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10 Febbraio 2012

Nuovi poveri, un migliaio vivono in strada

Dossier di Sant `Egidio : pasti e abiti, negli ultimi tre anni raddoppiate le richieste

Italia, Sant'Egidio, Povertà, Senza fissa dimora, Homeless

Più di 17.500 pacchi alimentari e di vestiario consegnati, 2.600 persone seguite contro le 1.600 del 2008, 1.000 nuove iscrizioni nel 2011, 38.700 pasti distribuiti per strada, tre volte tanto quelli del 2008: è una fotografia impietosa sulla povertà a Genova quella che emerge dai numeri della Comunità di Sant`Egidio, che ha presentato ieri la sedicesima edizione della guida "Dove mangiare, dormire lavarsi-Genova 2012".

«Siamo di fronte ad una crisi che continua - racconta Giovanni Scala, responsabile servizio senza fissa dimora della Comunità di Sant`Egidio - e questo è visibile nei nostri centri, dove dal 2008 sono praticamente raddoppiate le richieste di assistenza. Nell`ultimo anno, in particolare, abbiamo visto una crscita di richieste da parte di cittadini italiani e, soprattutto di donne, che forse, risentono di più
della responsabilità della famiglia».

I numeri parlano chiaro: nel 2008 i centri " Gente di Pace" hanno distribuito 8548 pacchi alimentari e vestiario e a loro si sono rivolte 1584 persone, con 785 nuove iscrizioni, ogni anno questo numero è cresciuto, fino ad arrivare a 15.883 pacchi distribuiti nel 2011 per 2603 persone che hanno chiesto aiuto ai centri, dei quali 1003 nuove iscrizioni. A questi si aggiungono le dstribuzioni dedicate specificatamente a due situazioni di estrema povertà, le persone senza fissa dimora, e i carcerati, così si arriva a 17.500 pacchi distribuiti e oltre 3000 persone seguite.

L`87,4% di coloro che si rivolgono ai centri sono stranieri e l`età media è di 43 anni. Tra gli stranieri arrivano soprattutto ecuadoriani, il 34,1%, poi rumeni, ucraini e marocchini. Il 67,8% dei nuovi iscritti sono donne, prevalgono le fasce di età medio basse. E comunque oltre il 10% delle nuove iscrizioni del 2011 è rappresentato da cittadini italiani. La Comunità di Sant`Egidio assiste anche chivive per strada e nel 2011 è arrivata a consegnare 38.700 pasti freddi, per una media giornaliera di 130 persone. Secondo i calcoli della comunità sono un migliaio i senza fissa dimora a Genova, 250 sono i rom rumeni, 310 sono ospitati nei diversi centri di accoglienza gestiti daAssociazioni, come Auxilium, San Marcellino e M assoero 2000, 250 dormono per strada, altri 150 in alloggi di fortuna. A tutti questi è dedicata in particolare la guida su dove mangiare dormire e lavarsi, realizzata in 4000 copie e distribuita a persone senzafis sa dimora, famiglie in difficoltà, ma anche ad operatori del settore, volontari e istituzioni. La pubblicazione offre indirizzi, orari e informazioni su 15 mense per mangiare, 13 centri per dormire, sei presidi dove lavarsi, 14 ambulatori privati dove curarsi, 22 centri di ascolto vicariali e parrocchiali, 50 gestiti da associazioni e sindacali e 89 parrocchie che distribuiscono viveri e alimenti. E per la prima volta in seguito all`emergenza freddo è stata organizzata una campagna di raccolta di coperte all`università, allabiblioteca Berio e in alcuni licei genovesi e cinquanta universitari genovesi hanno iniziato a partecipare alla distribuzione serale di pasti e coperte alle persone che vivono in povertà.

 

La normalità: Chi sono le persone che si presentano spesso quotidianamente alla comunità per chiedere sostegno
Giovanna e Maria, storie dal precipizio "Non ho i soldi per i vestiti di mio figlio"
C´è l´ex commerciante che non ce la faceva più ad andare avanti, ma anche l´anziana che vive in casa con la figlia che ha perso il lavoro

La signora Giovanna abita in centro, una vita felice con il marito. Hanno aperto tanti anni fa una pasticceria che andava molto bene. Purtroppo a causa della crisi gli affari sono iniziati ad andare male. Diventa difficile per loro pagare l´affitto del locale e decidono di chiudere. Oggi il marito ha trovato un lavoretto che gli permette di pagare la luce, il gas e qualche debito accumulato. Raccontano: «Meno male che la casa era nostra». Vengono al centro della comunità di Sant´Egidio a chiedere un piccolo aiuto alimentare.
E´ una storia come tante, di quelle che sempre più spesso i volontari della comunità si trovano ad ascoltare: famiglie che fino a poco tempo fa vivevano dignitosamente, se non addirittura bene, precipitate improvvisamente nel disagio, quando non addirittura nella povertà a causa della crisi. Sono quelli che si vergognano a chiedere un aiuto, ma alla fine non sanno più dove sbattere la testa e bussano alle porte di Sant´Egidio.
Ecco le loro storie: Maria, 65 anni, vive in Val Polcevera, è vedova ed ha un figlio disabile, che soggiorna in una struttura protetta. Lei percepisce una piccola pensione di reversibilità del marito. Nella vita si è sempre un po´ arrangiata lavorando facendo pulizie nelle case. Il figlio torna a casa qualche fine settimana ma Maria ha grande fatica nella sua gestione. Frequenta il centro da circa 2 anni e chiede quasi esclusivamente i vestiti da portare al figlio in comunità.
La signora Flavia invece ha 75 anni, una figlia che ha perso il lavoro da poco e che vive a casa con lei. Nonostante l´età e la distanza si presenta alla comunità per ricevere cibo, vestiti. Chiede aiuto. «Qualsiasi cosa mi date va bene - dice a voce bassa - cerco anche un lavoretto... magari compagnia ad un anziano, stirare in una casa…. tanto per far su qualche soldo».
Poi c´è Anna, che si rivolge alla Comunità per avere un aiuto alimentare. Con la sua famiglia sta passando un periodo nero: il suo compagno, che aveva un lavoro non in regola non lavora più da qualche mese. Lavora qualche ora come colf. Ha un bambino di cinque anni e un altro che frequenta la scuola elementare. Una volta al mese prende un pacco presso la sua parrocchia, ma non è sufficiente. Chiede disperata ai volontari di Sant´Egidio: «Cosa dico ai miei figli che mi chiedono ogni giorno la merenda? Che il papà non lavora più?»

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