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7 Settembre 2015 09:30 | Hotel Rogner

Intervento di Abraham Skorka Rettore Seminario Rabbinico Latinoamericano "Marshall T.Meyer", Argentina



Abraham Skorka


Rettore Seminario Rabbinico Marshall T.Meyer, Argentina

Uno dei racconti più significativi della Bibbia ebraica è senza dubbio quello sul diluvio e Noè. Dio è – per così dire – pieno d’ira verso gli atti che Egli vede compiuti dagli esseri umani. Il comportamento di gran parte dell’umanità è sommariamente descritto come illecito e corrotto (Gen. 6,11). Nella terminologia rabbinica,Yetzer HaRa, l’istinto verso l’ambizione, il controllo, la dominazione, prevale su Yetzer HaTov, l’istinto che induce gli esseri umani a fare il bene. Yetzer HaRa deve essere dominato per servire Yetzer HaTove non per schiavizzarlo, come usano spiegare I rabbini .
Il Creatore si pente del suo atto di creazione (Gen. 6,6). E’ illustrato come colui che decide di porre fine a ogni presenza biologica sulla terra,ordinando un terribile diluvio. Ma c’è una persona diversa dalle altre, ed è per riguardo a costui che Egli salva un resto dell’umanità e una coppia di ogni specie biologica. Dio sceglie di concedere un’altra opportunità. Noè, discendente di Adamo, sarà il fondatore di un’umanità rinnovata.
E’ facile immaginare l’impatto della catastrofe del diluvio sulle menti dei sopravvissuti. La prospettiva di una vita, vissuta dagli esseri umani, caratterizzata dal timore di una nuova decisione di Dio di distruggere la Terra, ha indotto Dio a istituire una nuova alleanza con l’umanità. I primi 17 versetti del nono capitolo del libro della Genesi illustrano il patto tra il Creatore e l’umanità rinnovata, così come aveva fatto con Adamo ed Eva subito dopo la Creazione, non attraverso una alleanza esplicita ma attraverso una benedizione (Gen. 1,28) . Molti degli elementi che caratterizzano la benedizione ordinaria di Dio all’intero Cosmo, che include Adamo ed Eva, sono ripetuti in questa successiva alleanza con Noè. La novità è l’apparire della promessa di Dio di non distruggere nuovamente buona parte dell’umanità. Di lì in poi, la presenza dell’arcobaleno ricorderà a tutti questo impegno divino in favore di tutte le creature umane, appartenenti a Dio. 
Ma dietro la promessa di Dio all’umanità - di non distruggere la Terra con un diluvio annientatore - si può scorgere – specialmente dopo lo sviluppo degli ordigni atomici con il loro immenso potere distruttivo -l’implicito ammonimento di Dio all’umanità: se ci sarà un’altra distruzione del mondo, essa avverrà per mano dell’uomo.
Questo racconto presenta due elementi che trascendono dalla condizione religiosa o dalla fede dei lettori. Il primo è l’imperativo posto alla coscienza collettiva dell’umanità di prendersi cura della Natura, dimora planetaria delle specie umane. Le persone vengono alla luce portando con sé il diritto a vivere con dignità su questo pianeta. Nonostante le sofferenze e le ingiustizie sopportate dagli individui, nessuno può deprivare di questo diritto le generazioni future.
Il secondo elemento trascendente è quello dell’alleanza. In assenza di un impegno forte e chiaro, di un patto umano fatto proprio da tutte le nazioni e i popoli, l’umanità vivrà sotto la minaccia di una rovinosa devastazione. Si tratta di una minaccia avveratasi in passato, in occasione di diverse crisi, come quando migliaia di missili con testate nucleari vennero posizionati per provocare una distruzione dagli effetti incalcolabili.
In assenza di un patto sociale, è impossibile istituire una società civilizzata. Da Platone a Rousseau, molti pensatori hanno riconosciuto in modi diversi il ruolo cardine del contratto sociale che si qualifica come uno strumento decisivo per la formazione di una società civilizzata. Epicuro, Cicerone, Hobbes e Locke, ad esempio, hanno dato vita, ciascuno secondo la propria prospettiva, a teorie circa il bisogno ineludibile di un contratto sociale per poter istituire una società, nazione, umanità, civilizzata.
Il concetto dell’alleanza è centrale nella letteratura biblica. L’intero libro della Genesi può essere considerato una descrizione degli sforzi divini di allearsi con gli esseri umani, di stabilire un rapporto caratterizzato da mutuo benefici e obblighi. Le regole basilari del rapporto primordiale tra Dio e gli esseri umani comprendevano il comandamento di curare e coltivare il Giardino dell’Eden (Gen. 2,15), habitat naturale e benedetto preparato da Dio per Adamo e la sua famiglia. Una sola cosa gli era proibita: mangiare del frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male (Gen. 2,17; 3,2,11). Nel racconto biblico il serpente induce la prima coppia umana, a non osservare quel divieto affermando in modo esplicito “diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen. 3,5)
La seconda alleanza con Noè venne rotta dal paese più tecnologicamente sviluppato del tempo: Babele. Tentarono di raggiungere Dio (o le altezze divine) attraverso la loro tecnologia. Utilizzarono elementi naturali per sfidare la sovranità del Creatore. Il costo in vite umane e in lavoro non era un ostacolo per coloro che si erano prefissi di raggiungere una statura divina.  Commentando questi versi biblici (Gen. 10,8-10), i nostri saggi rabbini insegnarono che il re di Babele –Nimrod - era un dittatore che impose la sua volontà egoista al popolo. Un solo uomo trascinò una intera società a illudersi di poter sfidare Dio, deprivando di significato le loro vite di creature umane.
Il terzo tentativo di Dio di allearsi con gli esseri umani fu con Abramo. Secondo i rabbini “Attraverso dieci prove il nostro padre Abramo fu testato e lui passò ognuna di quelle prove” , pertanto egli fu vittorioso nel trasmettere alla sua discendenza l’impegno e il messaggio del vivere in alleanza con il Santo.
Il rapporto pattizio, che Dio cerca con gli esseri umani, ha due obiettivi. Dal lato divino, impegna Dio ad essere solidale con l’esistenza umana. Dal lato umano, stabilisce limiti alle coscienze mortali. Vivere nell’alleanza comporta diritti e obblighi da parte di tutte la parti alleate. Dio promette che non distruggerà il mondo ma esige un comportamento morale da parte dell’umanità. Da parte loro gli esseri umani debbono anche promettere di non distruggere il mondo, attraverso la perdita di controllo delle loro ambizioni e voluttà.
La promessa di Dio, di essere solidale con l’umanità, coinvolge la fede personale di ognuno. Ma la seconda promessa umana è un imperativo e una necessità per la continuità della vita dell’uomo sulla Terra. Accettare che vengano posti dei limiti, per tenere sotto controllo le potenzialità distruttive della psiche umana, è una necessità vitale, decisiva per poter garantire la continuazione dell’esistenza umana.
Nella sua ultima lezione al popolo di Israele, Mosé espresse la duplice finalità dell’alleanza, affermando :
 “Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza”
Nel contesto di questo versetto, scegliere la vita equivale a tenere presente Dio nelle attività umane. Ma scegliere la vita va anche inteso come il superamento degli impulsi distruttivi di ciascun individuo che caratterizzano la condizione umana. La lotta per controllare YetzerHaRa, l’istinto per il potere e l’aggressione, è un aspetto essenziale della fede biblica in Dio che chiede Giustizia e Misericordia. Pertanto, accettare di essere parte dell’alleanza vuole dire lottare per introdurre dei limiti al proprio comportamento personale e sociale.   
Freud conclude il suo famoso articolo “Il disagio della civiltà” (1929), analizzando in modo drammatico questa lotta considerata come decisiva per il futuro dell’umanità in un mondo tecnologico altamente sviluppato.  Ha scritto :   
Il destino delle specie umane a mio avviso, dipende da quanto e in che misura lo sviluppo culturale può avere successo nel governare la minaccia alla vita sociale provocata dall’istinto umano all’aggressione e all’autodistruzione. A tale riguardo, il tempo presente meriterebbe un interesse speciale. Infatti gli uomini hanno preso il controllo sulle forze della natura a tal punto che, servendosi di esse, sarebbe facile sterminarsi a vicenda fino all’ultimo uomo. Ne sono coscienti, e ciò spiega larga parte della loro attuale inquietudine, della loro infelicità e dell’ansia che si portano dentro. Ora ci si aspetta che l’altra delle due “Potenze Celesti”, l’eterno Eros, faccia lo sforzo di affermarsi nella lotta contro il suo ugualmente immortale avversario[Thanatos] . Ma chi è in grado di prevedere il grado di successo o i risultati di tale sforzo?[Lafrase finale fu aggiunta nel 1931- quando la minaccia hitleriana si stava già palesando]

Laudato si´, la più recente enciclica di Papa Francesco tratta della versione post-moderna di questa drammatica sfida con cui oggi si raffronta l’umanità. Il mondo è caratterizzato da un consumismo indiscriminato e selvaggio che minaccia di distruggere l’ambiente. L’enciclica non dice esplicitamente che oggi esistono leader idoli a se stessi, che stanno trascinando la gente verso la distruzione.Tuttavia afferma chiaramente che l’individuo post-moderno soffre per l’indifferenza, e per la mancanza di un impegno autentico a tener fede all’alleanza con Dio. Richiama la nostra attenzione verso il pericolo di una catastrofe globale come conseguenza da un lato della distruzione dell’ambiente, dall’altro della fame e della povertà estrema. Ci rammenta dei paradigmi che hanno alimentato fini distruttivi nelle menti dei dittatori del secolo passato, alcuni dei quali sembrano riapparire nei leader di oggi.
Interessante è la comparazione della citazione di Freud di cui sopra con le seguenti parole di Francesco in LaudatoSi’:
161. Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni. L’attenuazione degli effetti dell’attuale squilibrio dipende da ciò che facciamo ora, soprattutto se pensiamo alla responsabilità che ci attribuiranno coloro che dovranno sopportare le peggiori conseguenze
Una nuova alleanza tra l’Umanità e l’Ambiente è necessaria per il nostro tempo. Allo stesso modo, ciò si dovrà riflettere in una nuova alleanza che unisca persone, popoli e nazioni, con il fine di sradicare l’arroganza e la sete di dominazione presente nei nostri comportamenti verso l’altro. Affinché entrambe le attitudini convergano, è necessaria la (ri)scoperta di Dio da parte degli esseri umani. Parafrasando Freud, Eros [l’amore] deve dominare Thanatos [la morte]. L’Umanità ha bisogno di riscoprire se stessa nel suo bisogno di una profonda “relazione-alleanza”.
 

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