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Napoli (Italia): La Comunità di Sant'Egidio celebra il 41° anniversario


 
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Napoli (Italia): La Comunità di Sant'Egidio celebra il 41° anniversario

Nella Basilica di San Lorenzo Maggiore, l’11 giugno, è stato celebrato il 41° anniversario della Comunità di Sant’Egidio con una Liturgia eucaristica presieduta dal cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli. La chiesa era gremita di amici e sostenitori della Comunità. Numerosi anche i preti che hanno concelebrato la liturgia, mentre tra le autorità erano presenti il prefetto Alessandro Pansa, il questore Santi Giuffré, e il presidente della Corte d’Appello Luigi Martone.

Nell’omelia, il cardinale Sepe ha ricordato che «nei quartieri problematici, tra le persone bisognose, laddove la condivisione sembra più difficile, la Comunità di Sant’Egidio ha dato testimonianza che la pace è possibile e che per i poveri va messa in campo ogni energia per offrire solidarietà, accoglienza e protezione».

«Ecco la vostra missione – ha concluso il Cardinale - aiutare i poveri tra i poveri. Ecco quello che fate qui a Napoli, offrendo speranza e aprendovi all’incontro e alla collaborazione».

Omelia del Cardinale Crescenzio Sepe

Carissimi amici,
siamo riuniti in tanti per celebrare i 41 anni di vita della Comunità di Sant’Egidio. Saluto con affetto tutti voi assieme ai rappresentanti delle istituzioni, gli amici, i sostenitori, i fratelli delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni qui convenuti. Ci rivediamo dopo tanti incontri nel corso dell’anno in diversi luoghi difficili della nostra diocesi dove svolgete la vostra azioni pastorale. Sono i tanti quartieri problematici dove incontrate tante condizioni di vita così dure, tante categorie di persone bisognose, dove coesistono tanti aspetti della condizione umana così complessi e delicati, così difficili. E’ in questi luoghi soprattutto che Cristo si deve incarnare, che la Chiesa deve proclamare il suo Vangelo perchè in questi luoghi si sente più acuto il bisogno di stare con le persone, di conoscerne i dolori e le sofferenze e deve mostrare il volto compassionevole di Cristo Signore. Possiamo partire dalle Letture che abbiamo ascoltato in questa celebrazione eucaristica. Oggi la Chiesa celebra la festa di S. Barnaba, è proprio questa figura così speciale, questo apostolo, uno dei primissimi apostoli assieme a Paolo, che ci può illuminare su quale deve essere anche il nostro cammino.

A volte si pensa che certi incontri sono frutto di un caso, di un determinismo per cui non si sa perchè le cose avvengono, e se all’occhio esterno tutto questo può sembrare esatto, di fatto non c’è incontro, non c’è situazione nella quale non possiamo leggere la provvidenza di Dio che ci fa incontrare e che ci fa capire tante cose.
Così l’incontro con Sant’Egidio. Voi sapete che Sant’ Egidio non è il vostro fondatore, Sant’Egidio era un monaco vissuto tanti secoli fa mentre io ho conosciuto la Comunità di Sant’Egidio non molti secoli fa perchè non eravate nati ancora! Vi ho conosciuto a Trastevere dove c’è la chiesetta dedicata a Sant’Egidio che dà il nome alla Comunità.
Egidio è una figura emblematica, come tutti i monaci si dedica alla preghiera e la preghiera costituisce il pilastro fondamentale della spiritualità e del carisma della Comunità di Sant’Egidio, la preghiera è il pilastro. Sant’Egidio è un monaco che veniva dall’Oriente e poi venne in Francia e lì concluse la sua vita.
Lì fece anche molti discepoli. Anche questo è emblematico, questo legame tra le chiese: la chiesa occidentale latina, in Francia, dove lui ha operato, e la chiesa orientale da cui lui proviene, quella greca. E questa è anche una caratteristica del vostro essere, della vostra attività all’interno della nostra Chiesa: vocazione al dialogo, dialogo ecumenico, dialogo interreligioso perché per voi la preghiera si caratterizza soprattutto come preghiera di pace, per la pace.
Ricordo quanto è avvenuto nell’ottobre del 2007 qui a Napoli con la venuta del Santo Padre Benedetto XVI, nell’incontro di Preghiera per la Pace, organizzato dalla Comunità e dalla Diocesi. Dobbiamo sempre pensare che non esiste azione, attività che deve essere veramente ecclesiale se questa attività non ha la sua sorgente, non ha la sua anima nella preghiera. Preghiera per la pace, preghiera ecumenica.
Ma c’è anche un altro aspetto così importante per voi: l’amore per i poveri. Ritornando sempre all’immagine di Sant’Egidio, la leggenda racconta che lui difese questa cerva che era stata ferita durante una battuta di caccia da un re. Dietro questa leggenda c’è una verità, una verità umana: Egidio era difensore dei deboli. Lui stesso rimase ferito per proteggere la cerva e dopo la sua morte fu considerato un vero e proprio taumaturgo. Siete amici dei poveri perchè il povero è Cristo: poveri come amici, poveri come parte del nostro essere cristiani, come facenti parte della nostra famiglia cristiana, poveri che sono madri, fratelli, figli e per i poveri noi mettiamo in campo tutta la nostra energia sociale e cristiana cioè difesa e solidarietà, accoglienza e protezione. E’ questo quello che ci ha insegnato Cristo, è questo quello che vuole la chiesa, che non deve mai pensare, pretendere di risolvere i problemi, quei problemi che non sono direttamente riconducibili a lei. La chiesa non ha potere, la chiesa non ha risorse per raccogliere tutti i bisogni che ci sono qui nelle nostre città, nelle nostre province, nella nostra regione. Ma la chiesa non può non dimostrarsi come erede, a volte come madre dolorosa perchè porta nel cuore tutte queste sofferenze, perchè non può non ascoltare tutte le grida di sofferenza che vengono da questi nostri fratelli e sorelle indigenti perchè non può non asciugare le lacrime di tanti suoi figli, di tutti i suoi figli a qualsiasi categoria appartengono, da qualsiasi nazione vengano, di qualsiasi credo religioso siano figli. Quindi non possiamo non accogliere le tante difficoltà di tanti fratelli che vivono in situazioni particolarmente difficili cercando di aiutarli con questa cosiddetta “banca dei poveri”, ma Sant’Egidio ci ricorda che nella nostra terra, nella nostra città tutti noi dobbiamo imparare ad essere una comunità umana, una comunità come un corpo, un corpo che ha alcune parti malate e proprio perchè in questo corpo c’è una parte malata è chiaro che noi dobbiamo lasciare tutto per guarire, per occuparci, per preoccuparci di guarire la parte malata.
Più si è malati, più c’è bisogno di cure e non se la devono prendere a male le parti che stanno bene perchè quando abbiamo guarito la parte malata, è chiaro che sarà poi tutto il corpo a sentirne i benefici, a vivere bene. Allora nella festa che ci presenta l’apostolo Barnaba, ricordiamo come allora la Chiesa si incamminava, faceva i primi passi lì ad Antiochia con Paolo e Barnaba. Ed è lì che fu dato questo nome: i discepoli di Cristo furono chiamati per la prima volta cristiani, nome dolce e soave, nome di cui ci vantiamo, di cui siamo fieri, nome per cui ci inginocchiamo volendo dare gloria a Cristo che si è fatto uno di noi ed è venuto a portarci la sua salvezza. La Chiesa nascente come missionaria. Missionari sono stati Paolo e Barnaba. La chiesa ha la missione nel suo DNA, nella sua stessa costituzione, perchè la chiesa che non è missionaria non è più chiesa, e allora non è più una chiesa di Cristo ed è per questo che bisogna, come è nella spiritualità della Comunità di Sant’Egidio, aprirsi. Missionarietà significa aprirsi, significa incontro, significa collaborazione, andare e cercare insieme di collaborare per la realizzazione di quei valori umani, civili, sociali e religiosi. E così insieme alla Comunità anche la nostra Chiesa di Napoli è andata a Mosca, è andata a Costantinopoli, poi a Cipro e chissà dove altro andrà!! Vedremo…. La chiesa deve muoversi, andare per annunciare Cristo, per portare il Vangelo di salvezza, perchè il dono della fede che abbiamo ricevuto non è per noi stessi, ma è perchè noi possiamo andare e portare frutto, perchè noi possiamo annunziare Cristo in ogni momento ed in ogni luogo. Comunicare Cristo, comunicare il Vangelo tutto intero, da laici. E questa è la vostra spiritualità cari amici di Sant’Egidio e allora bisogna andare per guarire, andare per sanare, si andare per fare miracoli, per fare risuscitare i morti.
Come sarebbe bello se con il tocco della mano potremmo resuscitare i morti. Questo pure è possibile, mi piace vedere i miracoli che voi di Sant’Egidio fate. Ancora oggi si risuscitano i morti. Come? Pensate ad esempio a questo progetto, il proteggo DREAM per la cura dell’AIDS in Africa. Quanti morti, quanti moribondi lì in Africa vengono salvati attraverso la cura e la preoccupazione gratuita di questi nostri fratelli che lavorano in questo continente così difficile. Dare gratuitamente perchè gratuitamente abbiamo ricevuto. E’ il valore della gratuità, in un mondo in cui tutto si vende e tutto si compra e sembra che l’unico valore è la bilancia. Tu vali per quello che pesi, per quello che riesci a dare e a ricevere, per quello che riesci a vendere o a comprare. Ed invece date, date gratuitamente, questo è l’insegnamento di Cristo. E mi piace ricordare il premio prestigioso che ha ricevuto il prof. Andrea Riccardi, il premio Carlo Magno, riconoscimento ricevuto perchè si impegna con tutto se stesso per alleviare le tante sofferenze, le tante difficoltà del mondo. Discepoli di Cristo povero ed umili, discepoli di Cristo liberi, liberi di andare per il mondo senza portare niente, nè oro nè argento, senza mettere nelle nostre bisacce nient’altro che la nostra umiltà, la nostra povertà, il nostro amore per i fratelli. Ma è la libertà e la povertà che ci fa discepoli di Cristo come Barnaba.
E allora cari amici andate qui a Napoli, andate nel mondo, andate e costruite la pace in questa nostra città. Diffondete la pace intorno a voi, andate e siate operatori di pace, fate sì che Napoli sia la città di tutti, la città per tutti e che non si ripetano più questi gravi episodi come quello avvenuto nel quartiere Ponticelli, come l’episodio di Violetta e Cristina morte nell’indifferenze, dove si è dovuti intervenire per scuotere, per evitare questo pericolo di disumanizzazione anche della nostra gente. Dobiamo evitare ogni tentativo di razzismo e di indifferenza, ricorrendo a questa emergenza morale perchè tutti sappiano vivere il grande valore della carità, della solidarietà, della compassione, dell’umanità. Facciamo sì tutti che questa città, questa diocesi, questo territorio siano segni della pace che il Signore ci dona, che tutti riconoscano di essere visitati dal Signore perchè il Signore è la nostra pace.
Cari amici di Sant’Egidio con questa preoccupazione che credo sia anche la vostra, voglio augurarvi di proseguire sempre nel vostro lavoro, di continuare ad arricchire questa nostra città con il vostro contributo di fede e di impegno. Sant’Egidio è un dono per la Chiesa e per questa nostra città. Questo nostro ritrovarci qui questa sera in questa chiesa sia un rendimento di grazie a Dio ed una preghiera perchè il Signore protegga voi, protegga tutti noi da ogni male e ci conservi sempre nel suo santo servizio. “A Maronna c’accumpagne!”

 


 



 

 

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