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10 Agosto 2017

L`INTERVISTA

«L'invasione non c'è, allarmi ingiustificati»

L'ex ministro Riccardi: prima salvare le vite poi favorire l'integrazione in Europa e Italia

 
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Uscire dalla logica di emergenza, intensificare la lotta al traffico di essere umani che è «una nuova mafia», ma soprattutto insegnare alla gente ad accogliere. Così Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant`Egidio, storico, ex ministro per la Cooperazione internazionale.

Professor Riccardi, lei dice che anche le Ong che non firmano sono legittimate a salvare vite.

«La mia preoccupazione è che si è troppo focalizzato il dibattito sulle Ong. Quando si parla di un malato si deve parlare della sua malattia, non di fatti secondari. Oggi bisogna partire da una visione più generale che è quella di quanto sta avvenendo in Europa e in Africa. I problemi sono due».

Quali?

«Uno è l'Africa, dove stanno avvenendo migrazioni interne ed esterne fortissime. L'altro l'Europa dove ci sono tanti migranti e dove paradossalmente c'è necessità di migranti. Io credo che con la crescita economica rilevata in questi giorni ci sia necessità di persone giovani, che facciano alcuni lavori».

Cosa deve fare l'Italia?

«Bisogna uscire da una logica di emergenza, quella di frontiera, dello scrutare il mare e dire: oggi quanti ne arrivano? Ne arrivano tanti o pochi, ma arrivano, è un fatto strutturale. L`Italia cosa deve fare? Innanzitutto c'è l`imperativo di salvare vite umane, che il ministro Minniti e tutto il Governo hanno ribadito. All'interno di questo c`è il grande lavoro della Marina italiana e delle Ong. E poi bisogna da parte europea e da parte italiana integrare, mentre dalla parte africana serve una politica di lungo periodo per rimotivare gli africani a costruire il loro futuro nel loro paese. In mezzo c`è il fatto libico: il compito di Ghassan Salamé, inviato dell'Onu, di "ricostruire" la Libia unita e sovrana è arduo ma decisivo, perché la situazione lì è durissima per i libici stessi e soprattutto per quei dannati della terra che sono i migranti o i rifugiati».

La percezione, però, è di una invasione.

«Non siamo alla vigilia di una invasione, dobbiamo uscire dalla mentalità dell'allarme. Io credo che tante volte si danno allarmi in modo ben intenzionato e la gente ha una percezione smisurata del fenomeno migratorio. Bisogna abituarsi a vedere il nostro futuro con altri, perché ne abbiamo bisogno. E questa è una chance».

Dove si è sbagliato?

«Avremmo dovuto introdurre le quote, sviluppare i corridoi umanitari, invece aspettiamo che l'onda ci arrivi addosso. Ci sono responsabilità politiche storiche della gestione del tutto come un'emergenza. Quanto abbiamo investito nella preparazione della gente? La gente si vede arrivare un pullman con stranieri magari dalla faccia scura e reagisce in un certo modo. Cè un deficit di politica, di preparazione. Ma io credo che si possa uscire positivamente per l'Italia e anche per vite umane salvate. Qui non c'è il partito dell'umanità e il partito della sicurezza: l`interesse nazionale italiano è di umanità e sicurezza insieme. E l`esperienza del Triveneto - lo dico per l`esperienza che Sant'Egidio ha per l`accoglienza di siriani con i corridoi umanitari - è altamente positiva. Mi viene fastidio quando il Veneto viene descritto come chiuso ed egoista, io ne conosco anche un`altra faccia».


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