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Nasce dal contributo di vari autori, dall'esigenza di diffondere un'esigenza importante, imprescindibile, sigillata il 27 ottobre del 1986, quando ad Assisi fu convocata da Papa Giovanni Paolo II la "Giornata mondiale di preghiera per la pace" a cui parteciparono 50 rappresentanti delle chiese cristiane, oltre ai cattolici e 60 rappresentanti di altre religioni, tutti insieme a pregare, fianco a fianco, per la pace, contro gli orrori della guerra, come nella volontà del Pontefice. Nel suo discorso di allora, esplodeva potente quel: «Continuate a vivere il messaggio della pace, continuate a vivere lo spirito di Assisi». Discorso ripreso da Benedetto XVI nel 25° anniversario di quel giorno che passò alla storia: «Mi recherò pellegrino nella città di San Francesco, invitando a unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose nel mondo».
E con questo "spirito" la Comunità di Sant'Egidio ha curato, attraverso una serie di contributi di autori vari, "Lo Spirito di Assisi: dalle religioni una speranza di pace", testo presentato giovedì pomeriggio nella Basilica di San Pietro e Paola dal vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti e dal professor Adriano Roccucci.
«Ad Assisi, i due pontefici hanno decisamente messo in primo piano un ruolo che le religioni in quanto tali, senza mediazioni di altri personalità politiche o del mercato, possono assumere sul destino della terra, circa la pace o la guerra - dichiara monsignor Raspanti - quindi, tutte le religioni chiamate, avendo aderito con i propri capi, hanno accettato di avere un ruolo e lo hanno accettato dialogando tra loro, facendosi carico della responsabilità di guardarsi dentro, di esaminare i propri costumi, i propri modi di pensare, di educare, di impartire il proprio credo e, quindi, il proprio agire, per capire come possono, se devono, modificare mentalità e prassi che ledono la pace e che spingono alla contrapposizione e non al rispetto della dignità e al riconoscimento del valore dell'altro».
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