ci si portano dietro con la gerbera consegnata a chi ha preso parte a una preghiera della Comunità di Sant Egidio per i senza fissa dimora, svoltasi nella chiesa di San Tommaso, n via della Pergola, così vicina e così lontana al confine.

Colpisce la coincidenza dei fatti e del nome dei luoghi. Lungo la “via del confine" si può andare alla deriva, come è letteralmente accaduto a Sergio. E lungo il confine è stato per un lungo periodo l'indimenticabile Vezio che per la Comunità di Sant Egidio è un po' l'icona dì quelli che vivono per strada a Firenze, l'amico di Gesù che dice di sé,

nel Vangelo, di non avere dove posare il capo. “Sono passati duemila anni, ma come sappiamo - ha spiegato Silvia Morsan nella preghiera con i senza fissa dimora, in memoria di Vezio e degli altri - la tentazione dell'indifferenza, dell'egoismo e della violenza sono sempre in agguato. Pensiamo alla crisi economica, di cui oggi tutti parlano, ma che per molti paesi da cui tra l'altro anche alcuni dì noi provengono, e anche per molte persone italiane, è iniziata già da qualche tempo. Pensiamo anche alla nostra città, ferita recentemente dalla violenza e dal razzismo che, come un demone, si è aggirato per le sue strade».

Il frreddo nasce da tante cose: difficoltà che devono affrontare coloro che per motivi diversi si trovano a non farcela da soli: anziani, handicappati, senza casa, stranieri. «Basta il nome - continua Silvia - per far rivivere ricordi, volti, sorrisi e lacrime, difficoltà e momenti di serenità. Ciascuno li ha nel cuore e questo è il segno più bello dell'amicizia».

«Sono ancora una cinquantina le persone che incontriamo per strada nonostante il freddo polare, in vari ripari e piazze», dice Silvia. E in mezzo al gelo di questi giorni Sant'Egidio porta coperte e da mangiare. Anche un caffè, un panino, un cappello o un paio di guanti aiutano a vivere. Ci si ricorda di Vezio e delle confezioni dif azzolettini che regalava agli amici come per sdebitarsi e farsi anche un po' padre: «Ikké, un ti comodano?».





 

MICHELE BRANCALE
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