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30 Aprile 2015 09:30 | Provincia di Bari - Sala Consigliare

Intervento alla conferenza di Sant’Egidio: «I Cristiani in Medio Oriente. Quale futuro?»


Ignace Youssif III Younan


Patriarca siro cattolico di Antiochia
Permettetemi all'inizio del mio intervento di attirare la vostra attenzione su i tre punti seguenti che sono a mio parere molto importanti per affrontare la questione dei cristiani del Medio Oriente: quando io parlo del dramma delle nostre comunità cristiane del Medio Oriente io non escludo alcuna minoranza religiosa o etnica che vive nei paesi a maggioranza musulmana. La mia intenzione non è di occuparmi dell'Islam come dottrina (teologia), ma di affrontare il pericolo dell'Islam politico, il quale raccomanda l'amalgama fra religione e stato, che quindi è discriminante contro le minoranze religiose e vuole imporre la sharia.
 
Quando io menziono i paesi occidentali, parlo della politica dei dirigenti e non del popolo.
Vorrei dividere il mio intervento in tre parti, precedute da una breve introduzione e seguite da una breve conclusione.
1a parte: memoria molto breve della situazione molto allarmante dei cristiani in Siria e Iraq.
2a parte: L’Islam politico alla fonte del calvario dei cristiani in MO.
3a parte: l’opportunismo alla fonte della politica dei governi occidentali.

1a Parte: situazione molto allarmante dei cristiani in Siria e Iraq
L’insieme del MO, è stato in questi ultimi tempi inghiottito da una spirale di violenza inaudita, un vero incubo che sembra non avere fine. I conflitti si diffondevano all’inizio, sotto pretesto della liberazione dai regimi considerati delle dittature, e si sono presto trasformati in guerre fratricide, sulla base della religione o fra confessioni nella stessa religione. Quelli che si credevano essere dei conflitti nazionali si sono sviluppati in guerre a livello regionale e anche internazionali. E’ il caso dell’Iraq, della Siria e dello Yemen.

Approfittando del caos che si è propagato molto velocemente in questi paesi, delle fazioni fanatiche hanno dominato il terreno seminando il terrore. Adottando un jihadismo militante, questi terroristi reclamavano il loro diritto di imporre un Islam politico di confessione sunnita su tutte le altre confessioni e minoranze non musulmane. Il terrore di una violenza inaudita, voleva annientare quelli che loro chiamano miscredenti che non professano il loro credo secondo la Sunna del Profeta.

E’ a nome della loro confessione, che conta la maggioranza nella Umma (nazione musulmana in tutto il mondo) che Daesh, Al Qaeda, Al Nusra e altri gruppi innumerevoli sono riusciti a mobilitare con una facilità senza pari, e sotto gli occhi delle nazioni che si dicono civilizzate, decine di migliaia di jihadisti che si sono precipitati e si precipitano ancora, a difendere la causa di Allah! Infatti la campana che hanno suonato a morto è stata sentita ovunque nei cinque continenti!

Senza negare l’esposizione di tutti i segmenti popolari, confessionali o etnici senza difesa, alle esacerbazioni omicide dei gruppi jihadisti, bisogna riconoscere che le comunità cristiane in Iraq come in Siria, che formano le componenti demografiche più vulnerabili, sono divenute presto, nell’assenza di stabilità politica e della sicurezza, in ogni luogo dove vivono senza protezione, un bersaglio facile di intimidazioni abusive, espulsioni selvagge e anche assassinii… Mosul, la Piana di Ninive, Ma’loula, Sadad, Kasab e villaggi del Khabour, ne sono esempi recenti.

Pretendere che questi terroristi non risparmiassero alcuna religione o confessione, inclusi i musulmani sunniti, non dovrebbe assolutamente ignorare il fatto che è la sopravvivenza della comunità cristiane che è in gioco. Il numero dei cristiani del MO continua a precipitare in maniera spaventosa. Le dolci parole aleatorie che noi continuiamo sentire non bastano più.

A: L’IRAK

Sono sicuro che molti di voi hanno seguito gli avvenimenti spaventosi che ha conosciuto l’Iraq da un anno. Senza diminuire l’impatto della selvaggia esercitata contro le minoranze, come i Yazidi al nord del paese, bisogna ricordare che sono i cristiani che hanno subìto, soprattutto dallo scorso 10 giugno, una sorta di cataclisma che potrebbe minare la loro sopravvivenza in Mesopotamia. In questa data lugubre, lo Stato Islamico ha invaso Mosul, e ha forzato i cristiani e altre comunità a fuggire ed a abbandonare tutto, a rischio di essere massacrati, rinnegare la loro fede o accettare di pagare le tasse proprie al loro statuto di “gente di dimmitudine”. Una situazione simile a quella degli ostaggi nelle mani dei terroristi. Dopo questo esodo forzato, fu la lettera araba “noun” che doveva identificare le proprietà dei cristiani. Non è così triste che da più di dieci mesi, non ci sono state a Mosul né preghiere né celebrazioni eucaristiche?! Questa grande città, la seconda del paese, sarà svuotata completamente dei suoi cristiani che vivevano li dai primi secoli della nostra fede.

Proprio due mesi dopo, la notte fra il 6 e il 7 agosto, è stato il turno della Piana di Ninive, territorio che circonda Mosul che è stato minacciato e attaccato violentemente.

I 150mila cristiani, soprattutto dei siriaci cattolici e ortodossi, seguiti dai caldei, sono stati obbligati nello spazio di qualche ora a abbandonare tutto: casa, villaggi e terre, per cercare rifugio in Kurdistan. Detto questo, bisogna anche riconoscere che i nostri fedeli sradicati sono stati traditi dai loro vicini con i quali avevano legato relazioni di buon vicinato durante i secoli. Gli stessi vicini si sono associati ai jihadisti nelle loro razzie e i saccheggi dei villaggi dove le comunità cristiane erano riuscite a edificare, per il bene comune, una convivenza civile e pacifica molto apprezzata.

Quello che questi cristiani, pacifici e leali cittadini, continuano a provare nel loro esilio forzato, dovrebbe essere riconosciuto come un vero genocidio, perché si parla qui di privazione della loro terra e della loro identità. E’ una macchia vergognosa nella storia delle grandi potenze e una minaccia per tutte le civiltà.

Più di 60 chiese monasteri e istituzioni cristiane, alcune risalenti ai primi secoli della Cristianità e considerate tesori della Mesopotamia, sono state prese, saccheggiate, sconsacrate, distrutte o convertite in moschee! E' la stessa sorte terribile che hanno subito altri siti archeologici e musei che testimoniavano l'antica civiltà della Mesopotamia, per mano dei conquistatori in nome del loro "Allah"!

E' giusto ricordare che la nostra Chiesa Siriaca, cattolica o ortodossa come la Chiesa caldea sono state le più provate dagli attacchi criminali avvenuti  l'anno scorso nel nord dell'Iraq. E' l'esistenza stessa della nostra diocesi siriaca cattolica di Mosul che è a rischio di scomparsa. Sotto le minacce dei jihadisti dello Stato Islamico, sono stati cacciati : l'arcivescovo e il suo clero, (28 preti), più di 60 religiose, e la totalità dei fedeli (più di cinquantamila), sradicandoli dalla loro terra ancestrale, la città di Mosul e soprattutto la Piana di Ninive!

Davanti a una tale barbarie come si può credere ancora a una convivenza pacifica fra le comunità religiose e etniche di questa regione! La sofferenza dei cristiani e di altre minoranze forzate all'esilio diventa sempre più insopportabile: i loro bisogni umanitari non smettono di aumentare e i loro timori di un futuro sconosciuto per i loro figli non smettono di essere un trauma per loro! Queste migliaia di famiglie vivevano nelle loro città natali, nella tranquillità, nella prosperità, nella fierezza e nella dignità. In un batter d'occhio sono stati strappati dalle loro case, e terrorizzati sono dovuti fuggire alla ricerca di un riparo. Depressi, sul ciglio della disperazione, fino a quando potranno resistere? E' una scena che ci riporta ai secoli oscuri del passato anche se è divenuta una realtà orribile del nostro tempo presente.

Ascoltiamo il lamento di una piccola bambina di Qaraqosh, città cristiana di Ninive, "sono stanca di questa vita. Preferisco morire per lei (per la città di Qaraqosh) piuttosto che vivere qui nell'umiliazione".

B.LA SIRIA
La situazione geopolitica estremamente drammatica in Siria, non è diversa da quella che si è prodotta in Iraq. Solo l'approccio dei paesi nella regione e le potenze occidentali di fronte alla crisi in questi due paesi è molto diverso.

Da più di 4 anni, conflitti intestini di una violenza inaudita distruggono la Siria, uccidendo centinaia di migliaia, spostando milioni di persone all'interno del paese e nei paesi limitrofi, distruggendo le infrastrutture e le abitazioni in più della metà del territorio nazionale. Città intere sono divenute irriconoscibili, villaggi e quartieri abitati sono stati rasi al suolo. Tanto più che l'attacco criminale al patrimonio culturale multimillenario e il denigramento del tessuto socio-religioso del paese, al dire delle istanze internazionali, sono di una portata spaventosa, e le loro conseguenze necessiteranno di generazioni intere per trovare rimedio!

L'orrore di questo conflitto che all'inizio le potenze regionali e internazionali non smettevano di descrivere, come una rivolta popolare pacifica e di corto termine, sembra aggravarsi ancora di più di ferocia dovuta all'odio confessionale nell'Islam. I cristiani, dal canto loro,presi nell'ingranaggio di questa guerra sanguinosa, sono stati bersaglio facile, perché i più vulnerabili, fra gli altri gruppi minoritari. Dovunque, in questo paese martoriato, si sono potute reperire almeno 120 chiese che sono state attaccate, saccheggiate, completamente distrutte o incendiate da diverse bande jihadiste col nome di:Al-Qaeda, Al-Nusra, Stato Islamico e altri gruppi ribelli tutti dichiaratisi appartenenti all'Islam.

Le recenti razzie selvagge contro i 23 villaggi Assiri del Khabour, nord-est della Siria, hanno sradicato migliaia di abitanti pacifici, di cui la sola colpa era di volere restare nelle loro terre, fedeli al loro paese.

Si può dire la stessa cosa di altre località cristiane che hanno conosciuto una sorte più o meno simile, come Al-Qusair e Sadad  nella provincia centrale di Homs, Ma'loula, a nord di Damasco e Kassab, provincia di Latakia. Ma per noi cristiani, è soprattutto Aleppo che ci causa tanta angoscia! Questo gioiello della Siria conosciuto fino a poco tempo fa, per il suo sviluppo economico promettente, il suo pluralismo socio-religioso e la sua convivialità, è divenuta una città ridotta a brandelli, massacrata e agonizzante. Essa è sotto assedio da parte dei ribelli a maggioranza islamica, da oramai 30 mesi. Più della metà delle sue comunità cristiane sono già fuggite per rifugiarsi fuori dalle zone di combattimento. Un'altra metà, composta soprattutto da classi povere, continuano a viverci, non avendo altri mezzi. Noi abbiamo accolto diverse centinaia di famiglie rifugiate in Libano e noi cerchiamo di assisterle insieme ai loro confratelli e consorelle dell'Iraq, sapendo che non potranno avere lo statuto di rifugiati in questo paese, visto il suo equilibrio confessionale molto delicato.

In tutto, noi possiamo contare non meno di mezzo milione di cristiani, approssimativamente il quarto del numero totale che sono stati sfollati, o all'interno della  Siria o si sono rifugiati nei paesi vicini, senza contare le decine di migliaia che hanno preso il largo per emigrare ai quattro angoli del mondo!

C.IL LIBANO
Questo paese piccolissimo vive una tensione continua da decenni. Ma, è proprio per la crisi in Siria, paese confinante, che la sopravvivenza del Libano è messa in pericolo. L’afflusso di più di un milione e mezzo di rifugiati siriani aggiunti al mezzo milione di rifugiati palestinesi rischia di destabilizzare l’equilibrio religioso, confessionale e demografico, molto delicato d’altra parte del solo paese del MO che promuove la tolleranza e l’uguaglianza dei diritti a tutti i cittadini.

I pericoli dei gruppi terroristi dall’esterno, e le diverse tensioni interne, soprattutto le distinzioni confessionali fra la comunità sunnita e sciita rischiano di scuotere il paese e di gettarlo in un conflitto simile forse alla guerra orribile che lo ha scosso 40 anni fa.

Approfitto di questa occasione per formulare la mia gratitudine profonda al contingente dell’ONU, UNIFIL che vigila per la sicurezza nel Libano del Sud, di cui i soldati sono spagnoli, conosciuti per la loro solidarietà con la popolazione di ogni frontiera, hanno testimoniato con la loro opera sociale e caritativa così come per il loro sacrificio fino al sangue, della loro vocazione nazionale a amare tutti senza distinzioni. Questi bravi soldati hanno avuto come giusto riconoscimento la visita di Sua Altezza il re, in occasione della festa di Pasqua.

Parte 2: L'islam politico fonte del calvario dei cristiani in Medio Oriente

L'islam politico si accredita il potere di soddisfare tutte le questioni temporali dell'umanità “hic, nunc et ad aeternum!”, qui, ora e per sempre. In arabo, “Din wa-dunia!”. Nel circolo vizioso in cui si sono impantanati per anni la Siria e l'Iraq, come pretendere che i cristiani di questi due paesi non si sentano minacciati nella loro stessa sopravvivenza! Dovremmo chiederci perché queste guerre fratricide ravvivate da odi confessionali ancestrali tra le diverse sette islamiche sono venute alla superficie proprio di recente? Non è a causa dell'amalgama preso alla lettera tra religione e stato sostenuto dall’islam politico, “in iure”, come “in facto”!

I risultati sono chiari: discriminazioni delle minoranze e delle donne, attacchi alla libertà di religione, di espressione e di coscienza come alle libertà di scelte individuali in campo sociale.

Non è più accettabile ignorare che i cristiani come tutte le altre minoranze religiose in Medio Oriente, si sentano oppressi a casa loro, a causa del pericolo derivante dal fatto che la maggioranza musulmana cerca di imporre la “Sharia”, la legge islamica, non solo nella sfera della religione, ma anche in molte aree del diritto positivo. Ora questa “Sharia” rischia di essere interpretata in modo diverso da una confessione a un’altra.

Ricordiamo, per esempio, che ogni forma di evangelizzazione è considerata fino a oggi come proselitismo; pertanto è vietata nei paesi in cui l'islam è la maggioranza. L'islam politico ritiene che i musulmani che vogliono abbracciare un'altra religione siano perversi, quindi punibili con la morte!

Non è tempo che la comunità delle nazioni, rivendichi in modo chiaro e senza ambiguità il diritto di imporre la propria Carta dei diritti dell'uomo del 1948, a tutti i suoi membri! In nessun caso un paese dovrebbe respingere la Carta a causa di abitudini culturali o speciali.

Evitando di esigere, con fermezza e chiarezza, il rispetto dei diritti umani, si corre il rischio di provocare un’emorragia fatale all'interno delle comunità cristiane. Non solo nei paesi arabi, ma anche in molti paesi che si credono al momento esenti o godono di immunità!

Parte 3: A peggiorare la situazione dei cristiani, l’opportunismo ipocrita della politica dei governi occidentali
È triste a dire che i cristiani del Medio Oriente sono da qualche tempo delusi delle politiche dei governi occidentali. Hanno la sensazione di essere abbandonati, anche traditi, dall'Occidente, attraverso i suoi media che sostengono di essere obiettivi e le sue amministrazioni che si attribuiscono un’aureola di democrazia, pluralismo e laicità! I paesi occidentali dovrebbero riconoscere la loro responsabilità come complici delle atrocità commesse dall'islam politico, che ha fomentato una spirale di crisi violente nella regione che sconvolgono la regione fino ad oggi. In nome della suddetta democrazia piuttosto nebulosa, questi governi non possono impedire l'uccisione di centinaia di migliaia di persone e le distruzioni terribili in Siria e in Iraq, come in Libia e Yemen!

Cerchiamo di essere più precisi, l'Unione Europea ha avuto fretta di collaborare con la politica degli Stati Uniti per espandere ciò che si vuole chiamare “Primavera araba” ai soli paesi della regione che per la loro costituzione aperta alla cittadinanza civile, come ad esempio il caso della Siria, potevano promettere un'apertura e l’avvio di un processo realistico verso regimi più rispettosi dell’evoluzione democratica. Facendoci credere che una democrazia alla “occidentale”, solo numerica, potrebbe essere esportata in nazioni soggette a teocrazie millenarie, questa politica occidentale ricorreva piuttosto a macchinazioni machiavelliche! Ricordiamoci le parole di Papa Francesco, che ha avvertito che avremmo potuto ben essere complici dell’effusione di sangue innocente di individui e di popoli, mantenendo il silenzio oppure incitando e fornendo combattenti e armi. Ebbene, come possiamo comprendere il silenzio delle potenze occidentali dinanzi alle atrocità e alle disgrazie che colpiscono innocenti in Siria, Iraq e in altri paesi del Medio Oriente? Dovremo aspettare un secolo per commemorare e chiedere conto?!

I cristiani non capiscono le ragioni degli occidentali che tollerano regimi politici nella regione (ad eccezione del Libano), che si vantano della non-separazione tra religione e Stato, una legge emanata senza scrupoli in forme diverse nelle loro costituzioni: “L'islam è la religione dello Stato” (come in Arabia Saudita, negli Stati del Golfo e in molti altri paesi), o che “la Sharia è la fonte principale della legislazione” norma professata da tutti i paesi della regione! Non è una discriminazione molto grave nei confronti di coloro che non professano la religione islamica?

Non abbiamo forse il diritto di chiederci dove siano i principi civili su cui la civiltà occidentale dei tempi moderni ha costruito il suo sistema di governo e per i quali i loro antenati hanno sacrificato molto! È triste da dire che nei rapporti con l'islam, l'Occidente non si interessa che ai seguenti tre elementi:

a. La “Umma”: la nazione musulmana che sembra solida e imponente, estesa dall'Estremo Oriente all'Occidente.
b. I petrodollari dei paesi del Golfo.
c. Il jihadismo radicale che, affondando le radici nell'islam politico, diffonde il terrore e minaccia popoli e civiltà dell'Occidente!

Ora le comunità cristiane del Medio Oriente, non possiedono nessuno di questi tre elementi! Non hanno forse il diritto di chiedersi se questo approccio servilmente interessato dei governi occidentali verso i regimi islamici non sarebbe la base per l'indebolimento e persino l’annientamento di ogni presenza cristiana nella regione?!
Tra una dittatura che garantisce parità di diritti e la libertà religiosa a tutti i cittadini e un totalitarismo che se ne infischia di questa uguaglianza ed esclude il diritto alla differenza per le minoranze religiose, non dobbiamo esitare a scegliere la prima.
Dopo la mobilitazione dei paesi europei per affrontare il radicalismo terrorista in mezzo a loro, nasce un'altra domanda: come arginare il flusso di immigrati?

Ignace Youssef III Younan
Patriarca siro cattolico di Antiochia

 

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