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30 Aprile 2015 16:30 | Provincia di Bari - Sala Consigliare

Il cristianesimo orientale su un sentiero stretto


Sahak Mashalyan


Vescovo, Direttore delle Relazioni ecumeniche e interreligiose del Patriarcato Armeno di Istanbul

Cari partecipanti, padri e fratelli amatissimi in Cristo. È un grande privilegio prendere la parola in questa stimabile assemblea. Vorrei esprimere la mia sentita gratitudine alla Comunità di Sant'Egidio, al suo fondatore Andrea Riccardi e al presidente, prof. Marco Impagliazzo. Incontri di questo tipo ci ricordano le nostre radici comuni in Gesù Cristo e la nostra solidarietà ecumenica. A volte c'è ben poco da fare di fronte ai disastri, alle calamità e alle catastrofi che noi attraversiamo in Medio Oriente. Possiamo solo ritrovarci uniti per piangere e pregare insieme. Ci accingiamo a discutere e analizzare una tragedia quasi senza speranza, non diversamente dalle terribili tentazioni imposte a Giobbe da parte di Satana. Quando Giobbe interessò tre suoi amici:

“Nel frattempo tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. Partirono, ciascuno dalla sua contrada, Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita, e si accordarono per andare a condolersi con lui e a consolarlo. Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. Ognuno si stracciò le vesti e si cosparse il capo di polvere. Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore.” (Giobbe 2,11-13).

Ma sappiamo cosa è successo in seguito: “Dopo, Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno”. Sono sicuro che in questo incontro ci sono alcuni padri che hanno assistito a tragedie terribili e orribili crimini già commessi o in corso di perpetrazione ai danni della loro stessa gente che come Giobbe non può fare nulla se non maledire la sorte dei cristiani in Medio Oriente, in passato e oggi. Prima di ogni discorso, dobbiamo innalzare un grido tremante al cielo come il profeta Geremia che assisté alla distruzione del Tempio e all'esilio del suo popolo dopo sofferenze indicibili.

“La gioia si è spenta nei nostri cuori,
si è mutata in lutto la nostra danza.
È caduta la corona dalla nostra testa;
guai a noi, perché abbiamo peccato!
Per questo è diventato mesto il nostro cuore,
per tali cose si sono annebbiati i nostri occhi:
perché il monte di Sion è desolato;
le volpi vi scorrazzano.
Ma tu, Signore, rimani per sempre,
il tuo trono di generazione in generazione.
Perché ci vuoi dimenticare per sempre?
Ci vuoi abbandonare per lunghi giorni?
Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo; rinnova i nostri giorni come in antico,
poiché non ci hai rigettati per sempre,
né senza limite sei sdegnato contro di noi.” (Lamentazioni 5,15-22)

Ciò che sentirete dai partecipanti a questi due giorni consecutivi sarà principalmente questo tipo di lamento, ma non senza una giusta causa. Noi non siamo davvero felici. Per la cristianità orientale sta cominciando una notte buia, con un paio di deboli stelle di speranza nel cielo. Con il salmista ci poniamo la domanda senza tempo delle persone indifese:
“Alzo gli occhi verso i monti,
da dove mi verrà l'aiuto?” (Salmo 121,1)

Il cristianesimo ha un futuro in Medio Oriente? Sì, ovviamente! Ma come? Non lo so, come voi. Ogni notizia ci porta verso il pessimismo e anche noi, alziamo gli occhi verso i monti. E la nostra speranza cristiana fa eco dalle montagne:
“Il mio aiuto viene dal Signore,
che ha fatto cielo e terra.” (Salmo 121,2)
Naturalmente Dio ispira i suoi figli a radunarsi insieme per cercare soluzioni. Ci sono cose che spetta all'uomo compiere e altre che devono essere compiute da Dio. Molte conferenze e incontri locali e internazionali sono dedicati a questo argomento infuocato. Molti esperti competenti sul Medio Oriente hanno già fatto la diagnosi e offerto rimedi. Spero che in questo incontro sarà possibile gettare una nuova luce sulla questione. Purtroppo non ho risposte soddisfacenti ai problemi, ma piuttosto ho domande pesanti che affliggono il mio cuore e la mia anima.

Vengo dalla Turchia, dove cento anni fa il popolo cristiano armeno passò attraverso le stesse persecuzioni feroci, diaboliche e brutali che ora il cristianesimo orientale sta attraversando. Un centinaio di anni fa, la popolazione cristiana costituiva il 25%, ora lo 0,2 %, non più di 150.000 sono i cristiani che vivono in mezzo a una popolazione di 78 milioni. Non c'è alcun esempio che in un paese islamico la popolazione cristiana possa aumentare più di cinque decenni. Oppure sono io che non lo so. Se qualcuno mi potesse correggere, ne sarei contento. Un’oppressione sottile o aperta è sempre esistita nei paesi islamici e questo trend non sembra possa cambiare nel prossimo futuro. Se la Turchia, un paese musulmano con lo Stato più moderno e laico in Medio Oriente, mostra un tale trattamento verso i cristiani, allora qual è la speranza per gli altri stati islamici che stanno adottando una visione più radicale?

Sì, ho più domande che risposte e spero che alcune risposte positive possano giungere dagli illustri partecipanti. Per esempio:
Dopo la conquista islamica di terre cristiane si è avviata una continua discriminazione contro i cristiani, che di volta in volta assume forme più violente di sterminio che termina con pogrom cristiani, genocidio, esilio e emigrazione. C'è qualche segno che questo processo di annientamento si possa fermare prima di raggiungere il punto zero?
I cristiani possono godere di uguali diritti umani negli stati islamici in cui l'Islam è la religione di stato o la religione primaria dello Stato è l'Islam?
I cristiani abbandoneranno le loro politiche volontarie di controllo delle nascite e pianificheranno le loro famiglie con più di tre bambini in Medio Oriente?
Quando il mondo occidentale comincerà a rendersi conto e ascoltare la situazione di sofferenza delle comunità cristiane del Medio Oriente? Quante istituzione politiche sono affianco alla Comunità di Sant'Egidio nel sentire bruciare con urgenza la necessità di fare qualcosa subito, ora?

Quando la sinistra politica in Occidente arriverà a riconoscere che il cristianesimo è oggi la religione più perseguitata del mondo e non uno strumento nelle mani dell'imperialismo?
C'è qualche possibilità che la diminuzione dei cristiani sarà notata dai responsabili politici degli Stati Uniti?
C'è una qualche seria preoccupazione per le antiche chiese del Medio Oriente (orientale ortodossa, armena, caldea, maronita, copta, assira) che sono teologicamente e culturalmente estranee a molti europei e americani cattolici ed evangelici?
Possono i politici occidentali esigere ciò che i musulmani che vivono in Occidente esigono per se stessi - e ricevono - a titolo di diritti e protezioni legali che dovrebbero essere pronti a concedere ai cristiani che vivono in paesi a maggioranza musulmana?
È possibile convincere la maggioranza islamica che se i cristiani vanno via, essi non potranno godere di una vita migliore sotto il dominio dell'Islam militante e radicale?

Questo genere di domande e altre presumo saranno studiate e illuminate dagli illustri partecipanti. Giobbe e i suoi tre amici iniziarono un lungo discorso tra di loro e posero domande incredibili a Dio. La loro discussione intensa e coraggiosa trasferì Dio nel loro dialogo e Dio ha partecipato alla loro conversazione e ha dato le sue risposte. Che sia la stessa cosa per la nostra riunione secondo le grandi promesse del Signore Gesù Cristo “Ogni volta che due o tre di voi si riuniranno nel mio nome io sarò in mezzo a voi”. Ascoltiamo la sua consolazione, come il profeta Geremia udì la voce del Signore, dopo i disastri orribili:
“Dice il Signore:
Trattieni la voce dal pianto,
i tuoi occhi dal versare lacrime,
perché c'è un compenso per le tue pene;
essi torneranno dal paese nemico.
C'è una speranza per la tua discendenza:
i tuoi figli ritorneranno entro i loro confini”. (Geremia 31,16-17)

Questo incontro non potrà cambiare molte cose nella realtà, ma ispirerà un vento di coraggio per i nostri fragili cuori che sarà scritto in cielo come segno di amore cristiano e verrà registrato nel libro della vita per conto della Comunità di Sant'Egidio e dei loro sinceri membri come un lavoro buono fatto per amore di Cristo.
“In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.” (Matteo 25:40)
 E noi confesseremo dinanzi al trono del Signore, giusto giudice, che la Comunità di Sant'Egidio ha fatto del suo meglio preparando una tavola di amore per gli ultimi dei suoi fratelli cristiani, una tavola alla quale noi siamo accorsi assieme e abbiamo condiviso un momento di amore cristiano e di pace e abbiamo riscaldato i nostri cuori con la speranza di continuare il nostro pellegrinaggio terreno.
Grazie

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