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13 Septembre 2017

Il commento

L'audacia di chi tiene aperta la porta del dialogo

 
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Il suo carisma è indubbio. Come il suo fascino essenziale, da leader vera e da convinta riformista. Anzi, di più. E' stata e resterà lei, Angela Merkel, la protagonista dell'incontro sui «Sentieri di pace» fra le religioni e i laici, organizzato a Munster e Osnabruck dalla Comunità di Sant'Egidio. Va bene che siamo a pochi giorni dal voto tedesco. Va bene che la Cancelliera parlava, da padrona di casa, anche ai cittadini della Westfalia che - sostengono i sondaggi - hanno abbandonato Martin Schultz, confidando in lei. Tuttavia, domenica sera, nel tono ispirato della Merkel si avvertiva l'anima della grande innovatrice, che sembrava riproporre cinque secoli dopo la voglia di cambiamento di Lutero, e l'adesione a un nuovo progetto.
Se il fondatore della Comunità di
Sant'Egidio Andrea Riccardi ha insistito sulla necessità di affidarsi all'audacia di religiosi e laici per abbandonare la rassegnazione e impegnarsi ogni giorno, in prima persona, per costruire la pace, la Merkel ha raccolto il messaggio, amplificandolo con rocciosa e forse sorprendente determinazione. Ha ricordato le colpe tedesche nella seconda guerra mondiale e per la Shoah, difendendo poi le sue scelte sui profughi e schierandosi contro ogni forma di indifferenza. Ha persino parlato della necessità di pregare, prima di ringraziare con vigore la Comunità di Sant'Egidio,
che da 31 anni «tiene aperta la porta al dialogo».
Risposta migliore alla denuncia di Riccardi («la globalizzazione ha bisogno di un'anima») non poteva arrivare. Anzi, la Merkel dimostra che i veri riformatori sanno cambiare idea.
Qualche idea ha ammorbidito anche Ahmad Al-Tayyeb, grande Imam di Al-Azhar, moschea e università del Cairo, culla del pensiero sunnita. Al Tayyeb è un teologo di raffinata profondità e, forse per la prima volta, durante la sua quarta partecipazione agli incontri di 
Sant'Egidio, ha dato spazio al cuore e alla sua profonda amarezza. Ha denunciato la ferocia di Daesh, condannandone la violenza ma alzando il velo sulle sue origini.
Sentieri di pace» sta compiendo il suo lavoro, con grande partecipazione. Soprattutto di giovani europei. Segno confortante. Chi vede quasi tutti i ragazzi soltanto come facili prede di odio e violenze, condite con l'indifferenza globalizzata, ha torto marcio.