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30 Aprile 2015 09:30 | Provincia di Bari - Sala Consigliare

Quale sarà nel mondo arabo il futuro delle minoranze e in particolare dei cristiani?


Ibrahim Isaac Sidrak


Patriarca copto cattolico di Alessandria

 Il discorso sul futuro dei cittadini egiziani copti è diverso dal discorso  del resto dei cristiani  dell’Oriente

1- Influsso dei cambiamenti mondiali sui cristiani dell’Oriente

Oggi di fronte alla complessità delle relazioni  tra i paesi che esercitano il loro influsso sulla zona mediorientale, la sopravvivenza dei cristiani  e la loro stabilità in Siria, Irak e Libano dipende da nazioni straniere. 

Il destino dei cristiani della Siria è legato in un modo o nell’altro al successo dell’Arabia Saudita  e dell’Iran.

In Irak il pericolo più grande deriva da ISIS, considerato uno dei maggiori nemici dell’Iran e i cristiani o meglio ciò che rimane di loro  sono ostaggi delle vittorie dell’Iran  nella zona e della sconfitta di ISIS. .In Libano, invece, la situazione  è più aperta ai paesi stranieri. Nello Yemen, se il conflitto politico si trasformasse in conflitto religioso tra sunniti e sciiti, si rifletterebbe negativamente sui cristiani orientali

2- Futuro dei cristiani del Medio Oriente

Le scelte dei cristiani del Medio Oriente di  rimanere nel loro territorio sono  limitate ed esposte a numerosi pericoli come

 

• Il fallimento della nazione araba nella formazione di una cittadinanza secolare, democratica e basata sull’uguaglianza. Questo crea un clima di discriminazione contro categorie essenziali di cittadini. I cristiani hanno sofferto svariate forme di discriminazione a livello costituzionale, e legale o a livello di partecipazione e rappresentanza politica o di libertà religiosa. 


• Uno stato di inerzia da più di tre decenni all’ombra di sistemi per la maggior parte corrotti e tiranni costringe i cristiani ad avventurarsi in una lotta pacifica per costruire uno stato moderno, secolare, democratico, garante dei diritti e delle libertà degli individui e delle comunità di tutte le componenti.

• I tentativi di descrivere i cristiani come elementi negativi nel movimento di cambiamento e riforma, come alleati di sistemi, governi e poteri tirannici e corrotti.

Ma anche:

• La diffusione dell’estremismo,

• Il tentativo di considerare i cristiani  appartenenti ai paesi occidentali,

• La divergenza fra la gerarchia e i fedeli, ciò 

richiede al clero di essere più vicini alle preoccupazioni e ai problemi dei fedeli e di incoraggiarli a prendere parte attiva alla vita del paese nelle sue varie espressioni e nell’ambito legale.

Con una fede profonda i cristiani affrontano le sfide alle quali sono esposti, ma solo nell’ambito nazionale, democratico poiché non c’è una soluzione cristiana al problema dei cristiani.

3- Cambiamento qualitativo dopo la rivoluzione del 25 gennaio 

Fin dal 2009 sono cominciate ad apparire all’orizzonte  le caratteristiche  di una corrente giovanile  copta  come reazione  alle pressioni praticate dagli islamisti  sui  copti. 


Per la prima volta i copti  sono usciti a protestare in pubblico  e i giovani copti delle diverse denominazioni sono andati a migliaia a protestare davanti al governatorato di Ghiza. La novità sta nel fatto che per la prima volta le diverse confessioni (ortodosse, cattoliche, protestanti), mettendo da parte  le divergenze  dottrinali sono state solidali contro  i loro oppressori.  La stessa cosa è avvenuta dopo il massacro di  Nagi Hammadi e si sviluppata  fino al coinvolgimento  dei musulmani dopo l’esplosione  nella chiesa  dei due santi in Alessandria nel 2011, quando copti e musulmani hanno manifestato a migliaia  a Shubra il 3 gennanio, coniando slogans  che chiedevano la caduta del presidente Mobarak , del ministro degli interni Al-Adly tre settimane prima  della rivoluzione. Alla rivoluzione hanno partecipato i giovani copti. 

Dopo il massacro di Maspiro si è rafforzata la coscienza copta nazionale aconfessionale e i rappresentanti delle tre confessioni hanno fondato  l’unione dei giovani di Maspiro.

L’arrivo dei Fratelli Musulmani al potere con il loro bagaglio di emarginazione, estremismo, violenza contro i copti ha provocato una nuova politica di opposizione copta, fenomeno questo senza precedenti.

L’episodio più pericoloso che ha creato un rifiuto nella coscienza dei copti è stato l’assedio alla cattedrale copta  nell’aprile del 2013. Questo fatto ha portato i copti a considerare il 30 giugno una questione di vita o di morte. Ciò è stato evidente  con le dimissioni comunitarie dei rappresentanti  copti  e dei moderati  dal consiglio consultivo e l’incoraggiamento ai giovani a scendere in piazza il 30 giugno.

Dove la maggior parte degli egiziani da tutte le regioni  circa 30 milioni  ha partecipato  alla manifestazione e i copti erano una componente essenziale nonostante le minacce dei Fratelli Musulmani  e dei loro alleati  di spargimento di sangue.

I copti hanno pagato il prezzo della loro rivolta contro i Fratelli Musulmani con chiese e uffici bruciati e numerose vittime.

Conclusione

Il discorso sul futuro dei cittadini egiziani copti è diverso dal discorso  del resto dei cristiani  dell’Oriente per le seguenti ragioni:

 

• Essi godono dell’integrazione totale nella società  (98%)

• Formano il 31% del capitale nazionale, il 28% dei professionisti e il 40% della classe media

• Non sono classificati confessionalmente e non sono considerati alleati di forze politiche internazionali

• Le emigrazioni dei copti comprendono due fasi:

- La prima  risale agli anni 60 del secolo scorso. Molti uomini di affare e grandi proprietari sono emigrati  verso l’occidente e grande parte è tornata dopo l’apertura del 1975 come per esempio la familia di Sawirez, Abd El Nur e Kiriazi. Questi con altre 27 famiglie  copte hanno creato  più di 100 società importanti che giocano un grande ruolo nell’economia egiziana e le loro ricchezze costituiscono il 50% della borsa egiziana.

- La seconda risale  al 25 gennaio e alla presa del potere da parte dei Fratelli Musulmani.  Circa 80 mila copti sono emigrati verso la Giorgia e  la maggior parte sono tornati  dopo il 30 giugno.

- I cristiani emigrati  non emigrano per ottenere una certa stabilità, ma per cercare un tenore di vita migliore.

- La società civile copta rappresenta il 21% degli organismi non governativi e civili efficienti

- I cristiani egiziani tendono alla teologia della terra piuttosto che alla teologia  della dottrina e si riconoscono prima di tutto come copti e poi come dottrina ortodossa, cattolica o protestante.

Raccomandazioni

• Non sottomissione all’estero. La chiesa egiziana ha rifiutato nel corso della storia tutte le forme  di sottomissione e di protezione dall’estero e ciò le ha guadagnato  una dimensione nazionale  egiziana che ha contribuito alla sua conservazione come gerarchia e fedeli fino ad oggi.

• Rafforzare gli sforzi per la crescita dei progetti di sviluppo per evitare le emigrazioni  in cerca di un tenore di vita  migliore esponendosi a pericoli di morte, l’esempio più evidente è dato dai martiri della Libia

• Rifugiarsi nella legge  per ottenere i diritti dei cristiani egiziani  e non cadere in ciò che è noto come  sedute di riconciliazione convenzionale, private.  

 

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