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Bari (Italia) - L'Arcivescovo, mons. Francesco Cacucci, presiede la preghiera della Comunità, in occasione del 41° anniversario nella chiesa di San Giovanni Crisostomo. OMELIA


 
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Bari (Italia) - L'Arcivescovo, mons. Francesco Cacucci, presiede la preghiera della Comunità, in occasione del 41° anniversario nella chiesa di San Giovanni Crisostomo
10 febbario 2009

Pubblichiamo di seguito la sua omelia

Lc 10, 28-37, “Marta e Maria”

È questo il Vangelo della solennità di Santa Scolastica, che oggi celebriamo. In uno dei brani più intensi e dolci che questa santa ci ha lasciato, nel racconto che ne fa San Gregorio Magno - una delle pagine più belle della patristica -,  e che commenta, per così dire, il brano del Vangelo di Luca che abbiamo appena ascoltato, vi è un’espressione: loquamor usque mane de celestis vitae gaudiis, parliamo da adesso fino al mattino delle gioie della vita celeste. O anche delle gioie celesti della vita. Sapete l’episodio: Scolastica va a trovare Benedetto nel monastero di Montecassino, e vuole fermarsi – forse presagendo la sua morte – a parlare ancora con il fratello, che rifiuta a motivo della rigida regola che gli impone di tornare in monastero. Scolastica gli stringe la mano e – si dice, ma non da Gregorio Magno – che le lacrime che scendono dal suo volto fanno scendere una pioggia impetuosa dal cielo, tanto da impedire a Benedetto di tornare al monastero. E Scolastica dice: “Ti perdoni Dio: tu non mi hai voluto ascoltare, ma Dio mi ha ascoltato”. E c’è un commento splendido di san Gregorio, che in latino suona ancora più bello: plus potuit quia plus amavit. Poté di più colei che amò di più.
Questo brano del Vangelo, in questa festa di Santa Scolastica, in fondo esprime molto il carisma della vostra Comunità. Perché c’è questo parlare delle gioie celesti della vita. E si parla delle gioie celesti della vita parlando con il Signore e parlando con la sua parola. Questo il sinodo dei vescovi lo ha sottolineato. Di recente, ad Orvieto, parlando ai sacerdoti della nostra diocesi, don Vincenzo ci ha raccontato l’esperienza del Sinodo sulla Parola di Dio, e soprattutto di un aspetto che io credo è sempre necessario riscoprire: imparare a pregare con la Parola. I fondatori del monachesimo avevano dato indicazioni. Pensate all’avventuroso fondatore del monachesimo, san Pacomio, che passa attraverso san Basilio e giunge a san Benedetto, monachesimo orientale e occidentale. C’è un suggerimento, chiamiamolo così, che è rimasto stabile nell’esperienza monastica fin da Pacomio, e che poi è riportato nella preghiera della Chiesa, la liturgia delle ore. È la cosiddetta “lettura breve”, accompagnata poi dal responsorio, che troviamo nelle lodi, nell’ora media e nei vespri. Il valore della lettura breve è aiutare, tra un’ora e l’altra, i monaci, ad imparare a memoria una parte della Scrittura. E ripetere quel brano anche attraverso la loro attività, dunque in un tipo di contemplazione che si riversa nel creato – gli ecologisti oggi interpretano quelle lacrime che rigano il volto di Scolastica con il creato che piange attraverso la pioggia –. Ebbene, la lettura breve fa sì che si impari a memoria una parte della Scrittura. E imparata a memoria, e ripetuta, diventi quasi un respiro dell’anima durante l’impegno, il lavoro, la giornata. E questo faceva sì che ogni momento di contemplazione e di amore, di impegno di lavoro e nella storia, e di amore, passasse attraverso la Parola di Dio.
Nel dopo Concilio abbiamo riscoperto tantissimo la Parola di Dio, anche se c’è ancora tanto da fare. E io sono felice di dirvi questa sera che io ho conosciuto la Comunità di Sant'Egidio proprio nel 1987, quando fui nominato vescovo e andai a Roma per gli adempimenti. La sera, con don Gianni e don Rocco, venimmo proprio a Trastevere, nella chiesa di Sant’Egidio per vivere la preghiera. Conobbi Andrea e iniziò un’amicizia che permane intensa.
Questo ascolto, questo momento di preghiera che voi vivete per due giorni alla settimana, è fondamentale. Perché poi si coniuga in un modo molto preciso con la carità, che si esprime in particolare alla stazione. Nella visita pastorale mi sono reso conto di come nel cuore di un quartiere benestante ci sia questo segno di povertà molto intenso. Le espressioni della carità non si possono vivere senza questo amore al Signore e alla sua Parola che penetra poi lentamente. Sono sempre impressionato da un commento bellissimo di Arturo Paoli al Vangelo di Luca e in particolare a questo brano, che dice come la contrapposizione tra azione e contemplazione non sia vera e non corrisponda all’ambito esegetico. Credo che sia tanto bella questa ricchezza di preghiera, questo silenzio del cuore che qui si crea per poter ascoltare la Parola del Signore e poterla ruminare continuamente nei giorni successivi: un piccolo brano che letto, si impara poi a memoria. Sì. si impara a memoria, mi permetterei di suggerirvi. Nel solco della tradizione della Chiesa, che oggi si è allargato, dalla tradizione monastica, a quanti come voi avete reso l’ascolto della Parola centrale nella vostra vita. Da qui nasce quell’esperienza che si è consolidata attraverso la storia, la storia della Comunità di Sant'Egidio qui a Bari, passata attraverso l’incontro “Uomini e religioni” del 1990, un momento importante per la nostra Chiesa locale, e per quella sensibilità di dialogo interreligioso e di dialogo ecumenico, attenta al mondo orientale che vi caratterizza. Anche i vostri canti sono espressione evidente di questa attenzione al mondo orientale. E questa bellissima Chiesa di san Giovanni Crisostomo richiama questo congiungimento con l’oriente, che poi fa parte non solo della nostra cultura, ma della nostra sensibilità ed anche della nostra espressione di fede.
Vorrei che noi intensificassimo questa nostra preghiera. Vorrei che anche voi nel prosieguo di questi incontri, e agli albori di una nuova esperienza che si sta vivendo, in continuità con Alessio II, ma anche secondo una espressione di novità che il patriarca Kirill può indicare a Mosca - e proprio di recente ho parlato nuovamente con mons. Paglia che è stato lì in occasione dell’inizio del ministero del patriarca - intensificaste la preghiera. Si tratta di un ecumenismo silenzioso e intenso insieme. Nel nome di san Nicola dobbiamo sempre più proseguire questo cammino di unità. Questo ecumenismo spirituale tanto richiesto e su cui il card. Kasper insiste continuamente, sulla scia di quella indicazione molto bella lasciata dal Santo Padre in occasione del congresso eucaristico nazionale. I palpiti del cuore della Comunità di Sant'Egidio siano proprio in questa direzione. Abbiamo bisogno di questo impegno, di questa preghiera, di questa sintesi, di questa capacità di saper invocare dal Signore la sua pace, il suo amore, l’unità dei cuori.

L'anniversario della Comunità di Sant'Egidio 2009



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