 | January 30 2012 |
ROMA senza soldi |
Pensione da 480 euro, stanza in subaffitto
e cene alla mensa dei poveri: storia di Marisa |
Ex commessa, aveva casa e stipendio: «Una vita normale». Poi la malattia. Salvata dall'elemosina. «Per dormire 350 al mese in periferia. Più le spese. Al mercato mi aiutano» |
ELDERLY, Poverty, Homeless
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ROMA - Vivere a Roma con 480 euro di pensione al mese è proprio dura. Soprattutto se ne paghi (in nero) 400 per una stanza in subaffitto e una patologia che con la vecchiaia ti rende sempre più fragile. La vita di Marisa è cambiata nove anni fa quando ha avuto un brutto infarto. Faceva la commessa e aveva una vita regolare: nessun lusso sia chiaro, ma una casa e uno stipendio normale. «Dopo non ho trovato più lavoro: chi ti prende così vecchia e malandata - dice - Se la malattia ti colpisce all'improvviso, non sei uno statale e non hai una famiglia si finisce nella mia situazione. Sembra brutto dirlo ma io vivo di elemosina: non vado per strada a chiederla, ma è così».
IL «LOCULETTO» - Marisa prende 480 euro al mese, meno della pensione sociale perchè ha abbastanza versamenti. «Devo aspettare di arrivare a 70 anni, tra qualche mese finalmente arriveranno 70-80 euro in più che per me fanno la differenza - dice senza perdere il sorriso - Adesso mi rimane proprio poco. Vivo in una stanzetta in subaffitto, al terzo piano di un palazzo senza ascensore in una zona periferica. E' piccolissima, proprio un buco. C'è un letto, un armadio, un mobiletto dove tengo la tv: mi ci muovo a malapena. Mangio seduta sul letto in questo loculetto che pago 350 al mese più 50 di spese». Marisa ha cercato qualcosa a meno, ma non si trova nulla. «E di certo con la mia pensione non mi posso permettere neanche una monocamera perchè i prezzi sono molto alti, a meno di 600 euro a Roma non c'è niente».
GRAZIE AGLI AMICI - Per mangiare va al discount. «E al mercato tutti conoscono la mia situazione e mi aiutano. Così mi danno frutta e verduta a pochi euro. Sono molto grata a tutti loro come alla Comunità di Sant'Egidio che mi rifornisce di pasta e altri alimenti fondamentali e mi danno anche un gran sostegno morale». Le rinunce sono tante, troppe perfino da pensare. «E' una vita che non mi compro più una maglietta o un paio di scarpe. Anche una pizza una volta all'anno io non me la posso permettere. Ma alle rinunce ormai mi sono abituata. Se mi mettessi a pensare a quello che ti offre una vita normale, decente, ci starei ancora più male. La mia situazione attuale è questa e altro non posso fare».
LA COMUNITA' DI S.EGIDIO - Nessun figlio o familiare che possa aiutarla. Ma Marisa non si sente sola grazie alla sua fede «che non mi abbandona anche in tutto questo mio disagio». E si commuove quando ripensa ai volontari di Sant'Egidio incontrati per caso: «Era l'estate caldissima del 2003. Soffro di cuore, senza ascensore e con quell'afa ho chiamato il comune di Roma perchè avevo sentito dei pony che ti portavano la spesa a casa. Il servizio era collegato con Sant'Egidio: un'operatrice mi ha chiamata e da lì ho conosciuto la comunità. Loro mi aiutano, mi accompagnano a fare le visite mediche, si occupano di me insomma anche spiritualmente. Le persone che frequento e conosco sono per me come figli».
LO STATO ASSENTE - Senza il sostegno di Sant'Egidio, per Marisa sarebbe impossibile andare avanti. «Eppure non sono solo io in questa situazione. Più ci penso e più non capisco perchè gli anziani siano così abbandonati: io ho fatto la domanda della casa popolare 10 anni fa e ancora sto aspettando. Sono in graduatoria, ma eccomi qui». Con un alloggio popolare, la vita di Marisa cambierebbe: «Non dovrei più chiedere l'elemosina per mangiare. Ma ormai non ci spero più di tanto. Con gli anni che passano lì al Comune diranno che tanto questa sta per morire...».
IL LUSSO DI UNA PIZZA - La povertà non scalfisce nemmeno un po' la dignità e la speranza di questa donna abituata a lottare. Tra tutte le difficoltà e le rinunce quotidiane, c'è però ancora spazio per un piccolo, banale, desiderio. «Quando avrò l'aumento della pensione... il primo mese, faccio finta che non mi è arrivato e me vado in pizzeria con uno di questi amici che mi sta aiutando. Restituisco, in parte, l'enorme bene che mi danno. E perchè no, magari ci scappa anche un po' di biancheria nuova».
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