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8 Settembre 2015 09:30 | Hotel Rogner

Intervento di Venance Konan



Venance Konan


Scrittore, "Fraternité Matin", Costa d'Avorio

Per tentare di comprendere il mondo a partire dalla periferia partiremo dalla storia delle amnesie o anche delle assenze che hanno fatto di una parte di questo modo il centro, attorno al quale gravitano e ancora continuano a gravitare popoli, nazioni, donne ed uomini. Noi intendiamo per amnesia e assenza il fatto che la storia dell'umanità, non diremo la storia ufficiale ma quella che è comunemente considerata come essere la grande storia, mette ai margini le storie di diversi popoli e civiltà per privilegiare soltanto alcune storie. Tra quelle che si chiamano normalmente le grandi civiltà, si può citare la Grecia di Socrate che avrebbe permesso l'emersione dei grandi concetti della civiltà mondiale. Così, il centro era allora la città ellenica, il pensiero allora parlava greco. Tutto intorno, nella periferia, nelle regioni vicine e oltre i confini, in breve, in quello che potrebbe essere considerato come i faubourgs, le periferie, sono state confinate delle civiltà percepite come ai margini della Civiltà, raggruppate sotto la definizione di barbari: l'India, la Cina, l'Africa, l'Oriente e anche il resto d'Europa (l’America era allora sconosciuta da questo centro). Ma anche all'interno di queste stesse civiltà c'è stato, ieri come oggi, un centro rappresentato dai governanti e una periferia simboliizzata dei governati. Oggi, parlando in maniera schematica, la periferia è l'Africa, una parte dell'Asia, una parte dell'America Latina, alcuni paesi del Medioriente, in rapporto al loro peso sulla scena internazionale; il centro è il Consiglio di Sicurezza, al quale si possono aggiungere il Giappone, la Corea e qualche altro paese emergente. Allora, come possiamo noi capire il mondo e coglierne le sottigliezze partendo da quella che può essere considerata la sua periferia?
La comunità universale.
Il pensatore tedesco Husserl scriveva ne La crisi dell'umanità europea e la filosofia: “L'umanità come unica strada che abbraccia uomini e popoli è legata soltanto da tratti spirituali, perché raccoglie una moltitudine di tipi di umanità e di culture, le quali attraverso transizioni insensibili si fondano le une sulle altre. Si potrebbe dire: un mare di cui gli uomini e i popoli sarebbero le onde”. Questa preoccupazione di universalismo, senza rifiutare l’alterità riconosciuta e ammessa, ha lo scopo di mettere insieme "centro" e "periferia", in un universo ricco di differenze e formato dalla mediazione delle diverse culture. Senza sacrificare o negare una parte di questo universale.
In Africa, come d'altra parte preso tutti i popoli a cui si è negato di aver anch'essi partecipato alla costruzione della grande storia dell'umanità, ci sono stati periodi di gloria e di decadenza. L'Egitto è stato il centro del sapere e i pensatori greci, di cui si dice che avrebbero inventato il pensiero filosofico e il ragionamento, ne avevano fatto il loro luogo di pellegrinaggio favorito. In seguito la scelta della trasmissione cabalistica del sapere fatta del paese dei faraoni e la volontà di affrancarsi da parte dei pescatori greci ha fatto della Grecia non più una periferia è una zona secondaria ma un centro.  Prima di diventare oggi quel paese in fallimento che gli altri membri dell'Unione Europea rimproverano.    La vita dei popoli del mondo non è mai stata fissata o fusa in bronzo.  I popoli, anche quelli considerati paesi di seconda fascia e dunque di periferia, hanno sempre avuto delle interazioni con le nazioni che governano il mondo.  La comprensione del mondo deve dunque essere impostata in una visione globale, nella quale tutti hanno il loro posto nel grande insieme che è il mondo.  Il rapporto centro periferia è anche suscettibile di evoluzione, in funzione dei giochi di influenza e del contesto socio politico.  Ad esempio oggi si pone sempre più il problema dei paesi emergenti e la complessità del mondo fa sì che per comprenderlo è necessario confrontare delle griglie di lettura geopolitiche geoeconomiche geoculturali e geoambientali per non fare una lettura erronea.
Le specificità della periferia
Le particolarità della periferia che, in generale, è più importante come numero rispetto al centro, possono permettere di rendere il mondo più equo e conforme agli ideali di giustizia e di pace desiderati. Oggi la periferia è costituita in generale da regioni dipendenti con un livello di vita debole, quando il centro rappresenta una regione forte, un polo di decisioni e di comandi con un livello di vita elevato.
Ma se tutti si impegnano  ad analizzare le difficoltà con le quali si confrontano queste parti del mondo e poi si impegnano a risolvere quei problemi ci sono grandi possibilità che si giunga a una percezione meno fittizia del mondo.  Capire il mondo a partire dalla periferia significa ammettere che senza la periferia non c'è centro,  non c'è mondo che valga perché ciascuno si colloca sulla scala dei valori e degli onori in rapporto all'altro.  Così se c'è un centro questo centro non è centro che in rapporto a una periferia.
Cosa ci dice dunque la periferia?
La periferia ci informa che questo mondo non può più andare avanti se gli uni e gli altri sono tiepidi o indifferenti di fronte ai problemi dell'altro.  Oggi il problema del riscaldamento climatico ad esempio tocca duramente l'Africa ( siccità cambiamento climatico riduzione della produttività agricola eccetera)  mentre l'Africa è il continente che meno inquina l'ambiente e meno preparato a far fronte alle conseguenze drammatiche delle perturbazioni legate al clima.  Un altro fatto, il terrorismo, che viene generalmente dalla periferia, oggi, colpisce indifferentemente grandi e piccoli, centro e periferia, mostrandoci bene che questo mondo è divenuto un villaggio planetario e che la stratificazione della società non è in grado di facilitare la sua comprensione o piuttosto la sua direzione.  Noi assistiamo anche da qualche tempo al fenomeno dell'emigrazione di persone che vengono dalle periferie in direzione del centro, che è diventato un vero rompicapo per tutta l'Europa.
Dunque la comprensione del mondo in rapporto alla periferia ci mette di fronte a un certo numero di problemi la cui soluzione potrebbe facilitare la comprensione che abbiamo del mondo rendendolo migliore.

Conclusione
Se noi prendiamo l'immagine di un vaso, noi diremo che quel che permette a questo vaso di contenere dell'acqua è certamente il suo vuoto interiore e senza questa cavità, che non rappresenta apparentemente nulla, non ci potrebbe essere l'acqua.  Allo stesso modo,  senza la massa dei paesi poveri, grandi produttori di materie prime, ma anche grandi consumatori quando gli si mette insieme dei prodotti del centro, e tuttavia paesi periferici, la dinamica del commercio e degli affari ne soffrirebbe.  Comprendere il mondo a partire dalla periferia può essere una sfida  da assumere se si vuole avere una vista panoramica sia sulla periferia sia sul centro.  Le nozioni nord-sud, l'opposizione centro-periferia non ci sembrano più sufficienti o adatte oggi per capire l'organizzazione del mondo, un mondo diventato multipolare malgrado il fatto che le sue frontiere esistano sempre e siano oggetto di dispute e talvolta di conflitti.
L'esempio tipico degli antagonismi attorno alla bomba atomica, come attorno ad altri tipi di armi, è rivelatore del fatto che, sempre di più, le grandi potenze devono affrontare una concorrenza feroce. I mezzi di comunicazione, di telecomunicazione, la mondializzazione dell'economia, hanno anche loro tendenza a uniformare le culture, anche se delle risorgenze di nazionalismo si manifestano qui e là.
Per terminare, diremo che per comprendere il mondo, la periferia, come noi l'abbiamo definita, può fornire degli elementi di chiarezza.  Ma questa periferia è essa stessa in un insieme ed essa si rapporta sempre più al centro, percepito come il luogo delle grandi decisioni che impegna il mondo della sua diversità.
 

#peaceispossible
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