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I nomi e le testimonianze di chi ha offerto la vita per il Vangelo, sono risuonati ieri pomeriggio
nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, a Roma, durante la veglia di preghiera organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio e presieduta dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi. Cristiani perseguitati.
«Siamo riconoscenti alla Comunità di Sant'Egidio che, con questa celebrazione, ci permette di compiere questo atto di venerazione, con cui mettiamo al centro della coscienza ecclesiale il significato del martirio - ha detto il porporato -. Sappiamo che anche oggi la Chiesa vive un tempo di persecuzione, con nuovi martiri. Occorre riconoscere con franchezza, e senza alcuna venatura polemica -ha aggiunto Ouellet -, che attualmente i cristiani, in molte parti del mondo, sono perseguitati, emarginati, fatti tacere sotto diverse forme e in diversi modi, non solo fisici».
Dall'Oriente alle vittime della mafia. Al primo posto, nell'elenco dei testimoni delle fede, è stato ricordato Shabhaz Bhatti, pachistano, ministro delle minoranze, cattolico, ucciso il 2 marzo 2011 a 42 anni di età. Dopo l'omelia, sono seguiti i nomi di decine di sacerdoti, religiose, religiosi, laici, pastori protestanti, uccisi in Pakistan, in Afghanistan, in India, in Cina e in tutto il mondo, oggi e in passato. Un elenco toccante che ha commosso l'assemblea. Per l'America Latina si è fatta memoria di Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava Messa e del cardinale messicano Posadas Ocampo, arcivescovo di Calì, impegnato contro il narcotraffico.
Per la Turchia la celebrazione ha nominato don Andrea Santoro, il sacerdote fidei Bonum di Roma ucciso nel 2006 e monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico per l'Anatolia caduto il 3 giugno 2010. Per l'Africa si è pregato per i martiri di oggi, tra cui Floribert Bwana, di Sant'Egidio a Goma e per i monaci trappisti di Tibhirine. Per l'Europa sono stati ricordati i sacerdoti e i laici uccisi in odio alla fede durante la Guerra civile spagnola, sotto il nazismo o i regimi comunisti, come pure - venendo all'Italia - le vittime della camorra, della mafia e di ogni forma di criminalità organizzata, in particolare don Giuseppe Diana, don Graziano Muntoni e padre Pino Puglisi.
Volti al centro della Chiesa. «L'elenco dei martiri- ha sottolineato il cardinale Ouellet-, ci parla di una chiamata al dono della vita che ha raggiunto ogni categoria: vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, padri e madri di famiglia, giovani studenti e lavoratori, anziani, professionisti ed operatori sociali. Molti di loro sono stati colpiti, talvolta tramite il tradimento, proprio per il servizio disinteressato che, in situazioni a rischio, svolgevano agli uomini, spesso ai più bisognosi. Essi così si pongono, con Cristo, al centro della Chiesa, la cui vocazione - come ci ricorda il Concilio Vaticano II - è quella di essere segno e strumento della riconciliazione e della comunione di tutta l'umanità con Dio e dell'unità di tutto il genere umano».
Mastrofini Fabrizio
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